ROMA – Laura Boldrini, marchigiana, 51 anni, eletta nelle liste di Sinistra ecologia libertà, è il nuovo presidente della Camera dei deputati.
Un’elezione che ha sbloccato, con 17 voti in più del quorum necessario di 310, uno dei due ‘intoppi’ politici della giornata e cioè i vertici dei due rami del Parlamento. È la terza donna, dopo Nilde Jotti e Irene Pivetti, a essere eletta Presidente della Camera nella storia repubblicana.
Il procuratore antimafia Pietro Grasso, 68 anni, senatore del Partito democratico, è stato eletto nel pomeriggio nuovo presidente del Senato.
Grasso è stato eletto con 12 voti in più rispetto a quelli di cui dispone al Senato la coalizione di centrosinistra: ne ha 125, ne ha presi 137. Schifani ha ricevuto invece tutti i voti di cui dispone la coalizione di centrodestra (117).
L’elezione è arrivata a maggioranza relativa dopo la sfida all’ultima tornata con il candidato del Popolo della libertà, l’uscente e ricandidato Renato Schifani. Grasso è padre di Maurilio, dirigente della squadra Mobile della questura dell’Aquila.
La nuova presidente è stata in Abruzzo tempo fa, nel settembre 2010, quando alla Torre del Cerrano di Pineto (Teramo), in occasione della rassegna “Emergenze mediterranee, culture, linguaggi, arti”, presentò un suo libro.
Dall’impegno per i rifugiati, iniziato tanti anni in prima fila in Venezuela accanto ai campesinos lavorando in una azienda di produzione del riso, alla Camera dei deputati.
Il percorso di Laura Boldrini, eletta nelle liste di Sel nella circoscrizione Sicilia 2, è fatto di viaggi e dedizione per i profughi che l’ha portata a diventare portavoce dell’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, organismo dell’Onu che conta 50 milioni di assistiti.
Nominata nel 2009 ‘Italiano dell’anno’ da Famiglia Cristiana “per il costante impegno, svolto con umanità ed equilibrio, a favore di migranti, rifugiati e richiedenti asilo”, a chi le chiedeva tempo fa di raccontare la sua storia la neoeletta rispondeva che per prima cosa occorre conoscere le lingue, e per seconda cosa conoscere i meccanismi dell’informazione da dentro.
Con una motivazione forte: “credere che si puó dare un contributo anche se non si puó rivoluzionare il mondo”, secondo il suo slogan.
L’impegno della Boldrini, approdata a Montecitorio tra le file di quella squadra di sette persone che rappresentano il ‘no profit’, inizia subito dopo la maturità, quando va a lavorare in una risaia del Venezuela, prima di intraprendere un lungo viaggio in tutto il Centroamerica.
E, dopo la laurea a Roma in legge e una breve esperienza in Rai, nel 1989 comincia la sua carriera all’Onu, lavorando per quattro anni alla Fao.
Dal 1993 al 1998 si occupa del Programma alimentare mondiale (Pam) come portavoce per l’Italia, compiendo molte missioni in aree di crisi, tra cui Jugoslavia, Georgia, Iraq e Afghanistan.
L’approdo all’Alto commissariato per i rifugiati è nel 1998 e dura fino al 2012.
Anni in cui riceve anche tanti riconoscimenti: dalla Medaglia ufficiale della commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna (1999), al titolo di Cavaliere ordine al merito della Repubblica italiana (2004), al Premio Consorte del Presidente delle Repubblica (2006).
Ultimo, ma soltanto in ordine di tempo, anche il premio ‘Italiano dell’anno’, ricevuto dal settimanale Famiglia Cristiana nel 2009.
“Sono nato a Licata, in provincia di Agrigento, e cresciuto a Palermo, città che con la sua storia e il suo patrimonio di bellezza e insieme di violenza, ha influenzato le scelte più importanti della mia vita, sia sul piano familiare che su quello professionale”.
Si presenta così, nella biografia preparata per la candidatura a senatore con il Pd, Piero Grasso. E con una massima per rinnovare il servizio alle istituzioni: “Chi fa politica non può avere altri interessi”.
Ieri, primo giorno, da debuttante a Palazzo Madama, ha presentato un disegno di legge contro la corruzione, il voto di scambio, il falso in bilancio, l’autoriciclaggio perché “il Paese non può attendere oltre”.
Sposato con Maria dal 1970, padre di Maurilio, funzionario di Polizia dirigente della squadra Mobile dell’Aquila, e nonno di Riccardo inizia la carriera di magistrato nel 1969 a Barrafranca, in provincia di Enna, per proseguire a Palermo nel 1972 fino ad arrivare alla direzione nazionale antimafia.
Uno dei primi casi su cui lavora è l`omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, nel 1985 è giudice a latere nel Maxiprocesso a Cosa Nostra nato dalle indagini del pool antimafia.
Giovanni Falcone, nel frattempo nominato Direttore della Direzione affari penali del ministero di grazia e giustizia, lo chiama con sé nel maggio del 1991 come consigliere.
“In quei mesi – racconta Grasso – iniziamo a disegnare nuovi progetti e nuove strategie di coordinamento dell`attività giudiziaria contro la criminalità organizzata: in quella sede viene decisa la nascita della procura nazionale antimafia, delle Direzioni distrettuali e della Direzione investigativa antimafia. Purtroppo questo lavoro di architettura legislativa viene bruscamente interrotto il 23 maggio 1992 con la strage Capaci, seguita poche settimane dopo, il 19 luglio, da quella altrettanto cruenta di via D’Amelio”.
Grasso sostituisce Falcone nella Commissione centrale per la definizione ed applicazione dello speciale programma di protezione a favore dei testimoni e collaboratori di giustizia.
“Delle stragi del 1992 e del 1993 – aggiunge – comincio a interessarmi nelle mie nuove funzioni di coordinamento e di impulso, prima come sostituto poi come aggiunto, presso la Direzione nazionale antimafia”.
Nel 1999 il ritorno a Palermo come procuratore capo della Repubblica con un incarico che dura fino al 2005, “in questi anni vengono arrestate per reati di mafia più di 1.700 persone, e vengono consegnati alla giustizia 13 dei 30 latitanti più pericolosi”.
Nel 2005 Grasso diventa procuratore nazionale antimafia e viene confermato per un secondo mandato nel 2010.
“Nell’autunno 2013 la mia esperienza di Procuratore nazionale antimafia si sarebbe conclusa, anche se sarei potuto restare in magistratura sino al primo gennaio 2020 – conclude – Ho però deciso di dare le dimissioni dall`ordine giudiziario, nel quale non potrò più tornare, di ‘spostarmi’ in politica e di impegnarmi con il Partito democratico per portare la mia esperienza in Parlamento, certo di poter dare il mio contributo al rilancio di temi importanti come la situazione delle carceri, la lotta alla criminalità organizzata, la difesa della legalità, la sicurezza dei cittadini e la riforma della Giustizia”.






