PESCARA – Due le anime di questo Pescara: la dirigenza e la tifoseria.
La prima cerca di convincere i tifosi che il campionato di permanenza in B va visto come un successo…
La seconda è delusa perché, vista la pochezza di questo torneo, ha la consapevolezza che, con un minimo di sagacia nella campagna acquisti estiva, quando sono stati ceduti pezzi importanti, e in quella invernale, in cui sono stati sbagliati gli acquisti, si poteva arrivare tranquillamente ai play off.
Ma il problema è che l’elemento portante di questa rinascita biancazzurra, il presidente Giuseppe Adolfo De Cecco, non è sostenuto dagli altri soci in quanto, mentre lui da entusiasta e da imprenditore molto fornito, puntava alla promozione per soddisfare il suo sogno di sedere tra i grandi del calcio nazionale, gli altri lottano per garantirsi una presenza al minimo all’interno della società.
Tant’è che, il giorno della prossima ricapitalizzazione, già si ha sentore di abbandoni, di riduzioni di partecipazione di quote, ed è chiaro che, in questi termini, il futuro pescarese è rivolto a traguardi molto poco ambiziosi.
Da tener presente, inoltre, che i due rappresentanti principali di questa situazione, De Cecco e Sebastiani, hanno idee molto diverse.
De Cecco, intanto è stato quasi costretto a ridimensionare la sua partecipazione dal 27 al 15 per cento lasciando disponibili quote per nuove entrate societarie che fanno capo a Sebastiani, che oggi è il maggior azionista e può contare sull’appoggio di quei soci da lui portati all’interno del gruppo.
I tifosi hanno ben capito questa lotta interna e hanno anche capito che con questi personaggi non c’è da sperare molto: a essi basta la serie B come traguardo massimo e la partecipazione alla vita calcistica locale presuppone la conquista e la soddisfazione di altri interessi che nulla hanno a che vedere con la crescita della Pescara Calcio.
È vero che ci sono alibi anche concreti a giustificare questo ridimensionamento del campionato e a giustificare un girone di ritorno piuttosto dimesso, ma quando la volontà interiore non sostiene e non supporta l’entusiasmo sportivo, il risultato finale non può che essere mediocre.



