ROMA – Il comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura affronterà domani la questione della tutela dei Pm dell’Aquila, avanzata ieri da 14 consiglieri dopo le dichiarazioni rilasciate dal premier Silvio Berlusconi.
Interpellato in merito a tale istanza, il vice presidente Nicola Mancino, che presiede il Comitato, composto anche dal primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, e dal procuratore generale, Vitaliano Esposito, a margine del plenum di questa mattina, ha risposto: “Valuteremo domani”, sottolineando anche che “secondo la prassi, è automatica” la trasmissione della pratica in prima commissione.
Sarà proprio la commissione, poi, a doversi pronunciare sull’apertura della pratica a tutela, votazione che, però appare certa dato che della commissione fanno parte alcuni consiglieri che hanno ieri inviato il documento a sostegno dei magistrati abruzzesi al comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli.
BERTOLASO ALL’AQUILA: ”SONO CON VOI”
L’AQUILA – “Le parole del premier sono solo il segnale d’affetto di una persona che riconosce il lavoro svolto. Per il resto, sono qui, con gli aquilani”. Così ha commentato il caos suscitato dalle parole di Silvio Berlusconi il capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, nel capoluogo per ricevere il premio “Melvin Jones Fellow” del Lions Club aquilano.
Bertolaso non ha quindi seguito il consiglio dato da Berlusconi al personale della Protezione civile, di non andare all’Aquila “perché si rischiano spari”, ma ha comunque avvisato palazzo Chigi del suo arrivo prima di raggiungere la città. Prima di ricevere il premio, nel pomeriggio ha preso parte a un’iniziativa organizzata dalle suore di Onna. “Voi aquilani mi siete nel cuore e ci resterete sempre”, ha commentato il capo dipartimento.
IL COMITATO DELLE VITTIME CASA DELLO STUDENTE: ”VERGOGNA”
L’AQUILA – “Bisogna rispondere, ma con le dovute maniere. È questa la prima cosa che ci siamo detti noi familiari delle giovani vittime della casa dello studente a fronte delle stupefacenti esternazioni di Berlusconi”. Questa la risposta alle parole del premier da parte del Comitato vittime casa dello studente.
“Noi – spiegano – che abbiamo perso tutto, che non avremo più un futuro perché la morte di un figlio azzera ogni prospettiva, siamo stati e siamo capaci di autocontrollo e di rispetto. Due atteggiamenti che hanno scandito il nostro percorso di dolore, la nostra richiesta di giustizia. Atteggiamenti di cui il premier dovrebbe fare largo uso in situazioni estremamente delicate, anziché attaccare, come è ormai consuetudine, la magistratura e accusare coloro che sono stati colpiti da lutti immedicabili e che, forse, si sarebbero potuti evitare, di incontrollabile furia omicida”.
“Non si può che gridare vergogna – accusano i familiari delle vittime – dinanzi a tanta insensibilità e a un linguaggio profondamente offensivo. E non si può non pensare che, magari, ci troviamo di fronte a un gioco sporco, che si fa beffe anche dell’etica istituzionale: utilizzare pretesti, calunnie e sospetti per abbandonare L’Aquila al suo destino. Ma sarebbe veramente troppo e drammaticamente triste, poiché significherebbe usare il nostro dolore”.
“Berlusconi – prosegue la nota – farebbe bene a leggere la lettera che Bertolaso, Capo della Protezione Civile, in data 5 luglio 2009, inviò a Sergio Bianchi, padre di Nicola, che non c’è più, nella quale al disperato grido di dolore di questo padre risponde: ‘I morti dell’Aquila potevano non esserci e soprattutto essere molto meno tra i giovani. Confido in coloro che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone'”.
“Al premier, inoltre – concludono i familiari – sfugge un piccolo, non trascurabile dettaglio: gran parte degli studenti che hanno perso la vita, in quella tragica notte, erano “fuori sede”, ossia provenivano dalle regioni limitrofe. Cosa farà allora? Richiamerà la Protezione Civile anche dalla Basilicata, dalla Puglia, dalla Campania, dal Lazio?”.



