TERAMO – “E se Giulio Cesare Sottanelli stesse ciurlando nel manico, pronto ad attraversare il Rubicone e passare con il centrodestra con una strategia già attuata alle elezioni di maggio scorso a Teramo?”.
Un tremendo sospetto si è insinuato e sta avvelenando ancora di più il clima già teso e ingessato nel tavolo del campo largo del centrosinistra, con gli occhi puntati su uno dei protagonisti della coalizione, il deputato rosetano e segretario regionale di Azione. Anzi, c’è qualche autorevole esponente della coalizione allargata che racconta, senza peli sulla lingua, che in uno dei tanti confronti l’influente Sottanelli avrebbe minacciato “Se Costantini non sarà il candidato presidente, vado da Marsilio” sentendosi rispondere: “lo sappiamo, ci sei già andato”.
E mentre i giorni e le settimane passano e la coalizione “Abruzzo” insieme non trova la quadra per decidere il candidato da contrapporre al governatore uscente di Fratelli d’Italia, Marco Marsilio, accade infatti che Sottanelli continua a insistere sulla candidatura dell’ex parlamentare e consigliere regionale di Idv, l’avvocato pescarese Carlo Costantini, ora anche lui di Azione. Nonostante abbia ricevuto una raffica di no da Pd e M5s e dall’ala sinistra della compagine.
Se non altro perché Costantini è già stato sconfitto come candidato presidente del centrosinistra alle regionali del 2009 contro Gianni Chiodi di Forza Italia, e per nulla togliere al valore e spessore della persona, difficilmente potrebbe essere proposto come volto nuovo e dirompente.
E allora il sospetto è che Sottanelli, non nuovo a manovre machiavelliche, stia semplicemente cercando la scusa, il casus belli, per abbandonare il tavolo del centrosinistra e provare ad accomodarsi in quello del centrodestra, dialogando innanzitutto con Marsilio, anche se dovrà fare i conti con il secco no della Lega, per le ragioni che saranno qui di seguito illustrate.
Un indizio? In una delle ultime riunioni Sottanelli ha battuto i pugni sul tavolo minacciando chiaro e tondo, “Guardate che vado da Marsilio!”. E qualcuno gli ha risposto sarcasticamente: “Lo sappiamo, anzi, ci sei già ci sei andato…”.
Questo dietro le quinte, pubblicamente, in comunicati stampa ed intervista Sottanelli ha detto invece in stile doroteo e molto più conciliante: “se fosse Costantini non ci opporremo, ma se si cerca un nome per bruciarlo, ebbene non sarà quello di Costantini. Ci vuole unità: o sarà espressione di tutti o faremo scelte diverse”. E ancora: “per me tutti i nomi circolati sono civici, ma Costantini è l’unico che quattro anni e mezzo fa è stato eletto da liste civiche. Noi non abbiamo fatto nomi e riteniamo che bisogna privilegiare i criteri oggettivi sul profilo da individuare, per scegliere la persona più idonea alla tipologia di progetto e al momento storico. Ma niente veti, non diamo patenti a nessuno”.
Questa ulteriore impasse sarà senz’altro all’ordine del giorno nella riunione del tavolo del campo largo prevista per domani.
In questo quadro molto ingarbugliato, sabato a Pescara ci sarà la direzione regionale di Azione, alla presenza del leader nazionale, Carlo Calenda.
Di fatto l’ostruzionismo di Sottanelli sta ulteriormente ritardando le scelte, e il candidato, che doveva essere deciso addirittura entro ferragosto, non arriverà nemmeno oggi, entro il termine ultimo intimato in una nota di fuoco da Demos, Articolo uno e Sinistra Italiana, sempre più a disagio. Si parla ora di una assemblea decisiva per il 25 settembre.
I nomi intanto sul tavolo sono sempre gli stessi: oltre a Costantini, sono in corsa per l’investitura il teramano Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo ed ex presidente della Tua, la società regionale del trasporto pubblico, il chietino Silvio Paolucci, capogruppo in Regione del Pd ed ex assessore alla Sanità, l’aquilano Americo Di Benedetto, consigliere regionale di Legnini presidente, il vastese Francesco Taglieri, capogruppo di M5s, e poi ha fatto irruzione l’ipotesi dell’avvocato chietino Giovanni Legnini, ex vice presidente del Csm, ex parlamentare e sottosegretario all’Economia con delega alla ricostruzione del terremoto dell’Aquila del 2009, ex commissario straordinario di governo per la ricostruzione post sisma del Centro Italia 2016 e 2017, che già si era candidato nel 2019 a presidente della Regione Abruzzo, sconfitto da Marsilio. Altra new entry, rivelata dal quotidiano Il Centro, è Fabrizio Marinelli, docente universitario di diritto privato all’Università dell’Aquila, esperto di usi civici, proposto da M5s.
Tornando dunque a Sottanelli: lo schema tattico che il deputato rosetano sembra adottare sul tavolo del centrosinistra, a molti ricorda quello già sperimentato alle ultime elezioni comunali di Teramo. Dopo aver dialogato con il centro-sinistra, e con Italia viva, ai tempi federata con il partito di Calenda, si è alla fine clamorosamente buttato a destra, riuscendo per di più ad imporre il suo candidato, presentato come civico, l’avvocato Carlo Antonetti, ex presidente della Teramo basket, che è stato appoggiato, ma più che altro in assenza di alternative condivise, dall’intero centrodestra, con la Lega che, masticando amaro, ha dovuto fare un passo indietro dopo aver proposto l’assessore regionale al Lavoro, Pietro Quaresimale.
Un’operazione fallimentare: Antonetti ha perso seccamente al primo turno contro il candidato sindaco del centrosinistra, l’uscente Gianguido D’Alberto. Una debacle che ha fatto esplodere di rabbia, ad urne chiuse, la Lega, tanto che il segretario regionale e ora sottosegretario all’Agricoltura, Luigi D’Eramo, in una conferenza stampa di fuoco ha detto chiaro e tondo: “l’operazione Teramo si è rivelata un fallimento e lo dico sin da subito: per quello che riguarda la Lega, esperienze di allargamento di campo del centrodestra non ci saranno mai più. Detto ancora più chiaramente: Azione non potrà in nessun modo far parte del centrodestra alle prossime elezioni regionali”.
Una fatwa che si presume sia ancora vigente. Pertanto anche nel centrosinistra, i più intransigenti ragionano sul fatto che si può dire no a Costantini senza il rischio di perdersi per strada Azione e il suo non grande bagaglio di voti, che però potrebbe essere determinanti, visto che tanto Sottanelli si troverebbe le porte chiuse da parte del centrodestra, e l’ipotesi per lui di correre in solitaria sarebbe impresa ai limiti del donchisciottesco.
Ma non si può escludere che in realtà ci sia in atto un dialogo tra Sottanelli e non tanto con il centrodestra, ma direttamente con Marco Marsilio, potendo forse contare sulla sponda dell’ex assessore regionale teramano Paolo Gatti, pronto a candidarsi con Fdi, e che alle comunali di Teramo ha appoggiato con la sua civica Antonetti al fianco di Sottanelli.
Ma Marsilio non è detto che si adegui alle volontà e ai diktat della Lega, soprattutto ora che il partito di Matteo Salvini è solo l’ombra di quello che alle regionali del 2019 aveva sbancato sfiorando il 30%, e che durante la legislatura ha perso sei consiglieri regionali su dieci, e non dunque più nelle condizioni di alzare la voce e sbattere i pugni sul tavolo.
In ogni caso Marsilio, scaltro politico di lunga esperienza, ha tutto l’interesse a creare scompiglio nel campo avversario, ed eventuali ammiccamenti a Sottanelli, per poi magari lasciarlo sedotto e abbandonato al suo destino, sono del tutto funzionali ad aggiungere un tassello per la sua storica riconferma alla guida della Regione.






