L’AQUILA – Ormai non teme più nessuna vetta Carlo Colaianni, giovanissimo aquilano, di San Felice d’Ocre, che sta vincendo di tutto, dappertutto, da vera, giovane promessa dello sci alpinismo e dello sky running.

L’allenamento quotidiano e una fortissima determinazione l’hanno portato a raggiungere il quinto posto assoluto nell’Italian Series, classifica stilata in base alla somma dei punteggi ottenuti nei Vertical di Cornon, Gran Sasso e Latemar.

Moltissimi i podi in competizioni a livello nazionale, altrettanti i primi posti in gare locali. Fenomenale il record all’Eco trail delle Rocche, precedentemente detenuto dall’olimpionico Valerio Checchi. E il ‘Camoscio d’Ocre’, questo il suo soprannome, non si ferma più.

Come mai ti sei avvicinato ad uno sport così duro? 

È stata la passione per la montagna a farmi fare una scelta del genere. Sin da piccolo, guidato dai miei genitori, ho imparato a conoscerla e ad apprezzare i benefeci che il contatto costante con la natura può darti. Il gusto della competizione, poi, mi ha spinto verso lo sci alpinismo e lo sky running. Mix perfetto!

Quando hai cominciato?

Esattamente 2 anni fa. Sono tesserato con una società trentina, “Bogn da Nia”. È dialetto trentino, vuol dire ‘buoni a nulla’. Di essa fanno parte atleti tra i più forti al mondo: Urban Zemmer, ad esempio, campione del mondo di Vertical Race.

Che sensazioni provi quando scali le tue vette? 

Senso di libertà, innanzitutto. Lassù hai come compagno te stesso e quel che ti circonda. Nient’altro. L’appagamento, poi. Quel che provo una volta conclusa una gara o un semplice allenamento, non saprei neppure descrivertelo. Mi sento davvero bene.

Qual è stata la gara in cui ti sei divertito di più?

I Campionati italiani Vertical di scialpinismo a Torgnon, in provincia di Aosta, in occasione della terza edizione del Trofeo Ski Race, nel dicembre 2013. Lì ho centrato il terzo posto. Grande gara. 

E lo ‘scenario’ più bello?

Beh, la Marmolada, in assoluto. Per quanto riguarda le competizioni, invece, l’ambiente della Misurina Ski-Raid è imbattibile. Le Dolomiti, insomma.

Immagino tu voglia entrare in qualche gruppo sportivo. Sbaglio?

Non sbagli affatto. Il mio sogno è quello di indossare la divisa dell’Esercito Italiano. Vorrei entrare a far parte della squadra di sci alpinismo.

Montagna a parte, che mi dici della scuola?

Sarò breve: quarto anno del Liceo Scientifico delle Scienze applicate. Quel che posso dirti è che è molto difficile conciliare studio ed allenamento. La verità? Vorrei avere molto più tempo per allenarmi.

Perché? Quante volte ti alleni nell’arco della settimana?

Tutti i giorni, anche due volte al giorno. D’estate alterno la corsa allo skiroll e alla bici da strada. Mi alleno su Monte Ocre, dietro casa mia in pratica. E sul massiccio del Gran Sasso. Con gli skiroll, invece, percorro la salita che porta a Rocca di Cambio partendo da Bagno o da San Felice d’Ocre, totalizzando così all’incirca 15 – 20 chilometri. Con la bici, poi, dai 20 ai 150 chilometri al giorno, a seconda del programma stabilito. 

E d’inverno?

Soltanto sci alpinismo con una media di 10 mila metri di dislivello settimanali. 

Con chi ti alleni di solito?

Prevalentemente da solo, per mancanza di tempo. Ma ho anche molti amici che condividono la mia stessa passione come Davide Sponta, Marco Daniele, Igor Antonelli, mio compaesano e creatore dell’azienda Live Your Mountain, ed infine la guida alpina Raffaele Adiutori, straordinario compagno di gare.

Il tuo preparatore?

In passato ne ho avuto uno ma, oggi, grazie all’esperienza maturata col tempo, preferisco essere io l’allenatore di me stesso. Metto in atto un metodo di allenamento ‘a sensazione’: esso si basa su una profonda conoscenza di noi stessi e del nostro corpo. La cosa importante e da non trascurare assolutamente è l’aspetto psicologico: allenamenti eccessivi, massacranti, portano inevitabilmente ad un rifiuto.

Hai uno sponsor?

Sì. Il team Tecnica che mi fornisce scarpe e vestiario e l’Atk Race per attacchi e bastoncini. La società, poi, mi rimborsa le spese delle trasferte.

Hai un modello al quale ti ispiri, nell’ambito sportivo e non?

Eccome. Matteo Eydallin, scialpinista dell’Esercito italiano. Adoro il suo approccio psicologico alle gare e alla vita in genere.

I tuoi hobby?

Resto sempre nell’ambito della montagna. Mi piace molto arrampicare, l’arrampicata mi trasmette le stesse sensazioni che provo quando corro o scio. Libertà ed appagamento.

E la fidanzata?

Eh, per ora nulla. Come si dice, è un ‘periodo di secca’.

Se dovessi ringraziare qualcuno, chi sceglieresti?

Più di una persona: i miei genitori, innanzitutto. I miei sponsor, il team manager della Tecnica Aurelio Michelangeli. E, ovviamente, i miei amici.