L’AQUILA – La guerra scoppiata in Medio Oriente, provocata da Israele e Usa, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz e l’interruzione delle consegne di petrolio e gas dai Paesi del Golfo ha fatto schizzare verso l’alto il prezzo dei carburanti. Con conseguenze che posso rivelarsi drammatiche anche in Italia e in Abruzzo per i bilanci familiari, non solo per gli spostamenti, ma per l’acquisto dei beni di prima necessità, a cominciare da quelli alimentari.
Intanto la sforbiciata di 25 centesimi sulle accise disposta dal governo, valida fino al 1° maggio, non si è tradotta in un abbassamento del prezzo alla pompa della stessa cifra. Il massimo del ribasso è stato toccato il 20 marzo e si è fermato a 15 centesimi in meno. Intorno a Pasqua, la corsa al rialzo delle quotazioni è poi arrivata a mangiarsi completamente tutto lo sconto applicato dall’esecutivo.
Oggi in Abruzzo, in base ai numeri ufficiali pubblicati sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gasolio self è a 2.072 euro, la benzina self a 1.741 euro, il gpl servito 0.795 centesimi, il metano servito a 1.510 euro.
Prezzi medi, ma ad esempio per quello che riguarda il gpl all’Aquila, nei distributori si superano gli 0,87 centesimi.
I dati del Ministero dell’Ambiente attestano però una piccola diminuzione, ma di soli 2 centesimi per la benzina, di 4 centesimi per il gasolio.
l’Istat nei giorni scorsi ha fatto sapere che l’inflazione acquisita a marzo per il 2026 è pari a +1,5% ed è il tasso ipotetico che si realizzerebbe in caso di variazioni mensili nulle per il resto dell’anno. Nell’ipotesi di una “dinamica moderata”, con aumenti dei prezzi dello 0,1% su su base mensile da aprile a fine anno, l’inflazione media del 2026 sarebbe dell’1,8%. Con una crescita congiunturale “leggermente più ampia”, dello 0,2% per i prossimi mesi, il tasso di inflazione sarebbe del 2,2% nell’intero anno.
Ma il caro vita già si fa sentire: per quanto concerne i prodotti alimentari, sono state le melanzane a registrare nell’ultimo mese il più forte rialzo dei prezzi al dettaglio: il costo, secondo i calcoli dell’associazione, è infatti salito del 21,5% su base annua. Al secondo posto si piazzano poi i piselli, che sono invece aumentati negli ultimi 30 giorni del 19,6% su base annua.
A seguire nella classifica dei beni che stanno facendo registrare i maggiori aumenti di prezzo ci sono i frutti a bacche come mirtilli, lamponi, more e ribes, il cui costo è cresciuto del 16,3%. Le zucchine invece fanno segnare un rincaro dell’11,1% su base annua, mentre i limoni aumentano del 10,8%, le fragole del 10,4%, i legumi del 9,9% e i pomodori del 9%.
A vedere cresce il prezzo sono stati infatti anche i carciofi, che hanno fatto registrare un +8,8%, le uova (+8,5%), la carne bovina (+8,4%), quella ovina (+7,2%), cavolfiori e broccoli (+7,2%), agrumi (+6,6%), peperoni (+6,4%).
Quest beni del resto viaggiano in massima parte su gomma e risentono dunque delle variazioni del prezzo di diesel e benzina.
L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre (Cgia) ha lancia l’allarme sulla crisi di liquidità delle aziende di autotrasporto se il prezzo del diesel restasse sopra la soglia ‘psicologica’ di 2 euro al litro. Ipotizzando una stabilizzazione del prezzo per tutto il 2026, l’Ufficio studi Cgia stima che oltre 13mila imprese del trasporto su strada sulle 67.350 totali potrebbero finire per chiudere i battenti.
La Cgia calcola che il rincaro del gasolio rispetto al 31 dicembre 2025 si attesta su 0,50 euro al litro, un incremento pari al 30% in tre mesi. Considerando che un mezzo pesante viaggia in media con un pieno di 500 litri, un rifornimento completo arriva oggi a costare 1.067 euro, 250 in più paragonato alla fine dello scorso anno. Ipotizzando una proiezione sull’intero 2026, un trasportatore dovrebbe mettere in conto una spesa complessiva di 76.860 euro, quasi 17.500 in più di quanto sostenuto negli ultimi dodici mesi.
Unatras, l’Unione delle associazioni nazionali dell’autotrasporto merci, ha confermato il fermo totale dell’autotrasporto dal 25 al 29 maggio prossimi.
La richiesta è quella di ristori compensativi del mancato rimborso accise pari a 200 euro ogni 1000 litri di gasolio acquistato; la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali; il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’immediata compensazione dei rimborsi accise; e l’adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo. “Senza ristori immediati si spegne l’Italia” sottolineano i camionisti.
“Ci rivolgiamo al Governo con chiarezza: il tempo delle risposte interlocutorie è finito. La categoria chiede da mesi misure compensative concrete contro l’insostenibile aumento del costo del carburante. Auspichiamo che il Governo riconosca il ruolo fondamentale dell’autotrasporto per l’economia nazionale e apra un confronto serio, con chi le regole le rispetta” concludono da Unatras.
Conseguenze nefaste anche per il trasporto aereo, con consistenti aumenti dei biglietti in vista, e già in essere e voli cancellati.
Lufthansa ad esempio ha cancellato 20.000 voli tra maggio e ottobre per risparmiare cherosene. A riferirlo è stato il Financial Times, parlando di uno dei tagli più consistenti effettuati dalle compagnie aeree a livello globale. Come ribadisce il quotidiano britannico, la compagnia tedesca ha cancellato circa 120 voli giornalieri a partire da lunedì e interromperà anche le rotte non redditizie da Monaco e Francoforte fino alla fine della stagione estiva, che si conclude a metà ottobre.






