L’AQUILA – Alle 23.40 di ieri sera e dopo una maratona di 12 ore la conferenza dei capigruppo, presieduta da Giuseppe Di Pangrazio, ha deliberato di riunire il Consiglio regionale nella prima data utile prevista dopo la pausa estiva.

In un clima di polemiche e scontri in aula, infatti, la riunione è stata sciolta per mancanza del numero legale alla luce delle 15 presenze per la maggioranza di centrosinistra, ‘orfana’ dei tre consiglieri Luciano Monticelli del Partito democratico  e Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico, per tutta la giornata di ieri assenti, in aperta polemica con la coalizione e il presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso, e con le opposizioni fuori dall’aula.

Una vittoria per gli aventiniani, che mettono in crisi la maggioranza proprio nell’ultima seduta prima delle ferie estive.

I tre sono stati a pranzo sul Gran Sasso, a pochi chilometri dall’Aquila, invece che all’Emiciclo, nonostante gli sms di fuoco del governatore che li invitava letteralmente a scendere dall'”Aventino” e a tornare in Consiglio.

La conferenza dei capigruppo, che si è svolta intorno all’una della notte, ha sancito il rinvio delle importanti decisioni, tra cui il salvataggio dell’Istituzione sinfonica abruzzese (Isa), il provvedimento sul piano di riassorbimento dei dipendenti delle Province e la copertura di costi per alcune importanti deleghe degli stessi enti provinciali.

In conferenza stampa a Pescara, questa mattina, i tre aventiniani hanno invece spiegato le ragioni della loro clamorosa decisione.

“Basta con una logica da ‘figli e figliastri’. Noi vogliamo fare in modo che tutti gli Abruzzesi sentano tali, a prescindere dalla territorio di appartenenza”, hanno tuonato, considerando giunta l’ora “di mettere sul tavolo un serio discorso di programmazione che riguardi tutti i territori abruzzesi”.

E sul tavolo, già hanno anticipato i tre, ci sono anche i finanziamenti e l’impegno della Regione, che non devono essere assicurati solo all’Istituzione sinfonica abruzzese, e ad Abruzzo Engineering, ma anche alle altre istituzioni culturali e agli altri enti strumentali in crisi, come il Cotir, l’Arit, il Mario Negri Sud, il Ciapi. Negano infine di “essere a caccia di poltrone e assessorati”, nonostante le voci di rimpasto che da mesi circolano su Ac.

Cucite le bocche e silenziosi i telefoni, invece, degli esponenti di maggioranza, e in particolare del Pd. Dove a parlare, con toni molto critici, sono stati soprattutto gli esponenti aquilani, in primis la senatrice Stefania Pezzopane, il sindaco Massimo Cialente, il segretario cittadino Stefano Albano. E, unica eccezione tra i consiglieri regionali di maggioranza, Pierpaolo Pietrucci.

Un comunicato stampa sarà comunque diramato domani dal segretario regionale Pd, Marco Rapino, che è in Francia. Molto probabili provvedimenti nei confronti di Monticelli, contro il quale fortissima è l’iritazione in casa democrat.

Scontate le reazioni delle opposizioni, con il Movimento 5 stelle che ha parlato di “maggioranza sconfitta su tutti i fronti” e di “debacle del Faraone”, riferendosi al presidente D’Alfonso.

All’attacco anche il centrodestra, e Forza Italia in una nota ha accusato: “Una sconfitta pesante su tutta la linea per questa maggioranza che non è riuscita ad approvare nessun progetto di legge, dimostrando chiaramente e per l’ennesima volta di essere completamente allo sbando e nel caos con il presidente che sembra aver perso il suo ruolo di guida”.

Rabbia da parte anche da parte dell’Istituzione sinfonica abruzzese, che deve attendere ancora per conoscere il suo destino, saltato il finanziamento atteso da 800 mila euro e salvo miracoli stagione concertistica ancora bloccata, se non cancellata.

A tal proposito il consigliere comunale Giorgio De Matteis ha commentato in una nota “gestione dilettantistica” e “disinteresse per L’Aquila” da parte della dilaniata maggioranza in Regione.

E a fare fronte comune a favore dell’Isa, come accennato, gli esponenti del Pd aquilano. La senatrice Pezzopane ha lanciato l’allarme, ricordando che per l’Istituzione sono ora a rischio anche i finanziamenti statali, che dipendono dalla compartecipazione della Regione.

Durissimo il commento del sindaco aquilano Cialente, arrivato a suggerire al presidente D’Alfonso di “mandare tutti a casa, per ricandidarsi di nuovo, con un programma ancora più deciso e scegliendo, per le liste, non più portatori di voti di singole enclavi elettorali, ma veri e soprattutto leali al programma politico, amministratori regionali”.

Un Cialente negli ultimi mesi mosso da un nuovo spirito regionalista che, secondo alcuni rumors raccolti da questo giornale, in futuro, al termine del suo ultimo mandato con la fascia tricolore, potrebbe anche concretizzarsi in una “staffetta” alla vice presidenza della Giunta con l’altro ‘big’ dei dem aquilani, Giovanni Lolli.

Il segretario provinciale del Pd aquilano Albano ha ammesso una “crisi di visione” e ha appoggiato il consigliere regionale Pietrucci, aquilano anche lui, che ha parlato di “miseri campanilismi all’interno della maggioranza”.

Forte irritazione da parte degli esponenti politici delle Province abruzzesi, che vedono rinviata a data da destinarsi, dopo le ferie, l’urgentissima legge di riordino.

Il centrosinistra va dunque in ferie con la certificazione di una profonda spaccatura interna: a nulla sono valsi i tentativi di D’Alfonso e soci di ‘recuperare’ fino a tarda sera il sedicesimo consigliere, convincendo l’ex grillino Leandro Bracco, espulso dal M5s e confluito nel gruppo misto, per avere il numero legale ed aprire la seduta ed approvare i provvedimenti più urgenti.

In aula, aperta la seduta poco prima della mezzanotte, nel corso della votazione sulla istanza di sospensione dei lavori, presentata dal capogruppo Pd, Sandro Mariani, per continuare i lavori della commissione andati avanti per tutta la giornata, il sistema elettronico ha segnalato 15 voti, uno in meno del numero legale, indicando come assente il consigliere del Pd e sottosegretario alla presidenza del consiglio Camillo D’Alessandro, fedelissimo del governatore, nonostante la presenza di 16 persone, quindi anche di Bracco.

A quel punto sono divampati caos e confusione con D’Alessandro e il centrosinistra che hanno puntato il dito sul malfunzionamento del sistema, cercando di ripetere il voto.

L’opposizione dei grillini, che hanno minacciato di rivolgersi alle forze dell’ordine, e la mancanza dei numeri hanno indotto la maggioranza zoppa a desistere e rinviare tutto alla ripresa dell’attività dopo le ferie.

Secondo quanto si è appreso, sarebbe stato Bracco, espulso da Grillo per aver accettato la delega alla Cultura e all’estetica da parte di D’Alfonso, a non aver votato, avendo dimenticato la tessera, evidentemente non convinto di votare con la maggioranza anche alla luce delle pressioni delle opposizioni e anche dei ribelli del centrosinistra.

Da sottolineare che, per essere valida, la seduta avrebbe dovuto essere aperta entro la mezzanotte.

Bracco ad AbruzzoWeb ha confermato oggi di aver “dimenticato il tesserino”, ma che la cosa “non è stata voluta, perché non avrei comunque contribuito a garantire il numero legale”, confermando “di rimanere coerentemente all’opposizione”.

Domani alle ore 10 si riunirà la commissione di Vigilanza, presieduta dal bellicoso consigliere forzista Mauro Febbo, per affrontare il tema dell’inquinamento del fiume Pescara e il relativo divieto di balneazione sul litorale pescarese.

A seguire, alle ore 11, si riunirà ancora la commissione Bilancio per completare l’esame della riforma delle competenze delle Province.