L’AQUILA – Nulla di fatto, nel senso di nessuna decisione definitiva, nella segreteria comunale del Partito democratico aquilano, convocata nella sede di viale della Croce Rossa per fare il punto in vista delle elezioni amministrative di primavera, mentre la neve ricopriva la città.

Un punto di svolta potrebbe arrivare, invece, già domani, nel vertice di maggioranza pomeridiano, allargato, quindi, alle attuali e altre componenti “uliviste” del centrosinistra al governo del capoluogo da dieci anni, che vanno ricomponendosi in piccoli schieramenti per ammassare percentuali tali da renderle interlocutori significativi.

Tra questi, il “Patto per L’Aquila” con Italia dei valori, Partito socialista, Liberali e Abruzzo civico, i “Democratici e socialisti” con ex Idv, Riformisti e altre componenti, e la “cosa rossa” ancora senza nome, con tutte le forze di sinistra.

Seduti con molti di questi, nella riunione di domani i vertici dem potrebbero decidere in via definitiva su un aspetto, quello delle primarie di coalizione. Chi vuol farle? Sarà l’occasione decisiva per dirlo mettendoci la faccia davanti a tutti.

A seconda degli esiti, il Pd poi potrebbe regolarsi di conseguenze. Indicare un proprio papabile per competere alle pre-consultazioni, se ci saranno sfidanti. Oppure, chiudere su un proprio nome se nessuno si farà avanti, da far “digerire” poi alla coalizione.

Ipotesi sempre esclusa dalla segreteria, ma tornata di attualità, quella di due candidati dem contemporaneamente in campo, che però rischierebbe di portarne a impallinare uno grazie al soccorso di forze esterne al loro prediletto.

A proposito di nomi del Pd, l’ultimo indicato, Pierpaolo Pietrucci, non c’era, ma si è parlato della cena “carbonara” che ha portato a chiudere la quadra sul suo nome, definizione poi smentita in fretta e furia. Tra i presenti anche il primo cittadino, Massimo Cialente.

Una cena solo per fare delle ipotesi, hanno assicurato alcuni dei presenti a quel tavolo ai convenuti, ma comunque il fronte dei “ribelli” del partito, uscito sui social e sui media con esternazioni anche pesanti, ha ribadito che la scelta definitiva sul candidato del Pd, primarie o non primarie, andrà fatta in modo decisamente più democratico, appunto, di quello. Alberto Orsini