CEPAGATTI – Prosegue il presidio permanente all’esterno della Riello, importante stabilimento di caldaie, di Villanova di Cepagatti, vicino Pescara, che la proprietà ha deciso di chiudere, lasciando a casa i lavoratori. Dopo la decisione, sindacati sono scesi in campo a difesa delle maestranze. L’azienda che fa parte del gruppo Carierr, ha deciso di delocalizzare la produzione negli stabilimenti nel nord Italia e in Polonia.
I vertici affermano espressamente che vogliono ridurre il costo del lavoro pur in presenza di un’azienda sana e le maestranze sono a rischio per la decisione aziendale di spostare altrove la produzione dello stabilimento di Villanova. Una realtà che fattura milioni, quest’anno siamo già a 12 milioni e con un trend in crescita, che ad agosto aveva l’80 per cento della produzione dell’anno precedente già evasa. Non è dunque una crisi aziendale: dopo l’estate 49 interinali sono stati mandati a casa e la stessa sorte fra 75 giorni la subiranno altri 71 dipendenti.
“Subito un tavolo nazionale per affrontare con decisione la vertenza Riello”. È la richiesta che l’assessore regionale alle Politiche del Lavoro, Pietro Quaresimale, ha inviato ai ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro dopo l’annuncio dell’azienda di voler chiudere lo stabilimento di Cepagatti: “Ci opporremo con forza a qualsiasi soluzione di delocalizzazione dello stabilimento di Cepagatti – ha aggiunto l’assessore – perché questa soluzione penalizza solo i lavoratori abruzzesi che in tutti questi anni di attività hanno mostrato serietà e professionalità portando gli indici di produttività del sito industriale a livelli ottimali”.
“È il caso di sottolineare – scrive l’assessore ai ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro – che durante un colloquio informale che ho avuto nei giorni scorsi con i vertici della Riello la decisione della chiusura dello stabilimento di Cepagatti non sia legata a problematiche di carattere finanziario/produttive dello stabilimento stesso, ma ad un nuovo assetto produttivo e organizzativo del Gruppo. Questa decisione va a colpire i lavoratori di uno stabilimento modello che si è contraddistinto per indici di produttività all’interno dell’organizzazione industriale del Gruppo”.
Secondo quanto illustrato dai vertici Riello all’assessore Quaresimale la chiusura dello stabilimento di Cepagatti, dove la Società produce e commercializza caldaie modulari a combustibile tradizionale e scambiatori di calore ed acciaio, è dovuta, a detta della stessa, alle strutture produttive fortemente impattate dalle modifiche normative e tecnologiche con il conseguente trasferimento della produzione negli stabilimenti di Legnago (VR), Volpago del Montello (TV) ed esteri (Torun in Polonia).
“Nel corso dell’incontro – ha sottolineato Quaresimale – ho ribadito ai rappresentanti della Società la massima contrarietà alla chiusura dello stabilimento di Cepagatti, invitandoli a rivedere le proprie strategie aziendali, anche rispetto ad una responsabilità sociale verso un territorio e una regione dove hanno operato per tanti anni e nei confronti dei tanti lavoratori, che, alla pari degli altri stabilimenti produttivi, hanno sicuramente contribuito alla crescita economica e finanziaria dell’intero gruppo Riello”. Da qui la decisione di chiedere un intervento, “senza indugi”, dei Ministri in modo da trovare, insieme con la Regione Abruzzo, le istituzioni locali e i sindacati, “ogni utile soluzione alla chiusura dello stabilimento di Cepagatti”.
“La Regione Abruzzo non cederà di un passo sulla vicenda Riello e daremo battaglia in tutte le sedi possibili a difesa dei 71 lavoratori e dell’economia territoriale. In questo caso l’Azienda non ha alcuna difficoltà finanziaria, né corre rischi, è dunque evidente che la scelta di smantellare il sito di Cepagatti e di trasferire tutta la produzione tra il nord Italia e la Polonia è determinata da pure ragioni di calcoli e di incassi personali, che non possiamo moralmente e istituzionalmente tollerare. Il nostro Governo regionale è sempre stato vicino alle imprese che avevano bisogno di supporto e aiuto, altrettanto lo saremo, in questo caso, nei confronti dei lavoratori”, ha detto il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri commentando l’ennesima vertenza con i consiglieri comunali di opposizione a Cepagatti Monica Ciuffi, Maria Petaccia, Domenico Di Meo e Dante Luca Ciuffi.
“L’amministrazione regionale sta seguendo da vicino la vicenda dell’Azienda Riello che, nell’anno dell’ecobonus caldaie, ha improvvisamente deciso di chiudere lo stabilimento di Villanova di Cepagatti, un fulmine a ciel sereno che non ha avuto alcuna avvisaglia – hanno sottolineato il Presidente Sospiri e i quattro consiglieri di opposizione -. Segno che l’azienda stessa non ha in realtà alcuna difficoltà finanziaria tale da giustificare una decisione tanto drastica quanto drammatica. I dati diffusi dai sindacati parlano addirittura di una struttura che sino al mese di luglio vantava una produzione corposa, in continuo aumento, con l’introduzione di nuove tecnologie nel settore della ricerca e dello sviluppo, con gli operai chiamati a coprire ben tre turni per soddisfare la domanda del mercato. E infatti il piano industriale della Riello mostra come la produzione abruzzese non cesserà, ma verrà piuttosto frazionata tra Legnago e Volpago, mentre l’assemblaggio delle caldaie avverrà in Polonia, incurante delle ripercussioni sul territorio abruzzese di una scelta scellerata”.
“La Regione Abruzzo – ha proseguito il presidente Sospiri – ha già incontrato i vertici della multinazionale per il tramite dell’assessore al Lavoro Pietro Quaresimale, esprimendo la nostra netta contrarietà a un’ipotesi del genere perché un’azienda che funziona, che produce, che lavora, non può semplicemente lasciare il territorio senza alcuna considerazione nei confronti delle famiglie che resteranno senza lavoro e senza alcuna prospettiva, soprattutto dopo due anni di emergenza Covid che piuttosto richiedono senso di responsabilità. Ovviamente porremo in essere ogni azione utile per impedire tale iniziativa, coinvolgendo anche i Tavoli ministeriali, ricordando anche che simili battaglie impongono il coinvolgimento di tutte le forze politiche e l’unitarietà delle attività in campo”.
Presenti al presidio anche il consiglieri regionali del Partito democratico Silvio Paolucci e Antonio Blasioli
“Con il sindaco di Cepagatti Gino Cantó, il vicesindaco Annalisa Palozzo, l’assessore al lavoro Camillo Sborgia abbiamo ascoltato le rappresenze sindacali e i lavoratori della Riello, inspiegabilmente vittime di scelte e politiche aziendali prese a danno delle maestranze che oggi rischiano il licenziamento, senza crisi e senza sentori e con una Regione troppo inerte sul tema lavoro e politiche industriali – così il capogruppo Pd Silvio Paolucci e il consigliere Antonio Blasioli che stamane hanno incontrato i lavoratori al presidio della Riello di Cepagatti – Siamo vicini anche ai lavoratori della Brioni di Penne e con tutti quelli che hanno il proprio futuro appeso a un filo nelle altre realtà industriali dei nostri territori che invece vivono situazioni di sofferenza. In ogni caso la Regione Abruzzo non può restare ferma, deve attivare in tempi strettissimi tutti gli strumenti che ha per mediare e fare sentire la sua presenza, portando su un tavolo tecnico il confronto e attivando politiche in grado di dare risposte ai lavoratori e alle loro famiglie”.
“La crisi era annunciata da tempo e non c’entra nulla la pandemia, come oggi dichiara il presidente Marsilio alla stampa nazionale, rivelando un’imbarazzante e totale mancanza di iniziative e strumenti istituzionali per fronteggiarla che ci sconcerta – così i due consiglieri – , va detto, però, che questi licenziamenti non derivano dalla crisi, perché alla Riello i vertici affermano espressamente che vogliono ridurre il costo del lavoro pur in presenza di un’azienda sana e le maestranze sono a rischio per la decisione aziendale di spostare altrove la produzione dello stabilimento di Villanova. Parliamo di una realtà che fattura milioni, quest’anno siamo già a 12 milioni e con un trend in crescita, che ad agosto aveva l’80 per cento della produzione dell’anno precedente già evasa. Non è dunque una crisi aziendale: dopo l’estate 49 interinali sono stati mandati a casa e la stessa sorte fra 75 giorni la subiranno altri 71 dipendenti. Non è colpa del covid e bisogna fare presto, si faccia valere la voce dell’Abruzzo. Noi abbiamo voluto far sentire la nostra voce e, soprattutto, il nostro impegno affinché si arrivi a una soluzione positiva per i lavoratori e anche per il nostro territorio. Perché succede che la società si trasferisce a nord, dove fattura e produce di meno e delocalizza all’estero parte della produzione, quando ha qui uno stabilimento attivo e con numeri tutti positivi. La Regione faccia valere questa realtà e il suo peso con l’azienda e con gli organi governativi.
“Noi oggi stesso chiederemo la convocazione di un tavolo che non comprenda solo l’incontro con la proprietà, ma veda coinvolti i lavoratori e i rappresentanti sindacali per trovare una soluzione alternativa alle scelte annunciate. Chiederemo alla capigruppo regionale un’audizione immediata delle parti e se la Regione non si attiverà siamo pronti a fare la nostra parte, tentando un’interlocuzione politica con il Ministero, a partire dal ministro del Lavoro, chiedendo il coinvolgimento di tutti, Giunta e Consiglio regionale, i parlamentari, oltre alle parti già in campo. Ma la Regione deve uscire dall’inerzia di questi mesi, confermata dalle parole del presidente e dare un forte e chiaro segnale di presenza, forza e autorevolezza, per questo e anche per le altre vertenze in corso alla Brioni, alla Denso, alla Sevel, dove le cause sono diverse da quelle che porteranno i licenziamenti della Riello”.
Servono risposte immediate e strumenti istituzionali in itinere, come una legge quadro che dia ordine all’Abruzzo post pandemia e strategie per arrivare a soluzioni. È giacente e stiamo già lavorando a un aggiornamento post covid, la proposta di legge quadro costruita dal centrosinistra regionale, Giovanni legnini proponente e depositata prima dello scoppio della pandemia. Nel testo per la prima volta in Abruzzo c’è una disciplina di sistema di tutte le politiche attive del lavoro, con un quadro organico di interventi e misure moderne e innovative sul lavoro, che riassumono le migliori buone pratiche del Paese. Così come è giacente e chiediamo all’esecutivo di accorciare i tempi della discussione, il disegno di legge regionale con misure a sostegno delle donne “Disposizioni per colmare il differenziale retributivo di genere”, in attesa di essere discusso in Commissione e Consiglio regionale. I lavoratori e l’industria abruzzese sono un patrimonio che dobbiamo difendere, con tutte le nostre forze, il prima possibile”.







