L’AQUILA – Ormai è guerra aperta. La tensione che aleggiava sottotraccia tra i presidenti della Camera di commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli, e di Teramo, Gloriano Lanciotti, sulla fusione e la nascita operativa – dato che finora tutto è solo sulla carta – della Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia, è esplosa in modo deflagrante.

Uno scontro a distanza, in attesa della voltazione del consiglio camerale aquilano dell’11 giugno prossimo, consumato tra dichiarazioni, accuse e smentite sulla stampa.

“La fusione non è a rischio. Quella della sede è solo una strumentalizzazione: se, poi, qualcuno ha qualche motivo nascosto, lo cela molto bene auspicando che altri glielo risolvano”.

Santilli, dopo mesi di assoluto silenzio, nonostante le sollecitazioni arrivate a più riprese da molte associazioni di categoria aquilane,che hanno attaccato “i metodi e la qualità dell’attuale gestione”, ad esprimersi in merito all’accorpamento tra le due Camere, ha squarciato il velo di oblio, affidando alle colonne del quotidiano Il Messaggero un’intervista che suona come un atto di accusa diretto al versante Teramano: “La Camera del Gran Sasso d’Italia non è a rischio”.  Un’intervista dai toni, in più passaggi, piuttosto “piccati”.

L’uscita pubblica arriva dopo l’intervento di Lanciotti che, in una trasmissione televisiva all’emittente teramana Teleponte, ha espresso un netto “no all’accorpamento tra i due enti”, bollandolo come “una forzatura”, spingendosi anche oltre: “Mi dicono che Santilli ha qualche problemino gestionale” e sottolineando “la virtuosità dell’ente teramano, che negli ultimi due anni ha intercettato 2 milioni di euro di fondi europei destinati alle imprese”, in contrapposizione a quello aquilano.

Affermazioni che, evidentemente, non sono andate giù a Santilli, negli ultimi mesi al centro di un fuoco di fila di accuse da parte delle stesse associazioni che compongono il consiglio camerale.

“Tutti sanno che indietro non si può tornare. Non ci troviamo di fronte alla decisione si fa o non si fa – dichiara Santilli – la fusione è stata deliberata dalle due Camere con atti assunti dai consigli. Il matrimonio lo abbiamo già celebrato, il cognome lo abbiamo cambiato in ‘Gran Sasso d’Italia’, il brindisi lo abbiamo fatto e la banda ha suonato visto che lo abbiamo strombazzato ai quattro venti. Quella della sede è solo una strumentalizzazione: le due sedi restano così come sono e garantiranno presenza e servizi. Se, poi, qualcuno ha motivi nascosti , li cela molto bene”.

“Quanto al mio irrigidimento sulla fusione, se lo si vuole interpretare così – aggiunge di Santilli – è solo il rispetto degli atti assunti”. A precisa domanda sulla non ricandidatura, il presidente uscente non nasconde le sue difficoltà gestionali all’interno dell’ente parlando di “necessità di un cambiamento, quando nasce un nuovo soggetto. Non si possono affrontare sfide con la passione che scende. Ho voglia di dedicarmi alle mie cose. Sono convinto che entusiasmi nuovi facciano bene all’ente che nascerà. Non ho rimpianti”, le parole di Santilli, il cui gradimento comunque è sceso tra le associazioni di categoria, consigliando la istanza di un nuovo mandato.

Non un solo accenno, nell’intervista, alle tante accuse mosse dai rappresentanti delle associazioni datoriali che siedono intorno al tavolo del consiglio: dall’Api che ha tacciato pubblicamente l’attuale presidenza della Camera di commercio dell’Aquila “di gestione personalistica, caratterizzata da disfunzioni e gravi mancanze statutarie, puntualmente denunciate”, alla Cna che ha parlato di “atteggiamento poco chiaro da parte della presidenza” limitandosi, in questo caso, a rispondere che “la Cna ha in consiglio ha votato l’accorpamento”.

La stessa Confindustria era uscita allo scoperto sollecitando la chiusura del percorso di fusione e sottolineando “l’eccessiva dilazione della tempistica”. Le sottolineature negative al mandato di Santilli, da parte della schiera dei critici, che si fa sempre più folta, riguardano anche episodi specifici: l’assenza del presidente della Camera aquilana, alla contrattazione sulle tasse sospese dopo il sisma 2009, su cui dal 2015 Santilli si è sfilato senza mai prendere una posizione pubblica, i bandi per l’assegnazione delle Luci d’artista a dicembre scorso, il mancato sostegno organizzativo alla Rassegna ovini, nell’edizione 2018 e in quella di quest’anno, evento storicamente fiore all’occhiello dell’ente camerale, la mancanza di partecipazione a bandi europei per l’attrazione di investimenti a vantaggio delle imprese del territorio.

Tutti “nei” messi nero su bianco pubblicamente, di recente, in diversi interventi sulla stampa, da molte associazioni di categoria. “In queste condizioni appare evidente, ma non giustificabile”, chiosano i critici, “il calo di passione del presidente, stretto tra mille problemi gestionali, a cui evidentemene non riesce più a far fronte. Ma quando si riveste un ruolo istituzionale, va fatto con il massimo dell’impegno ”.

Un calo di interesse, ammesso dallo stesso Santilli, imprenditore e consigliere di amministrazione della Banca di credito cooperativo di Roma, che i più maliziosi attribuiscono alla consapevolezza di non essere rieletto e alle nuove normative che, dal 2016, hanno lasciato ai presidenti e ai componenti di giunta delle Camere di commercio il solo ruolo istituzionale di rappresentanza, annullando ogni possibilità di retribuzione economica.