L’AQUILA – È guerra aperta, ormai, tra il presidente della Camera di commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli, e quello di Teramo, Gloriano Lanciotti sulla formazione della nuova Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia, al palo da tempo nonostante sia prevista dalla riforma nazionale.
Una frattura insanabile, dopo la diffida a firma di Santilli inviata alla Regione Abruzzo e alla Camera teramana, con tanto di paventata richiesta di risarcimento danni che in seguito all’anticipazione di Abruzzoweb, l’Ente aquilano ha pubblicato sul suo sito.
“Non capiamo il modo di agire dei nostri cugini aquilani che scorrettamente stanno facendo opera di pressing in Regione e al Ministero perché si accelerino i tempi per l’accorpamento”, le parole di Lanciotti, “penso sia l’unica provincia in tutta Italia che voglia farlo e, francamente, non ne capisco la motivazione. Basta pressioni dall’Aquila”.
Il presidente della Camera di commercio di Teramo lascia intendere che “nella fusione con L’Aquila i teramani hanno tutto da perdere, considerando i numeri portati a casa nel 2019, con oltre 1 milione e 181mila euro di erogazione di fondi e un numero di imprese affiliate in notevole aumento”.
Del resto, proprio Santilli è stato, negli ultimi mesi, al centro di forti polemiche, per l’immobilismo in cui versa l’ente: accuse mosse dalle associazioni di categoria, che hanno chiesto più volte conto al presidente della Camera di commercio aquilana del suo operato, in merito ad alcune tematiche, tra cui la mancata organizzazione della Rassegna ovini nel 2018, il mancato pagamento della quota spettante ai pastori che hanno partecipato alla Rassegna e l’assenza totale di qualsivoglia iniziativa nel decennale del sisma e nel sessantennale della Rassegna ovini, passati completamente sotto silenzio per l’ente camerale, che pure raggruppa sotto le sue insegne il panorama imprenditoriale locale.
E questo, ai teramani, evidentemente proprio non piace. Intanto, dopo le anticipazioni di Abruzzoweb in relazione all’atto di diffida di Santilli contro la Regione e, nello specifico, contro l’assessore alle attività produttive, Mauro Febbo, titolato a firmare il decreto per la formazione del nuovo consiglio della Camera di commercio Gran Sasso d’Italia, sul sito della Camera aquilana, è comparsa la determina, datata 19 dicembre 2019, a firma di Santilli in cui “richiamata la delibera della giunta camerale n. 106 del 18 novembre 2019, avente ad oggetto “Fusione Camera di Commercio L’Aquila/Camera di Commercio di Teramo” con la quale venne disposto di acquisire sulla questione il parere di un legale per verificare il percorso eventualmente da intraprendere, preso atto della lettera del Mise, protocollo numero 352155 del 16/12/2019, avente ad oggetto: “Procedimento di accorpamento volontario delle Camere di commercio industria artigianato e agricoltura di Teramo e di L’Aquila – Revoca deliberazione consiliare della Cciaa di Teramo, del 22 novembre 2016”, e ritenuto “di avvalersi dello studio legale e tributario associato Rossi– Camerini, per procedere alla notifica della diffida nei confronti della Regione Abruzzo, determina di incaricare lo stesso studio ad espletare le procedure di notifica della diffida”. Un atto che, di fatto, trasferisce il contenzioso, finora verbale, nelle aule di tribunale.
Dopo che la diffida è stata resa pubblica, sollevando polemiche anche in merito all’attacco diretto della Camera di commercio dell’Aquila nei confronti della giunta regionale guidata dal governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, il presidente Santilli ha convocato una conferenza stampa per venerdì 10 gennaio, alle 10, nella sede di Bazzano sul processo di accorpamento tra i due enti. Ma prima di quella data, potrebbe arrivare la risposta da parte dei legali della Camera di commercio teramana. (Red)





