L’AQUILA – Gli abruzzesi continuano con la scelta di passare le festività natalizie in casa. Dopo il Natale, anche per il veglione di Capodanno sarà così, una tendenza nazionale.

Numeri e dati, infatti, non fanno altro che evidenziare un quadro di recessione totale, se si pensa che a festeggiare l’arrivo del nuovo anno in un locale o in vacanza sarà soltanto il 14 per cento degli italiani, come sviscerato in un sondaggio nerissimo di Confesercenti-Swg.

Addirittura, un milione di famiglie, il 4 per cento degli intervistati, non festeggerà la notte di San Silvestro a causa di motivazioni economiche.

Per spiegare meglio la situazione: a restare in casa saranno 8 italiani su 10, l’82 per cento degli intervistati ha dichiarato di affidarsi a “brindisi fatti in casa” (nel 2011 si trattò dell’86 per cento, ma come già detto quest’anno parecchia gente non festeggerà proprio), anche se un 6 per cento andrà al ristorante, in pratica il 4 per cento in più rispetto al 2011, unico dato che può essere accostato agli anni pre-crisi, complici le offerte decisamente al ribasso per la sera del 31 dicembre.

Anche sul fronte della spesa per il cenone i numeri dicono che è crisi, in calo del 3 per cento per il terzo anno consecutivo. In soldoni, 300 milioni di euro in meno rispetto al 2011, a fronte di un esborso di più di due miliardi di euro.

Quindi, per San Silvestro si cercheranno soluzioni ‘low cost’. Basta dare un’occhiata al web per rendersi conto di quanto la crisi recessiva che sta videndo l’Italia abbia influito sulle offerte per un evento che ha sempre ‘spolpato’ le tasche degli italiani. A Roma e a Milano, per esempio, i prezzi sono scesi fino a 15 euro, roba per attirare pià gente possibile per permettere agli organizzatori un incasso non troppo al di sotto della ‘tradizione’.

Sul fronte del cibo per la cena di fine anno, stessa tendenza al risparmio con stragegie di menù low cost.

Per il cenone di San Silvestro è boom di cotechini e zamponi che fanno registrare un aumento negli acquisti dell’8 per cento rispetto all’anno scorso, per un totale di circa 6 milioni di chili serviti in tavola. Secondo le stime di Coldiretti, sulle tavole di quasi due italiani su tre, il 62 per cento, sarà presente il gustoso insaccato. Niente prodotti esteri, allora, quindi niente caviale, foie gras. Spazio a cotechino, carciofi, polenta, spumante.

“La scelta dei prodotti locali – spiega la Cia-Confederazione italiana agricoltori – va a tutto vantaggio della tradizione oltre che del portafoglio. Tra gli oneri fiscali di fine anno e le spese per il Natale appena trascorso, infatti, le famiglie opteranno per una tavola ‘anti crisi’, scegliendo prodotti del luogo e contenendo il budget medio. Per l’organizzazione agricola la spesa destinata al cenone di fine anno sarà tra i 20 e 25 euro a persona”.

E le associazioni di consumatori consigliano: per abbattere i costi della spesa, si può sostituire il salmone con le alici e i tortellini con gli spaghetti. In questo modo, si può arrivare ad abbattere il costo del cenone del 36 per cento.

I CONSUMATORI: ”LA CRISI SI SENTE E FA MALE”

In Abruzzo si segue l’andazzo nazionale in ogni ‘campo’ delle festività.

“Nella nostra regione la crisi si sente e fa male, il veglione di fine anno nel segno dell’austerità è ‘solo’ uno dei tanti sintomi della crisi, credo che polso della situazione ce l’abbiano tutti – commenta ad AbruzzoWeb l’aquilano Antonello Galassi, presidente dell’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori (Adoc)”.

“Non c’è un grosso entusiasmo per i consumi in generale, forse per queste festività si stanno privilegiando solo i più piccoli. Anche le grandi catene di distribuzione, che si muovono seguendo tecniche di marketing molto raffinate, hanno rinunciato a fare grandi vetrine, avendo acquistato meno prodotti natalizi come pandori e panettoni per non restare con le classiche rimanenze di gennaio – prosegue – Questo purtroppo si ripercuote anche sull’occupazione, se andiamo a vedere ad esempio i grossi negozi di elettronica costretti a ridurre il personale hanno ridotto il personale anziché aumentarlo”.

“Da noi le grandi e medie aziende hanno avuto molte difficoltà nel pagare le tasse, vedi Imu – spiega Galassi – questo ha influito pesantemente sulla tredicesima. Senza voler entrare nella politica, la crisi che viviamo è friutto di un grave effetto collaterale della moneta Euro, che oggettivamente non ci ha dato una mano, quindi adesso non possiamo affidarci a politiche ‘keynesiane’ per poter mettere in circolo denaro fresco in tempi difficili. Così, l’economia reale crolla e si porta dietro tutti”.

“L’unico aspetto positivo, se si può usare questo aggettivo in un quadro di recessione – spiega – è la riscoperta di prodotti come i ‘chilometri’ zero, senza dubbio più sani rispetto agli industriali. Sempre più agricoltori, ormai, si rivolgono al settore biologico. Ottime notizie arrivano anche dal fronte delle associazioni, come quella dei custodi dei semi, che valorizzano e smerciano le sementi originali e locali, ma non basta, non può bastare per salvare la nostra economia”. (r.s)

BOTTI DI FINE ANNO VIETATI IN TUTTA ITALIA

Al bando petardi e botti in Italia. Sono moltissime le città i cui sindaci hanno vietato i classici spari di fine anno, facendo esultare le associazioni in difesa degli animali che l’ultimo dell’anno per via del caos pirotecnico se la passano male, arrivando anche a morire. Con questa mossa, è evidente, oltre a proteggere cani, gatti e compagnia, si cerca ovviamente di evitare il solito bilancio da guerra mondiale con feriti e, purtroppo, morti.

Il che non vuol dire che non ci saranno spettacoli pirotecnici. A Napoli il sindaco Luigi De Magistris ha invitato “turisti e napoletani a venire in piazza Plebiscito” la notte dell’ultimo dell’anno, sollecitando a dire ‘no’ “ai botti e ai fuochi illegali” e spiegando di non aver emanato una ordinanza “che vieti in modo complessivo i fuochi perché Napoli è la città anche dei fuochi legali. Infatti a Castel dell’Ovo, alle 2 di notte di Capodanno, ci sarà uno spettacolo di fuochi pirotecnici assolutamente legali e sicuri”.

Alcuni sindaci abruzzesi hanno seguito la linea del ‘no’: Massimo Cialente, Maurizio Brucchi e Attilio Di Mattia, primi cittadini di L’Aquila, Teramo e Montesilvano (Pescara). Le ordinanze parlano chiaro, chi verrà ‘beccato’ a sparare verrà multato.

Nel capoluogo abruzzese, tornando al capitolo low cost, capodanno nel centro storico terremotato all’Hotel Centrale che ha organizzato il veglione tagliando il costo del biglietto.

Il prezzo per cena e dopocena “T_club new year’s eve 2013”, con open bar, sarà di 75 con ospite internazionale, il Dj Juicy.