L’AQUILA – “La Regione – accusa il segretario della Flai Cgil dell’Aquila, Luigi Fiammata – non pensa in alcun modo a un piano che valorizzi il Vivaio regionale “Mammarella”. Questa struttura e le altre corrispondenti sparse per la provincia dell’Aquila e l’intero Abruzzo sono abbandonate a uno stato indecoroso. Inoltre, se ne frega della precarietà di vita delle persone lì occupate, e anzi sembra quasi praticare nei loro confronti una raffinata forma di tortura, poiché, per oscure procedure burocratiche, i lavoratori del vivaio percepiscono il loro stipendio anche con un anno di ritardo”.
Fiammata prosegue: “Il fatto che siano in pochi non può essere un alibi per nessuno. Sono lavoratori come gli altri – aggiunge – stessi doveri, ma anche stessi diritti. Da ultimo la Regione pensa di dimezzare drasticamente la dotazione finanziaria per questo settore, portandola a soli 200 mila euro l’anno. Un caso unico di struttura regionale in cui alle spese corrispondono esattamente gli introiti”.
Il vivaio dell’Aquila occupa attualmente cinque persone in tutto, assunte con contratti a termine successivi da oltre dieci anni. Lavora in un regime di convenzione tra le Regione Abruzzo e il Corpo forestale dello Stato, portando alla regione introiti per 200 mila euro annui, iscritti a bilancio.
Il segretario della Flai Cgil afferma: “Il sistema regionale dei vivai potrebbe fare molto per l’Abruzzo. Dalla conservazione delle essenze autoctone – snocciola – al rimboschimento, al verde urbano, entrando anche in rapporto con altri soggetti dalle competenze affini, dal sistema dei Parchi, a quello delle Foreste Demaniali. Ma la volontà riformatrice della Regione è del tutto assente. D’altra parte, l’assessore Febbo, ormai dal suo insediamento, sfugge a qualsiasi confronto su questo e su altri temi tra quelli che le organizzazioni sindacali hanno posto alla sua attenzione”.
“Ci chiediamo – conclude Fiammata – fin dove debba giungere la disperazione delle famiglie dei lavoratori, che lavorano senza stipendio, in una struttura pubblica. Una vergogna infamante che va cancellata al più presto”.





