CALASCIO – L’architetto Dario Banaudi, insieme a un gruppo di amici professionisti, ognuno nel proprio campo, un anno fa subito dopo il terremoto decise di aiutare l’Abruzzo e il territorio dell’Aquila in maniera diretta lavorando a un progetto di rinascita del territorio, per l’Abruzzo e per gli abruzzesi.

Fondò l’associazione “Una Luce per la Rinascita” e scelse Calascio (L’Aquila) come luogo per il suo progetto. L’illuminazione della Rocca di questo fine luglio sarebbe stato l’inizio di un vero e proprio piano di riqualificazione del territorio.

La notizia dello scioglimento del Comune di Calascio è stato un brutto colpo per Banaudi e i suoi collaboratori, che a pochi giorni dall’evento ora temono per la sua realizzazione.

“Devo essere sincero – afferma – sono seriamente preoccupato e mi domando come un paese semi abbandonato di 100 abitanti come Calascio, dove le elezioni si decidono tra famiglie e per quattro o cinque voti, possa essere oggetto di smanie di potere per spartirsi i pochi e trascurati beni di un territorio che, lasciato a queste continue diatribe da cortile, rischia di morire”.

“E questo Calascio non lo merita, non lo merita l’Abruzzo e non lo meritano quegli abruzzesi che hanno ancora un senso civico integro e che avrebbero più da insegnare che apprendere da chi li amministra”.

Queste le parole di Banaudi, amareggiato dalla vicenda del commissariamento. “Sono arrivato qui con qualche amico – ricorda – e intanto abbiamo illuminato a costo zero, contando solo sui mezzi propri e sull’aiuto di pochi amici, insieme a due generosi quanto limitati aiuti finanziari, la meravigliosa Rocca di Calascio. Abbiamo messo in piedi un progetto di scuola d’Arte grazie alla Società Umanitaria di Milano, uno di Cooperativa agrcola, uno di un museo del territorio e una tre giorni di eventi medievali, con tanto di esibizione di scuola di falconeria, sempre usando il proprio tempo e i propri mezzi”.

“E in questo anno, fin dall’inizio – prosegue – ci sono stati in paese boicottaggi, lettere anonime, pettegolezzi su disgrazie altrui, insomma tutto il miserabile armamentario che ormai è ridotta ad usare la ‘politica’ quando è mossa da interessi personali e dimentica che il suo scopo sarebbe il governo virtuoso della città e dei suoi abitanti”.

“Con il risultato – conclude Banaudi – che ora si rischia di compromettere tutto. È un rischio, però, che proveremo con tutte le nostre forze a evitare, perché siamo convinti di fare il bene dell’Abruzzo e di questi luoghi, che ci hanno stregato e adottato e per i quali vale la pena battersi”.