L’AQUILA – “Essere spiati in casa è un fenomeno in aumento anche in Abruzzo come lo sono tutti i reati di intrusione. Ma per evitare problemi sul nascere è necessario effettuare costanti controlli tenendo conto anche del fatto che Internet permette molteplici modalità di accesso. Del resto basta avere un piccolo elettrodomestico connesso alla rete e si rischia di essere in balìa di sconsiderati. La prevenzione è la base per evitare guai in un mondo dove tutto è connesso”.

Lo affermano due esperti aquilani del settore, Luigi Faraone, che possiede una società investigativa a lui intestata, e Stefano Gentile, Amministratore di una società esperta di cybersecurity ed analisi strumentale, sentiti da Abruzzoweb, i quali operano spesso in collaborazione, per proteggere la sicurezza e la privacy di privati ed aziende.

Lo spunto, ovviamente,  deriva dal recente episodio, che ha avuto un clamore mediatico nazionale, dopo che un commerciante di 56 anni, G.G., è finito sotto indagine per aver installato delle videocamere in una dozzina di appartamenti di sua proprietà per spiare gli inquilini, tra cui molte donne e anche una minorenne. Inoltre il pm ha disposto di nuovo il sequestro di 80mila euro presunti frutto di proventi collegati al reato.

Tra poco meno di 90 giorni il perito del tribunale renderà nota la sua valutazione sulle accuse contestate. Una vicenda, dunque, tutt’altro che definita.

“Ad oggi non è difficile attuare accessi illeciti -, dicono i due esperti -, ed è estremamente semplice reperire hardware anche a basso costo; per cui molti si arrangiano da soli a mettere a punto sistemi come quello utilizzato nel caso dell’Aquila. Utilizzare strumenti che si trovano agevolmente su Amazon a pochi soldi espone però a dei rischi: oltre all’utilizzo intenzionale di chi li acquista, esiste il pericolo che qualcuno possa sfruttare le loro note vulnerabilità per carpire informazioni o introdursi in reti più ampie. Parliamo anche di realtà industriali dove tipicamente non si attacca il singolo pc ma si attacca, per esempio, la videocamera di sorveglianza, meno aggiornata e quindi più facilmente aggredibile, e si passa da lì per poi entrare nella LAN aziendale”.

“Se quel materiale -, come nel caso dell’inchiesta dell’Aquila -, viene messo in rete, magari non da colui che ha allestito la struttura ma da altri che si sono introdotti sfruttandone le vulnerabilità i rischi sono molteplici. E del materiale acquisito può essere fatto un uso illecito al di fuori di ogni previsione. E questo tipo di intrusione avviene dovunque, anche in Abruzzo!”.

“Le intrusioni in ambienti domestici -, aggiungono i due esperti -, possono avvenire da ogni apparecchiatura connessa, ad esempio dal robot per pulire i pavimenti o dalla presa intelligente che spesso hanno software non aggiornato o non sicuro. Caso mai si blinda la porta di casa ma si ha il frigo smart che racconta tutto a chi sta fuori. Difficile che si attacchino i server, bensì le strumentazioni periferiche. Per esempio un noto cantante è stato spiato attraverso il baby monitor del figlio con condanna della ex compagna”.

“Per evitare problemi alla gente comune che non ha molta dimestichezza con questi temi – dicono i due esperti -, consigliamo strumenti anche smart ma che in qualche modo siano supportati da un punto di vista software, così come effettuare periodiche verifiche di sicurezza delle abitazioni. Ci è capitato con dei privati che avevano dispositivi vulnerabili. Si può accertare se c’è qualcosa che si sta trasmettendo fuori senza saperlo. Se queste analisi fossero state fatte in modo preventivo in quelle abitazioni aquilane tutto sarebbe venuto subito alla luce”.

“Le aziende, con le quali noi lavoriamo maggiormente, questi controlli li fanno tipicamente quando cambia la dirigenza ma non è sbagliato, stando ai dati, nemmeno farlo nelle case private. Pensiamo soprattutto a tanti professionisti con studi in affitto, dove la riservatezza è spesso una priorità, oltre che una norma di legge”.

“Speriamo che questo spiacevole episodio avvenuto all’Aquila induca la gente a fare attenzione ben sapendo che quando del materiale destinato a restare privato va in rete poi rischia di restarci per sempre. I campi di azione sono tanti, si va dal caso patologico come quello in questione, ma anche vicende strettamente familiari come il controllo del figlio minorenne, a vicende di professionisti. Ci sono molte persone, inoltre, che con il fai da te, rischiano di inguaiarsi a livello penale per fare indagini per proprio conto violando senza saperlo la legge. Va considerato, inoltre, che la curiosità nell’arrivare all’obiettivo di sapere quello che gli serve va oltre la valutazione delle conseguenze che possono essere pesanti”.