L’AQUILA – L’estate in Abruzzo continuerà così com’è iniziata, calda e afosa, e l’inizio dell’autunno sarà più secco e con temperature sopra la media stagionale.
Sono le previsioni del Cetemps dell’Aquila, che sulla base dei dati planetari forniti dai principali centri meteorologici europei e statunitensi, e a partire dall’Ecmwf del Regno Unito, rielabora localmente le informazioni, e monitora la situazione meteo grazie alla propria rete di rilevatori.
“C’è una certa uniformità di previsione sul bacino Mediterraneo, dove ci si aspetta un’estate con temperature leggermente superiori alla media del periodo, in linea con il trend degli ultimi anni per il quale le temperature sono in continuo aumento, per quanto riguarda il centro Italia nell’ordine di mezzo grado-un grado superiore rispetto alla media estiva”, dice Gianluca Redaelli, professore associato di Fisica dell’atmosfera e dell’oceano dell’Università dell’Aquila e responsabile della modellistica climatica del Cetemps.
“Ci si aspettano lunghi periodi di caldo intervallati da brevi periodi più freschi e piovosi. Le precipitazioni saranno nella media estiva, anche se alcune previsioni indicano una stagione più secca, ma di poco”, precisa.
“L’Europa dell’est sarà invece molto più calda, fino ad un paio di gradi sopra la media stagionale, mentre il bacino Mediterraneo sarà decisamente più fresco in comparazione”, aggiunge Redaelli.
Le previsioni meteorologiche più attendibili, com’è noto, sono quelle che coprono fino ad un massimo di 7-15 giorni, mentre diventano meno certe quelle a lungo termine, anche se i ricercatori si spingono a prevedere che tempo farà fino a 3-6 mesi.
E vengono fatte “con due approcci modellistici e matematici diversi”, spiega il prof: “Le previsioni a lungo termine considerano le temperature degli oceani, i grandi flussi ciclonici e anticiclonici e fanno valutazioni di grandezze meteorologiche mediate su ampi spazi ed intervalli di tempo, per esempio sulla temperatura media mensile del centro Italia. Si tratta dunque di una indicazione media della tendenza, più che di una vera previsione meteo strettamente intesa che ci potrebbe dire, per esempio, dove e quando pioverà e per quanto tempo”.
“I calcoli modellistici ripetuti molte volte, e considerati nel loro insieme con metodi statistici, riescono a dare un andamento probabilistico – dice – Fino a 5 o 6 anni fa erano limitate all’ambito della ricerca, hanno uno skill, ovvero una capacità previsionale, decisamente più basso di quelle a breve termine per aspetti intrinseci alla metodologia, anche se negli ultimi anni sono stati fatti grandi progressi”.
Detto ciò, le previsioni di cui si è in possesso oggi indicano per l’autunno “ancora caldo con precipitazioni ancora più rare, quindi con una stagione secca, con meno pioggia rispetto alla media del periodo in Italia centrale”.
Le previsioni metereologiche non sono, tuttavia, ad esclusivo appannaggio della curiosità del singolo o per soddisfare l’esigenza di poter organizzare per tempo una scampagnata, ma possono avere notevole rilievo anche per la geopolitica.
“È utile avere una indicazione sulle tendenze per sapere, ad esempio, cosa predisporre sui bacini idrici, sapere che inverni ci si aspettano e poter predisporre piani di gestione, dal semplice acquisto di sale da parte delle concessionarie autostradali ai piani neve dei Comuni – ragiona Redaelli – In gran parte si tratta però ancora di un prodotto di ricerca, ogni volta che si valuta quanto abbia funzionato il modello di previsione ci si confronta con gli altri ricercatori a livello internazionale e si ricalibra, per fare di meglio in futuro”.
“In zone particolari come l’Europa – aggiunge – avere una idea di ciò che capiterà in Africa è utile anche a prevedere i flussi migratori. Anni fa, per fare un esempio, eravamo stati contattati per capire come organizzare i campi profughi. Inizia ad esserci sensibilità sul fatto che avere indicazioni sulle condizioni medie possa permettere una migliore organizzazione territoriale. Attualmente c’è uno skill medio basso, che varia anche a seconda delle zone geografiche, ma il prodotto sta sostanzialmente crescendo”.
“Come si elaborano matematicamente le previsioni del tempo a lungo termine? Sono essenzialmente legate alle temperature oceaniche globali il cui andamento permette, attraverso la simulazione con modelli matematici delle interazioni oceano-atmosfera su tempi lunghi, un’indicazione sulle tendenze climatiche. Si pensi ad esempio agli effetti dell’El Niño, che altro non è che una fluttuazione a larga scala delle temperature superficiali oceaniche”.
“Le rilevazioni delle temperature degli oceani si compiono sia localmente con delle boe, che a livello satellitare con dei radiometri, quest’ultima misurazione è massiccia e molto ben organizzata. C’è in generale un continuo monitoraggio di quelle che sono le condizioni oceaniche ed atmosferiche, ed i satelliti non fanno solo rilevazioni sulla copertura nuvolosa, ma misurano tanti elementi”.
“Gli stessi dati raccolti dalla rete del Cetemps entrano nei dataset internazionali di variabili meteo, radar e chimiche”, conclude Redaelli.





