L’AQUILA – Un folto gruppo di lavoratori del cementificio Sacci di Cagnano Amiterno (L’Aquila) e dell’indotto ha protestato oggi davanti a palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale, per sensibilizzare la Regione a concedere all’azienda il rinnovo e l’ampliamento della concessione mineraria che, per ora, sono stati bocciati.

Alla Sacci, che è in concordato, lavorano circa 80 persone, con un indotto diretto che però arriva alle 200 persone. 

A  interloquire con i lavoratori, fuori palazzo dell’Emiciclo è stato il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, che ha la delega alle crisi industriali. Con i lavoratori c’era anche il segretario provinciale della Cgil, Umberto Trasatti, che sta seguendo la vicenda di persona.

“L’azienda ha presentato l’istanza di rinnovo e ampliamento nel 2010 – ha spiegato Attilio Lenza della rappresentanza sindacale unitaria dell Cgil – La Regione ha detto no per l’opposizione di un funzionario. Così si rischia il fallimento con il tentativo di salvataggio destinato a non andare in porto”.

I lavoratori, arrivati anche con camion, hanno spiegato che il 28 luglio prossimo è in programma una riunione importante per l’approvazione del piano industriale relativo al concordato preventivo.

Unica possibilità di salvezza per lo stabilimento è l’acquisto da parte di Cementir, ma a condizione che venga rinnovata la concessione per l’utilizzo e l’ampliamento della cava “Aterno”, che fornisce la materia prima allo stabilimento. La concessione scade il 25 luglio, ma la delibera di giunta è bloccata dai dubbi dei dirigenti regionali, che hanno il dubbio che la proroga della concessione potrebbe essere impedita dalla direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE, conosciuta come direttiva Bolkestein.

Direttiva che prevede nel mercato unico europeo, la possibilità per tutti gli operatori di altri Paesi dell’Ue di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione delle concessioni demaniali, impedendo le proroghe senza un bando di evidenza pubblica, perché distorsivo della concorrenza.

Lolli ha ammesso che la situazione è molto grave, ma ha assicurato che si troverà una soluzione entro le prossime ore, ricordando che “in questo caso la Bolkestein non si può applicare, perchè parliamo di un iter avviato sei anni fa, inoltre pariamo di una cava che funzionale ad uno stabilimento, e non ci sono più i tempi per fare un bando, infine si rischia un dramma sociale”.

I lavoratori hanno accusato pesantemente la politica e la burocrazia regionale di non aver affrontato nei tempi debiti la questione, ritenendo “assurdo avere ancora dubbi sul rinnovo della concessione a pochi giorni dalla sua scadenza, rischiando di mandare all’aria l’acquisizione da parte di Cementir”.

E hanno evidenziato che altre Regioni, come il Veneto e la Toscana, “della Bolkestein se ne sono altamente fregate, e hanno rinnovato le concessioni minerarie, in primis quelle che sono funzionali ed organiche ai cementifici”. 

Si attendono evoluzioni durante la giornata. In serata probabile incontro tra i lavoratori e il presidente della Regione Luciano D’Alfonso di ritorno da Roma, dove ha incontrato i vertici della Cementir.