L’AQUILA – “Non c’è alcuna ordinanza del sindaco di sgombero delle casette di legno costruite in zone a rischio dopo il sisma del 6 aprile 2009”.
Così l’assessore regionale Gianfranco Giuliante ai microfoni di AbruzzoWeb “sfida” il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che nei giorni scorsi aveva annunciato in un comunicato stampa lo sgombero forzato dei manufatti temporanei in zone che potrebbero essere colpite da esondazioni e altri rischi idrogeologici.
“È necessario un chiarimento altrimenti sarà l’ennesima petizione di principio non seguita da atti concreti”, sbotta Giuliante, che di fronte alla consapevolezza che gli sembra improvvisa del primo cittadino obietta: “Queste notizie lui le ha almeno dal 2010, in una riunione con il prefetto Giovanna Iurato il dirigente Amorosi portò tutti i dati, sono 134 le casette in zona P4, non si capisce perché non sia stato fatto nulla”.
Quanto ai numeri, sono 1.040 le realizzazioni autorizzate in base alla delibera di Consiglio comunale n° 58 del maggio 2009, mentre nel solo territorio comunale dell’Aquila sono 500 le casette abusive, costruite senza alcuna comunicazione agli enti.
Circa 150 quelle costruite in zone a rischio idrogeologico, già 20 (ma si disse 32) le ordinanze di demolizione, stoppate con ricorsi al Tar, alcuni però già vinti dal Comune.
“A oggi – insiste Giuliante – sono state fatte solo 20 ordinanze di demolizione che il sindaco in campagna elettorale addebitò al prefetto, per poi essere smentito dal capo dei vigili Vendrame. Sono gli unici atti presenti in Comune e risalgono al 2011”.
Nei toni della nota stampa l’assessore regionale insinua anche la possibile presenza di una forma di autotutela da parte di Cialente verso possibili rischi giudiziari, a vedere come la magistratura sarda abbia aperto inchieste contro sindaci dopo il disastro naturale del ciclone.
“La coincidenza temporale fa pensare – spiega Giuliante – Cialente ha ripreso questo argomento come spesso gli capita quando ci sono esondazioni o il maltempo riporta in primo piano l’allarme. A Olbia la magistratura ha aperto un fascicolo per omissione della salvaguardia dell’incolumità pubblica, che è una delle prerogative che un sindaco deve attuare”.
Per risolvere in modo strutturale il problema divenuto annoso con la delibera 58, secondo Giuliante, Cialente dovrebbe “smettere di fare finta che non stia succedendo niente. Dovrebbe prendere atto che c’è una situazione di degrado e cercare una soluzione possibile per tutto ciò che è sanabile. Poi ci sono situazioni oggettivamente non sanabili – conclude – e mantenere questa situazione significherebbe precostituire un danno grave per la collettività perché si espongono cittadini a rischio della vita”.






