L’AQUILA – Massima cautela tra gli amministratori comunali il giorno dopo gli avvisi di garanzia emessi dalla Procura dell’Aquila nei confronti del dirigente del servizio Emergenza terremoto del Comune dell’Aquila ed ex dirigente del settore Opere pubbliche dello stesso Ente,  Mario Di Gregorio.

Secondo i giudici, a seguito delle indagini svolte dai carabinieri del Reparto operativo dell’Aquila, sarebbe stata modificata la classificazione dell’abitazione della madre di Di Gregorio, Bruna Mastrantonio, situata nel quartiere di Valle Pretara che da “A” sarebbe passata a “E”.

“Siamo in piena fase di indagine, e credo sia il caso di attendere l’evoluzione della vicenda”, commenta l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.

Nell’ambito del filone di inchiesta sono indagati anche la donna, Luca Pelliccione, aquilano, geometra comunale che ha partecipato alla stesura della classificazione dell’immobile, e Giovan Battista Masucci, progettista che ha seguìto i lavori di ricostruzione dell’edificio effettuati dalla impresa Domus dei fratelli Gizzi.

Stando alle indagini, alla donna, proprietaria della casa, si contesterebbe non solo il raddoppio della cubatura rispetto al precedente fabbricato, ma anche di aver ottenuto un finanziamento di 450 mila euro di cui solo 200 mila realmente spesi.

Sul punto Di Stefano vuole fare una precisazione. “Mi sembra che anche sul caso del contributo vada fatta chiarezza – spiega – Bisogna capire se si è trattato di un contributo di natura pubblica o se si è trattato di fondi privati. Perché in via astratta è possibile ricostruire in tempi rapidi una ‘E'”.

“Pensiamo – fa l’esempio l’assessore – a cosa hanno fatto gli albergatori dell’Aquila: visto che avevano le disponibilità e non potevano perdere tempo per riparare le strutture, hanno anticipato i soldi necessari per le riparazioni. Sembra, inoltre, che su 450 mila euro ne siano stati spesi 200 mila. Anche questo aspetto va chiarito, in quanto le prime case sono finanziate al 100 per cento. Occorre tempo per chiarire la vicenda, sia dal punto di vista legale sia dal punto di vista interno, dell’amministrazione”.

Nonostante l’inchiesta, comunque, per Di Stefano il giudizio sull’operato di Di Gregorio non cambia: “È sicuramente un valido professionista, che dal 6 aprile 2009 in poi è rimasto qui e ha lavorato nell’interesse della città mentre molti fuggivano. Si è rimboccato le maniche e ha lavorato assumendosi responsabilità. A questo punto bisogna capire come stanno effettivamente le cose e occorre tempo”. (g.a.)