L’AQUILA – “Conosciamo bene la situazione del call center Inps-Inail-Equitalia dell’Aquila. E non possiamo far altro che pretendere l’applicazione della clausola sociale anche per i lavoratori in subappalto”.

Interviene così Martina Scheggi, del Sindacato lavoratori della comunicazione (Slc) della Cgil nazionale, sulla vicenda del call center Inps-Inail-Equitalia.

Si tratta di una commessa che nel capoluogo d’Abruzzo è la più grande delle dieci in Italia e che rischia, come le altre, un nuovo bando di gara al massimo ribasso sul costo del lavoro e la mancata applicazione della clausola sociale per i lavoratori in subappalto – nel caso aquilano quasi 500 addetti su 560, da Transcom in subappalto all’azienda Lavorabile – quella cioè che garantirebbe la continuità del rapporto di lavoro come per gli addetti in appalto diretto.

“Ma una volta salvati anche i lavoratori in subappalto – precisa la Scheggi ad AbruzzoWeb – è necessario al tempo stesso prevedere per la gara successiva il divieto di subappalto e di delocalizzazione. Senza dimenticare il rischio di massimo ribasso”.

E sulla possibilità che anche un ente pubblico come l’Inps porti via dall’Italia i servizi di assistenza telefonica, Scheggi afferma che “non abbiamo, per adesso, né una conferma, né una smentita”.

Ecco perché “in ogni caso è fondamentale il divieto di delocalizzazione”.

“In questo momento – precisa poi la sindacalista – però, una delle domande che ci stiamo ponendo è se al netto degli accordi per cui la gestione dei dati personali viene garantita a seconda degli standard europei mentre in altri Paesi sono stati firmati accordi bilaterali, come facciamo ad essere certi che un accordo secondo gli standard italiani sia rispettato anche altrove?”.

Si tratta, per la Scheggi, di un elemento in più da inserire nel dibattito “in vista di rinnovi molto importanti, che trattano dati personali molto importanti come ad esempio nel caso dell’Inps”.