L’AQUILA – Si ingrossa in Abruzzo il numero di persone in cerca di una casa popolare, in lista d’attesa da mesi e mesi.

Eppure sono quasi 500 gli alloggi sfitti e inutilizzabili, di proprietà dei Comuni e delle cinque Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (Ater).

Con le porte sbarrate perché da anni pericolanti, fatiscenti e invivibili, e perché non ci sono ancora soldi per fare manutenzione straordinaria.

Un problema che riguarda anche tanti altri alloggi, dei 20 mila di proprietà delle Ater e delle altre migliaia di appartamenti di proprietà dei Comuni.

Il dato delle case vuote emerge da una comunicazione della Regione Abruzzo inviata quest’estate al governo, in cui, in un corposissimo allagato, è contenuto l’esito di una “ricognizione tra tutti i Comuni e le Ater regionali, per accertare il numero delle unità immobiliari sfitte in cui si rende necessario attuare interventi sia attraverso il ripristino degli alloggi di risulta, sia per il tramite della manutenzione straordinaria degli alloggi anche ai fini dell’adeguamento energetico, impiantistico statico e del miglioramento sismico degli immobili, per renderle disponibili per le assegnazioni”.

Con in calce l’elenco della spesa, ovvero la richiesta di finanziamenti per intervenire, come previsto dalla legge 80 del maggio 2014, “Misure urgenti per l’emergenza abitativa”, che ha mposto questa ricognizione preventiva del disastrato patrimino abitativo publbico in tutta Italia.

La Regione Abruzzo chiede al governo quasi 1,4 milioni di euro per interventi di non rilevante entità su 147 alloggi, e oltre 6,4 milioni per interventi di ripristino e manutenzione straordinaria su 263 alloggi.

Per un totale di 7 milioni 872 mila euro circa, necessari per intervenire su 410 appartamenti, e non su tutti e 500 visto che, a seguito di ulteriori modifiche, sono stati esclusi quelli localizzati nei comuni con popolazione inferiore 5.000 abitanti.

Entrando nel dettaglio, la situazione più critica, tra il patrimonio immobiliare di proprietà delle Ater, è in Provincia dell’Aquila, con 131 alloggi inutilizzabili, seguire la provincia di Pescara, 82, Teramo, 80, Lanciano, 41, e Chieti, 27.

Tra i Comuni, gli interventi più corposi sono necessari a Ortona (Chieti), con 24 appartamenti, a Castel di Sangro (L’Aquila) 20, Gessopalena (Chieti), 10, Montorio al Vomano (Teramo), 9, e Ortona (Chieti), 6.

Il segretario del sindacato degli inquilini Sunia, Ernino D’Agostino, ex presidente della Provincia di Teramo, scomparso il 4 novembre scorso, in un’intervista ad AbruzzoWeb aveva sollecitato “un piano straordinario di investimenti”, proprio da parte del governo, anche per la manutenzione degli alloggi abitati.

Il compianto amministratore evidenziava i limiti intrinseci alla legge 10 approvata nel maggio 2015, voluta dall’assessore regionale Donato Di Matteo, che ha avviato l’alienazione, anche mediante la mobilità forzosa degli inquilini che non accettano alloggi alternativi, di parte importante parte del patrimonio edilizio, proprio per fare cassa di investire in manutenzioni e in nuova edilizia.

L’idea sulla carta ha una logica ed è una delle pochissime percorribili, ma i sindacati e anche gli attuali amministratori delle Ater osservano che vendere case popolari è sempre più difficile, con un mercato dell’edilizia fermo.

E c’è l’ostacolo dei canoni di locazione molto bassi, in media 30 euro al mese, che fa sì che gli inquilini non abbiano nessuno stimolo ad acquistare la casa popolare in cui abitano.

Il prezzo di vendita è, infatti, di circa 30 mila euro, e con un canone a 30 euro, nella stessa casa ci si può rimanere oltre 80 anni, con il vantaggio che la manutenzione resta a carico dell’Ater e non dell’eventuale proprietario.