L’AQUILA – L’Unione degli universitari dell’Aquila diffida il  Comune per non  aver garantito il rispetto dell’Accordo di programma secondo il quale la struttura sarebbe stata gestita dalla Regione e, per essa, dall’Azienda al diritto agli studi universitari. Ma, come emerge dalle carte, in realtà esiste una “scrittura aggiuntiva” in virtù della quale la gestione del plesso di Coppito viene affidata alla Curia.

È un intreccio fatto di accordi, intese e scritture aggiuntive quello relativo alla Casa dello studente “San Carlo Borromeo” di Coppito (L’Aquila) realizzata dalla Regione Lombardia con fondi pubblici e gestita dalla Curia aquilana, legalmente connotata come un ente con personalità giuridica assimilabile a quella privata.

Nel corso del Consiglio comunale il primo cittadino del capoluogo ha detto: “Devo vigilare su tutto io?  Non è un atto politico, ma legale e solo i miei avvocati possono rispondere”.

È il caso a questo punto fare un po’ di chiarezza

L’ACCORDO DI PROGRAMMA

Il 16 giugno 2009 Regione Lombardia, Regione Abruzzo, Comune dell’Aquila, Provincia dell’Aquila e Arcidiocesi dell’Aquila e Dipartimento di Protezione civile sottoscrivono un Accordo di programma con il quale si dà il via alla realizzazione dell’opera su un terreno della Curia del capoluogo che, ai sensi dell’articolo 953 del codice civile, dopo 30 anni sarebbe diventata proprietaria della struttura (articolo 7 dell’Accordo).
Contestualmente Il Comune dell’Aquila, beneficiario della casa dello Studente San Carlo Borromeo, si impegna a “trasferire, a titolo gratuito, alla Regione Abruzzo l’uso della struttura della residenza universitaria realizzata, affinché la Regione stessa, attraverso le sue articolazioni, provveda alla relativa gestione”.

Il testo dell’Accordo di Programma (formato Pdf)

La gestione, pertanto, secondo quanto stabilito nell’accordo, sarebbe stata pubblica grazie ‘’all’articolazione” della Regione, ovvero l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu).

Ma Il citato articolo 7 dell’Accordo di Programma apre un nuovo scenario

LA SCRITTURA AGGIUNTIVA ALL’ACCORDO DI PROGRAMMA

Lo stesso giorno della stipula dell’Accordo di programma, il 16 giugno, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e l’Arcivescovo metropolita dell’Aquila, Giuseppe Molinari, sottoscrivono una “Scrittura aggiuntiva” all’accordo di programma, in base alla quale “la Regione in ragione della circostanza che l’Arcidiocesi ha posto a disposizione, in diritto di superficie per anni trenta ed a titolo gratuito, l’area di sedime dell’intervento, si impegna, con la firma della presenta scrittura, a concedere all’Arcidiocesi di L’Aquila, qualora questa acconsenta, una volta ultimata, la gestione dell’intero complesso destinato a residenza universitaria”.

Il testo della scrittura aggiuntiva all’accordo di programma (formato Pdf)

La Curia, infatti, nell’articolo 7 dell’Accordo di Programma, oltre a richiamare il diritto superficie, si propone “quale gestore anche in relazione alla titolarità dell’area resa disponibile e garantendo l’applicazione delle regole e delle tariffe vigenti stabilite dall’Adsu”.

La casa dello studente, insomma, viene affidata all’Arcidiocesi del capoluogo per conto della quale sarà gestita dalla fondazione Giorgio Falciola.

Nell’accordo integrativo bilaterale Regione-Curia l’Arcidiocesi “si impegna a gestire detta residenza universitaria in conformità e nel rispetto delle norme, delle regole e delle tariffe vigenti, facendole prorprie, così come stabilite dall’Adsu”.

LA DELIBERA DI GIUNTA ED IL RICORSO, RITIRATO, AL TAR

“Ad inizio novembre 2009 – ci spiega l’attuale commissario Adsu, Francesco D’Ascanio – la Giunta regionale, con apposita delibera, affidò la casa dello studente di Coppito alla curia. Il provvedimento fu impugnato davanti al Tar che non si è mai pronunciato. Mi risulta, comunque, che il ricorso sia stato ritirato in quanto i ‘portatori di interessi’, ovvero gli studenti in cerca di alloggio, hanno trovato sistemazione o presso l’ex Caserma Campomizzi o presso la stessa casa dello studente di Coppito”.

“All’inizio dell’anno accademico – aggiunge D’Ascanio – nel bando per le residenze universitarie è stato inserito un articolo in virtù di un accordo Adsu-Curia, per il quale nel caso in cui l’Azienda avesse avuto necessità poteva contare su un tot di posti letto presso la ‘San Carlo Borromeo’. In reltà l’Azienda è riuscita a soddisfare le domande degli aventi diritto e degli idonei con i posti letto alla Campomizzi”.

LA LETTERA DELL’UDU A MOLINARI E D’ERCOLE: “RICONSEGNATE LA STRUTTURA ALLA REGIONE”

Nei mesi scorsi l’Udu scrisse una lettera all’Arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, e al vescovo ausuliare, monsignor Giovanni D’Ercole, con la quale chiedono la restituzione della casa dello studente di Coppito alla Regione Abruzzo

Il testo della lettera dell’Udu a Molinari e D’Ercole
 

L’UDU DIFFIDA IL COMUNE DELL’AQUILA

L’AQUILA – L’Unione degli universitari dell’Aquila, per tramite dei suoi avvocati, ha inviato una formale diffida nei confronti del Comune dell’Aquila, ed in particolare del sindaco e dei dirigenti competenti in materia di Ripianificazione e Urbanistica e di Bilancio e Patrimonio, per chiedere formalmente che vengano presi provvedimenti rispetto alla vicenda della Casa dello Studente San Carlo Borromeo.

Una mossa che ha suscitato lo sfogo del primo cittadino, interpellato da AbruzzoWeb: “Ma tutto io devo controllare?”.

Il testo della diffida al Comune dell’Aquila (Formato Pdf)

“La struttura come è noto è stata realizzata con fondi pubblici, – scrivono Chiara Juchich, Chiara Carulli, Roberto Naccarella e Marco Taraborrelli dell’Udu – secondo modalità definite dall’accordo di programma stipulato in data 16 giugno 2009 firmato dal Comune dell’Aquila, la Regione Abruzzo, Regione Lombardia, Provincia dell’Aquila, Dipartimento di Protezione Civile e Curia Arcivescovile dell’Aquila”.

“La struttura è stata realizzata a ‘beneficio’ del Comune dell’Aquila, che ne trasferisce l’uso alla Regione Abruzzo affinché la stessa “attraverso le sue articolazioni provveda alla relativa gestione”. Come è noto la Regione Abruzzo ha trasferito, in spregio all’Accordo di Programma, la gestione della struttura alla Arcidiocesi dell’Aquila la quale, a sua volta l’ha trasferita ad un privato, la Fondazione Giorgio Falciola, che gestisce la residenza in maniera privatistica”.

“Il Comune è stato più volte sollecitato ad intervenire affinchè si garantisse il rispetto dell’Accordo di Programma; l’Assessore Stefania Pezzopane, in un pubblico dibattito nell’ambito della Festa Nazionale della Cultura del Pd, ormai nel lontano Settembre 2010, oltre 150 giorni orsono, garantì un suo intervento diretto. Il Consiglio Comunale ha persino approvato una mozione, ormai circa un anno fa, con la quale si sollecitava il Sindaco e la Giunta Comunale ad intervenire per il rispetto delle modalità gestionali previste dall’Accordo.  I mesi passano inutilmente e anche il secondo anno accademico post-sisma si chiuderà con la gestione privatistica da parte della Curia di un bene pubblico, costruito con soldi pubblici”.

“È insopportabile che, alla Regione e alla Curia, che hanno costruito un patto a due in violazione dell’Accordo di Programma, si aggiunga anche il Comune, che fa scorrere i mesi con la strategia ‘dello struzzo’, ‘nascondendo la testa sotto la sabbia’ e di fatto divenendo corresponsabile delle azioni di Regione e Curia”.

“Ricordiamo che fu possibile costruire la Residenza con fondi Fas esclusivamente perchè la stessa sarebbe andata a beneficio dell’Ente pubblico ‘Comune dell’Aquila’ e che si riscontrano gravi inadempienze del Comune sia sul fronte della tutela del suo patrimonio pubblico, sia del rispetto di un accordo di programma che ha permesso, solo in virtù della programmata gestione pubblica, una grande variazione urbanistica tale da rendere edificabile un terreno altrimenti agricolo”.

“Sono passati ormai, nel silenzio assordante di tutte le istituzioni, oltre 500 giorni dall’inizio di questo scempio, pertanto siamo stati costretti a diffidare formalmente il Comune dell’Aquila affinchè assuma i provvedimenti atti ad ottenere il rispetto dell’accordo di programma o a procedere a tutela di quello che dovrebbe essere a tutti gli effetti un suo patrimonio, anche riacquisendo l’uso della struttura in considerazione delle violazioni dell’Accordo messe in atto dalla Regione Abruzzo e dalla Curia dell’Aquila”.

“Senza novità rispettose dell’indispensabile gestione pubblica, ci troveremo costretti a procedere sia in sede penale che contabile per l’accertamento delle responsabilità”.

CIALENTE: ”TUTTO IO DEVO CONTROLLARE?”

L’AQUILA – “Deciderò il da farsi con i miei avvocati. Potrebbero aver ragione gli studenti, ma se così non fosse questa diffida sarebbe un atto lesivo della mia dignità”.

Resta interdetto il primo cittadino, Massimo Cialente, alla notizia della diffida inviata dall’Udu (Unione degli universitari), tramite i suoi avvocati, nei confronti del Comune dell’Aquila, e in particolare del sindaco e dei dirigenti competenti in materia di Ripianificazione e Urbanistica e di Bilancio e Patrimonio, per chiedere formalmente che vengano presi provvedimenti rispetto alla vicenda della casa dello studente San Carlo Borromeo.

“Devo vigilare su tutto io? – si lascia scappare il sindaco, che però non vuole esporsi sulla questione – Non è un atto politico, ma legale e solo i miei avvocati possono rispondere”.

L’Unione degli universitari ha “accusato” il Comune di non aver “garantito” l’accordo di programma firmato il 16 giugno 2009 insieme a Regione Abruzzo, Regione Lombardia, Provincia dell’Aquila, Dipartimento di Protezione Civile e Curia Arcivescovile dell’Aquila.

Nel documento era stato stabilito che la struttura sarebbe stata “realizzata a ‘beneficio’ del Comune dell’Aquila”, che ne avrebbe trasferito l’uso alla Regione Abruzzo affinché la stessa “attraverso le sue articolazioni provveda alla relativa gestione”.

“Come è noto la Regione Abruzzo ha trasferito, in spregio all’accordo di programma, la gestione della struttura alla Arcidiocesi dell’Aquila – dicono gli studenti – la quale, a sua volta l’ha trasferita ad un privato, la Fondazione Giorgio Falciola, che gestisce la residenza in maniera privatistica”. (m.c.)