L’AQUILA – Le elezioni politiche del 2027 e quelle regionali del 2029 sono ancora ben lontane.
Eppure sono queste due scadenze che già dettano le mosse politiche anche nel Consiglio regionale abruzzese, per quel che riguarda in particolare il campo largo del centrosinistra e M5s, che non riesce all’Emiciclo a trovare una linea politica chiara e compatta, e con una regia forte e riconosciuta.
Regia che non è ritenuta essere quella del professor Luciano D’Amico, ex rettore dell’università di Teramo, candidato presidente a marzo 2024 scorso, nella veste di civico, e sconfitto dal riconfermato Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, seppure da tutti stimato per la competenza e autorevolezza accademica, che non riesce ad imporre la sua leadership, e questo c’entra qualcosa, anzi molto, con il fatto che con la politica ci ha preso gusto, e mirerebbe ad una ricandidatura in Parlamento, o in ogni caso in Regione, ancora una volta come presidente. D’Amico è destinatario di polemiche per le scelte differenti e più di un episodio di assenza, tanto che a difendere a spada tratta il professore è ormai solo il Movimento 5 stelle. E la stessa fotografia si registra sulle candidature alle politiche del prossimo anno, e in prospettiva per le Regionali.
In Regione, del resto, come possibili candidati già si rincorrono infatti i nomi del presidente della commissione Vigilanza, il teramano Sandro Mariani e del capogruppo Silvio Paolucci, entrambi del Partito democratico. Per quanto riguarda il Parlamento, con pochi posti a disposizione dopo la riforma che ha dimezzato il numero di senatori e deputati, si può dare per certo che non vogliono rivali in casa l’ex sindaco di Pescara, ex presidente della Regione, poi senatore e ora deputato Luciano D’Alfonso, come pure l’ex segretario regionale del Pd, il senatore Michele Fina, tesoriere nazionale, e vicino alla segretaria Elly Schlein
E dietro questi due big c’è già una lunghissima fila di pretendenti, non solo tra i dem ma anche negli altri partiti della coalizione.
Ecco dunque che si può ipotizzare il motivo per cui D’Amico appaia isolato e battitore libero all’interno della coalizione, con la leadership messa in discussione, in più di un episodio e passaggio politico.
Prime levate di scudi si sono avute da buona parte delle opposizioni per l’iniziale apertura di D’Amico alla riforma elettorale, che prevede un collegio unico al posto dei quattro provinciali, perorata con forza da Marsilio, osteggiata con forza in primis dal consigliere regionale aquilano del Pd Pierpaolo Pietrucci. Come pure la disponibilità del professore a discutere della Asl unica regionale, anche se questa riforma, avanzata da Marsilio, è destinata a restare nel cassetto.
Ora però, come confermato dal summit del 16 febbraio all’Auditorium Santa Maria da Bitetto a Teramo, D’Amico sul collegio unico ha fatto una decisa marcia indietro, dichiarandosi contrario e pienamente in linea con il resto dell’opposizione.
C’è stato poi a creare scontri interni all’opposizione il suo oltranzismo contro le cosiddette “leggi mancia”, ovvero i fondi distribuiti a pioggia e a discrezione da ciascun consigliere, ma del resto il professore ha brandito quello che era stato detto in campagna elettorale e inserito nel programma del campo largo: i fondi a comuni associazioni ed eventi vanno erogati solo ed esclusivamente con bandi pubblici con criteri di scelta oggettivi, ordini di priorità e canoniche graduatorie, altrimenti sono un “marchettificio”, una regalia”, una pratica di surrettizio “voto di scambio”.
Ma a molti esponenti della sua parte politica, farebbe invece molto comodo avere una fetta della torta, accordandosi con la maggioranza come da anni avvenuto, per dare risposte ai territori in cui sono stati eletti.
Ad Abruzzoweb lo hanno detto chiaro e tondo i due consiglieri del suo gruppo Abruzzo insieme, il teramano Giovanni Cavallari, ex vicesindaco, e Vincenzo Menna, consigliere comunale di Atessa, in provincia di Chieti.
Ha detto il teramano Cavallari: “Il professor Luciano D’Amico resta il nostro coordinatore, è una persona di alto profilo, ma su questioni come la Asl unica, la nuova legge elettorale e la riforma del ciclo idrico ha preso posizioni da me non condivise, come pure da buona parte della coalizione”, aggiungendo, “venendo da una carriera universitaria, come ex rettore dell’Università di Teramo, ha probabilmente nel suo dna meccanismi che non sono tipici di quelli di chi fa politica da tanti anni”.
Ancora più diretto sulla “legge mancia” Vincenzo Menna: “In Consiglio regionale per il centrosinistra è stato un clamoroso autogol rinunciare a quota parte dei cosiddetti ‘fondi a pioggia’, è stato un regalo fatto al centrodestra che ci ha impedito di dar seguito alle richieste di tanti sindaci e realtà vive del territorio. Ho provato a spiegarlo al professor D’Amico, grande persona, ma forse troppo accademico, gli manca l’esperienza politica e amministrativa”. E ha proposto che nella manovra d’aula si può dare semplicemente “la priorità nell’attribuzione dei fondi ai Comuni, e poi alle associazioni meritevoli, storiche, consolidate”, senza eliminare per il resto, come vorrebbe il professore, la discrezionalità dei singoli consiglieri
Riavvolgendo il nastro, agli atti resta, nei mesi scorsi, la mancata difesa e controffensiva da parte dei suoi dagli attacchi in aula di Marsilio e poi dell’assessore al Bilancio Mario Quaglieri di Fdi, il suo voto a favore assieme a quelli della maggioranza per la cancellazione dei fondi del Premio Pigro di Teramo, ritenuti anch’essi a pioggia, mentre invece quei fondi sono stati difesi a spada tratta dai consiglieri eletti in provincia di Teramo, Dino Pepe del Pd, da Cavallari e dallo stesso Mariani in conferenza stampa, che però in aula si era astenuto. E ancora: l’invito ai suoi, caduto nel vuoto, ad abbandonare la prima Commissione Bilancio per protestare contro l’atteggiamento irrisorio dell’assessore Quaglieri.
In generale, come già riferito da Abruzzoweb, il Partito democratico in particolare non riconosce più a D’Amico il ruolo di leadership dell’intera opposizione, e da primo partito intende dettare la linea, senza che essa venga imposta un outsider civico, per quanto autorevole e stimato come D’Amico, iscritto al gruppo misto. Mentre sono a lui vicini e sodali i due consiglieri del Movimento 5 stelle, Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini.
E anche qui c’entrano eccome le prossime scadenze elettorali.
Non passa certo inosservato il grande protagonismo di Sandro Mariani, consigliere al terzo mandato, senz’altro il più esuberante e incisivo negli scontri d’aula nel Marsilio bis, prendendo di mira in particolare il presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri, di Forza Italia.
Uno stile ben diverso da quello di D’Amico, considerato troppo mite e poco incisivo, il che va bene per un’aula universitaria, molto meno, c’è chi osserva anche nella base, nella cruenta arena della politica.
C’è insomma chi assicura che Mariani stia già lavorando per la sua candidatura a presidente della Regione, e in una conferenza stampa, Mariani ha affermato quanto segue: “ci sono i tecnici che fanno politica, i politici che fanno i tecnici. Ma la politica deve tornare ad avere la sua autonomia, lo si è visto quando il centrosinistra ha candidato i tecnici cosa è accaduto”.
Frase sibillina che qualcuno ha letto come un riferimento anche alla sconfitta delle ultime regionali con D’Amico presidente. Certo è che Mariani è tra i principali fautori di una linea alternativa a quella di D’Amico.
Altro aspirante a presidente di Regione viene indicato in Silvio Paolucci, capogruppo anche nella passata legislatura del Pd, al suo terzo mandato, con D’Alfonso anche assessore al Bilancio e alla Sanità, che già per le regionali del marzo 2024 aveva avanzato la sua candidatura, ma poi gli alleati del Pd hanno puntato i piedi perché non volevano un uomo di partito ma una personalità super partes capace di fare sintesi. Paolucci ha fatto così un passo indietro, e intanto era spuntato il nome dell’ex parlamentare e consigliere regionale Carlo Costantini, ex Idv e poi di Azione, “portato” proprio da D’Alfonso, seppur dietro le quinte. Anche questa ipotesi è risultata essere non praticabile, e allora dal cilindro è uscito il nome, che ha messo tutti d’accordo, di Luciano D’Amico, anche perché il tempo era quasi scaduto.
Un altro big del Pd, Pierpaolo Pietrucci, invece sembra essere fuori dai giochi, e c’è chi lo vuole candidato sindaco dell’Aquila nel 2027.
Veniamo alla partita del Parlamento: anche in questo caso D’Amico avrebbe già avanzato la sua intenzione di candidarsi.
Ma un macigno che ostacola la sua corsa verso Roma è rappresentato, ironia della sorte, proprio da D’Alfonso, mentore e scopritore di D’Amico, da quando lo nominò presidente della Tua, la società regionale del trasporto pubblico abruzzese.
D’Alfonso, che anche da Roma è abile manovratore dietro le quinte del centrosinistra abruzzese, come detto per la partita delle regionali aveva provato ad imporre Costantini, poi naufragata l’ipotesi ha dato l’ok all’ipotesi D’Amico, non lesinando energie in campagna elettorale. Ma c’è chi afferma che una candidatura in Parlamento di D’Amico potrebbe compromettere una sua terza elezione, attingendo dallo stesso bacino elettorale. Non vuole terzi incomodi nemmeno Fina, e comunque ci sono altri big che desiderano staccare un biglietto per Roma, a cominciare, sempre dentro il Pd, dal teramano Pepe e dal pescarese Antonio Blasioli, vice presidente del Consiglio regionale. Senza contare il Movimento 5 stelle, soprattutto dopo che c’è stata l’eliminazione del limite del secondo mandato elettivo, con tanti ex parlamentari ed ex consiglieri regionali pentastellati abruzzesi che potranno così tornare in campo.





