L’AQUILA – “Il Partito democratico, in Abruzzo come in Italia, va sicuramente ristrutturato, in molti caso ricostruito, non è autosufficiente, ma pensare che la risposta possano essere i movimenti civici è sbagliato”.

Ne è convinto il segretario regionale reggente Renzo Di Sabatino, che prende posizione rispetto alle affermazioni di Americo Di Benedetto che tanto hanno fatto discutere il centrosinistra aquilano e abruzzese. E, dialogando con AbruzzoWeb, esclude una candidatura al congresso che il partito terrà molto probabilmente a giugno (la data sarà fissata dalla direzione regionale in programma il 6 maggio).

Il neo consigliere regionale della lista Legnini Presidente, candidato sindaco del capoluogo sconfitto al ballottaggio nel 2007, ha criticato la gestione del Pd, che ha abbandonato in polemica l’estate scorso con un nutrito gruppo di amministratori, e l’ex premier Matteo Renzi.

“Credo ci vogliano anche dei gesti forti che io nella mia qualità provvisoria ho temporeggiato a compiere – ammette Di Sabatino – , ma in molte realtà un azzeramento andrebbe fatto, penso a Sulmona ma anche a tante altre realtà in cui il partito è diventato un luogo di rancori, rese dei conti e privilegio delle persone rispetto a tutto il resto, l’ho notato anche per le candidature alle comunali dove, in alcuni casi, siamo riusciti a fare la coalizione ma in altri no, nel chietino ad esempio molti dei nostri li ritroviamo in qualche altra parte…”.

Sulle parole di Di Benedetto, poi, il segretario del Pd parla di “una impostazione assoltamente ragionevole, anche condivisibile in buona parte”, ma fa osservare come “la risposta alla crisi del Pd non possono essere i movimenti civici, già uno regionale è un po’ una contraddizione in termini, perché hanno una forte caratterizzazione città per città e in alcuni casi rappresentano ancora di più l’accezione del localismo, noi dovremmo andare in una direzione opposta”, nonostante il centrosinistra a guida Giovanni Legnini, alle ultime regionali si sia caratterizzato proprio per la sostanziosa presenza di forze civiche.

“Una delle ragioni per cui questa regione stenta è che ha un sistema in cui si viene eletti su base provinciale, quando il tuo bacino elettorale è confinato anche la tua azione politica è confinata”, fa osservare Di Sabatino.

“Dalle sconfitte, se vengono analizzate partendo dalle proprie responsabilità, si capisce quali sono stati gli errori e si riparte – aggiunge – . Ma è inutile creare nuovi contenitori”.

“Cme si allarga? Questo dovrebbe dirlo Zingaretti – afferma – ma sono convinto che si allarga partendo da movimenti federativi, il problema è che chi sta fuori vede i partiti come centri di potere, si deve partire da momenti federativi e poi ti allarghi a chi dà il proprio contributo da fuori, non servono soggetti nuovi che spesso sono cambi di nome ma mantengono gli stessi gruppi dirigenti. Il Pd, compreso in Abruzzo, deve fare uno sforzo di rinnovamento e apertura. Alla gente non devi dire ‘vienimi a votare’, ma ‘vieni a decidere insieme a me dove andare'”.

E sul Pd, avverte: “Non bisogna fare l’errore di pensare che siccome ha vinto Zingaretti adesso la mozione Zingaretti faccia tutto, è quello che hanno fatto Renzi e i renziani e così non si va da nessuna parte. E poi va spiegato quali sono i pensieri, vanno fatte delle scelte e vanno esplicate, sarà molto importante la linea che Zingaretti darà nei prossimi mesi, ora è ancora in fase di studio ma poi devi dire alla gente cosa pensi”.

Per il successore di Di Sabatino, infine, nel Pd ci si aspetta che sia la mozione Zingaretti, vincitrice del congresso anche in Abruzzo, ad esprimere un candidato.

“Per quanto riguarda me – afferma il segretario uscente – dipende dalla discussione che si sviluppa nella direzione ma non ho intenzione di porre la mia candidatura, se dovessero esserci richieste valuterò”.

“Sono un ristrutturatore…!”, scherza, dicendo che “va valutata la persona migliore che possa davvero iniziare a ricostruire la struttura di partito, che nella stagione passata è stata demolita tanto che sul territorio si notano situazioni imbarazzanti”.

“Non voglio fare San Francesco – chiosa Di Sabatino – , ma mi hanno candidato sindaco nel mio comune perché dopo tanti anni c’era il rischio che vincesse il centrodestra, mi hanno candidato in Provincia perché molti erano convinti che si perdesse tanto che i numeri erano in maniera schiacciante in favore del centrodestra e ho vinto, mi hanno chiamato a fare il segretario regionale reggente dopo che cinque anni prima mi bloccarono perché ero presidente della Provincia”.