L’AQUILA – “Chiodi caccia Gianfranco Giuliante? La verità è che in Abruzzo non esiste un partito vero, il Pdl, ma un aggregato di potere che se messo in discussione si frantuma. Con una Regione in piena crisi da ogni punto di vista Chiodi non è in grado di garantire all’Abruzzo serenità e stabilità di governo, non è proprio per lui, lasci e non faccia perdere altro tempo all’Abruzzo.”
È quanto dichiara in una nota il capogruppo regionale del Pd Camillo D’Alessandro.
“Chiodi forse – riprende D’Alessandro – pensa che gli abruzzesi abbiano l’anello al naso. La vera questione tra Giuliante e Chiodi è la protezione civile”.
“Non a caso Chiodi, solo poche settimane fa, ha fatto nominare commissario per l’alluvione nel teramano non l’assessore regionale con delega alla protezione civile, cioè Giuliante ma il presidente della Provincia di Teramo. Come mai? – si chiede D’Alessandro – Come mai Chiodi può essere commissario su tutto ed il resto va affidato agli amici più stretti?”
D’Alessandro a riprova della sua tesi fa qualche esempio: “l’alluvione a Valter Catarra ed i rifiuti all’amico Mauro Di Dalmazio. Del resto la stessa cosa è accaduta sulla sanità, fin quando è stata affidata al fedele teramano Venturoni bene, nel momento che si è dimesso allora meglio tenersela per sé”.
“Ed il capogruppo in Regione? Ancora un teramano. Ciò ha distorto la lente di ingrandimento e ridotto lo sguardo della Regione – ha aggiunto il capogruppo – uno sguardo sempre più piccolo fatto di piccoli espedienti”
“Chiodi deve capire che l’Abruzzo – conclude D’Alessandro – non è fatto dalla piazza sulla quale si affaccia la sua casa ed il suo studio. Dietro la cacciata di Giuliante c’è tutto questo, altro che qualche frase infelice”.






