L’AQUILA – “Il Centenario della presa di Fiume, con tutto quello che allora significò e che oggi ancora può significare, merita l’attenzione della Regione Abruzzo. Bene ha fatto, perciò, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri a mettere in calendario l’evento. D’altra parte, quell’impresa, che certamente ancora continueremo a studiare nelle nostre università, merita gli approfondimenti del caso. E da parte degli abruzzesi tanto più. Non fosse altro perché legata alla vicenda umana e politica di uno dei nostri conterranei più illustri, Gabriele D’Annunzio, scrittore e poeta che buona parte del mondo ci invidia”.

Così il senatore Primo Di Nicola sul suo profilo Facebook. 

“Farei però attenzione anch’io ad usare il termine ‘celebrazioni’ – sottolinea Di Nicola -, che è cosa diversa dal ricordare e studiare e ci farei attenzione soprattutto in un caso come questo, visto l’uso retorico che di quell’impresa si fa in chiave nostalgica, troppo spesso. Per ridare smalto al fascismo delle origini (e non solo), recuperandolo magari nel mito equivoco del suo rivoluzionarismo”. 

“Mi piacerebbe perciò – spiega Di Nicola – seguire le riflessioni di storici qualificati, studiosi di politica, per riflettere sul significato di quell’esperienza. Ripercorrendo la parabola della Repubblica del Carnaro (strana creatura avente ‘per base il lavoro produttivo e come criterio organico le più larghe autonomie funzionali e locali’), ma soprattutto approfondendo l’importanza e il significato della sua Costituzione, quella Carta del Carnaro appunto che propugnava democrazia diretta e diritti per tutti i cittadini, non importa di quale razza, estrazione, sesso e religione”. 

“Non so se 150 mila euro per sostenere l’evento e sottoporre al vaglio critico l’idea di corporativismo che quella Costituzione conteneva, suscitando l’interesse anche di personaggi della levatura di Antonio Gramsci, si riveleranno troppi o troppo pochi. Al momento, per il rispetto che si deve a tutti i cittadini abruzzesi, di ogni tendenza culturale e politica, mi preoccuperei di vederli bene utilizzati. Sicuro che non verranno profusi come taluni temono per operazioni di marketing politico o strapaesane iniziative geografico-commerciali legate al pur lodevole gemellaggio con Reijeka, l’antica Fiume”. 

“Anche per il Vate Gabriele ho grandi aspettative. Sperando che nel ricordarlo come grande letterato sapremo non fargli sconti sul problematico lascito politico”, conclude Di Nicola.