GISSI – “Il gasparismo? Ha portato sviluppo e benessere in Abruzzo, attraverso la maniacale attenzione nei confronti delle persone e per la risoluzione dei problemi del territorio ma con progetti concreti e con programmi fattibili, non in maniera contingente o parziale”,

Ad analizzare la vita politica e il lungo periodo di leadership abruzzese di Remo Gaspari, più volte ministro ed ex vice segretario nazionale della Dc, a 100 anni dalla nascita e a 10 dalla morte, è un suo delfino, Licio Di Biase, più volte consigliere comunale e assessore nel Comune di Pescara prima della Dc e poi di partiti centristi. In occasione della  cerimonia tenuta oggi nella sala Ipogea di Palazzo dell’Emiciclo.l

Presente l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta.

In tutti i ministeri in cui ha operato  lasciato un segno positivo, aveva un grande senso dello Stato e una straordinaria concretezza nel tradurre le strategie in pratica. L’Abruzzo gli deve molto”, ha detto Letta.

Diverso il giudizio dell’ex parlamentare del Pds e consigliere regionale dei Ds poi di Sel, Gianni Melilla, “Sul piano politico lo chiamerei clientelismo diffuso e pervasivo mentre sul piano economico e della politica economica della Dc, un keinesiano casereccio”, il suo tagliente giudizio.

Alla celebrazione sono intervenuti tra gli altri il vice presidente del Consiglio regionale Roberto Santangelo, il figlio dell’onorevole Gaspari, Lucio, il consigliere regionale emerito Antonio Menna e il sindaco di Gissi Agostino Chieffo.

Presenti in sala il Presidente emerito della Giunta regionale l’on. Romeo Ricciuti, gli ex consiglieri emeriti Antonio Prospero e Antonio Norante. In occasione della celebrazione è stato più volte ricordato il tratto distintivo di Gaspari che ebbe per il suo Abruzzo attenzione massima ed enorme disponibilità, tale da essere ricordato come un gigante della politica e del governo del Paese.

“Il grande impegno di Gaspari – continua Di Biase – si è tradotto in infrastrutture e industrializzazione per la nostra terra, grazie a queste azioni l’Abruzzo uscì dal novero delle regioni meno ricche e sviluppate per entrare tra quelle del centro nord”. Di Biase, 64 anni, laureato in storia, è tra coloro che hanno messo in campo eventi e manifestazioni, tra cui un annullo filatelico (dal primo al 19 luglio), per ricordare Remo Gaspari a 100 anni dalla nascita e a 10 dalla morte.

“Le sue scelte – spiega ancora – hanno fatto sviluppare l’Abruzzo con una importante politica infrastrutturale e di industrializzazione, da fine anni ’70 si sono realizzati porti, interporti e aeroporti. Sono stati promossi investimenti sul territorio con la nascita di grandi aziende che hanno dato lavoro a migliaia di abruzzesi, sono state realizzate università pubbliche, fino a quel momento erano private, che oggi attraggono studenti in Abruzzo”.

Di Biase è stato un uomo molto vicino a “Zio Remo”, tra l’altro autore di un libro dopo un anno dalla morte. “Su chi era Remo Gaspari ho scritto in libro un anno dopo la sua scomparsa: mi sono confrontato molte volte con lui e credo che la sua figura possa essere riassunta con il titolo ‘la politica come servizio e al servizio dell’Abruzzo e degli abruzzesi'”.

“Sul piano politico lo chiamerei clientelismo diffuso e pervasivo mentre sul piano economico e della politica economica della Dc, un keinesiano casereccio”.

Non è tenero nella definizione del lungo periodo di epopea dell’ex ministro Gaspari, Gianni Melilla, che però riconosce anche gli effetti benefici dell’azione di Gaspari “sempre a disposizione con l’unico obiettivo di fare il bene della sua terra”: la sua opinione diventa positiva, anche per bocciare l’attuale politica segnata “da partiti personalistici e populisti”.

“Ho 66 anni, ma sono un grande nostalgico della Repubblica dei Partiti – spiega all’ANSA -, quindi sono un testimone di parte. La democrazia italiana sarà ricostruita dai partiti quando finirà la ubriacatura populista e sovranista e quando spariranno dai simboli i nomi Berlusconi, Prodi, Renzi, Salvini, Meloni. Il simbolo deve durare un tempo politico di anni non di un mandato. Gaspari apparteneva a un grande mondo antico in cui democristiani, comunisti e socialisti lottavano rudemente e radicalmente tra di loro, ma avevano una visione dello sviluppo del Paese e da sponde diverse e con metodi diversi lavoravano per gli interessi dei cittadini. Gaspari ha contribuito in maniera importante allo sviluppo dell’Abruzzo”.

Melilla ricorda che in Abruzzo la Dc, che con Gaspari raccoglie l’eredità di Spataro, era organizzata sulla base di grandi leadership regionali. “Gaspari – spiega – diventa leader in una terra povera falcidiata dalla emigrazione di centinaia di migliaia di persone nel dopoguerra fuggite via dalla miseria. L’Abruzzo ebbe con la Dc una risalita dal punto di vista economico con il metodo keinesiano: uno sviluppo basato sulla spesa pubblica con grandi investimenti in infrastrutture e industrializzazione – spiega ancora -. Il boom economico veniva dalla riforma agraria, dalle infrastrutture e dalla industrializzazione, Gaspari ebbe la capacità di favorire lo sviluppo. Anche i suoi ministeri, Mezzogiorno e Poste erano di spesa, quindi riuscì a convogliare in Abruzzo importanti investimenti. Questo meccanismo keinesiano durò fino agli anni ’70. I risultati più positivi sono quelli sul campo dell’industria pubblica, colloquiando con i sindacati Cgil, Cisl ed Uil con i quali la Dc ha sempre avuto un buon rapporto”.

Melilla che incontrò Gaspari dopo la sua elezioni nel ’92 nelle file del Pds, poco prima la distruzione della Dc sotto i colpi di Tangentopoli, sottolinea un altro aspetto: “Gaspari aveva un grande seguito personale ma non mai hai pensato di depotenziare il partito che continuava ad essere una guida. Era un uomo sempre disponibile verso gli altri”.

Melilla evidenzia anche la onestà dell’indimenicato uomo politico: “mi ha colpito molto all’epoca il fatto che Gaspari è stato rigirato come un calzino, ma non è stato trovato niente di poco trasparente o illegale: ha fatto clientelismo ma non ha rubato, ha mantenuto sempre un profilo molto alto. Pure da pensionato della politica ha continuato ad interessarsi mantenendo aperta la segreteria a sue spese, anche questo fa la differenza, assoluta, rispetto alla classe dirigente attuale”.