CHIETI – Migliaia di ricerche video, registrazioni, documenti fotografici sul patrimonio immateriale culturale abruzzese e sugli emigrati nel mondo. L’ambizione di riunire in un unico luogo fisico l’immensa mole di documenti della Regione Abruzzo, catalogati e fruibili e anche digitalizzati. Un grande archivio, insomma, da mettere a disposizione di scuole università, amministratori e cittadini.

Questo era, e resta, l’obiettivo del progetto Cadra, il Centro archiviazione documentale della Regione Abruzzo, presentato in pompa magna nel lontano 2006 ai tempi del presidente di centrosinistra Ottaviano Del Turco.

Progetto che rappresenta, tuttavia, a oggi ancora una clamorosa incompiuta, meno visibile certo, vista la sua natura immateriale, delle tante infrastutture, strade, edifici, lasciati a metà e non uitlizzati in Abruzzo, ma non per questo meno clamorosa.

Un destino simile al progetto Dedalus, che deve rendere realtà il fascicolo sanitario elettronico, di cui ha già riferito AbruzzoWeb, e che incrociando le dita dopo un lungo calvario, durato anni, inizierà forse a essere operativo solo il prossimo autunno.

Cadra prevedeva la realizzazione di un centro per l’Archiviazione Documentale e per attività di Disaster Recovery, un centro per la conservazione dell’arte e delle tradizioni abruzzesi (Cat) e un Centro di documentazione sull’emigrazione abruzzese nel mondo (Cem).

Ovvero migliaia di schede realizzate secondo precisi schemi imposti dal ministero dei Beni culturali, sull’intero patrimonio immateriale dell’Abruzzo e delle comunità di abruzzesi nel mondo.

A distanza di oltre 11 anni dall’avvio del progetto, dal valore di 4 milioni di euro, queste schede non sono di fatto fruibili online in alcun modo.

A rievocare il fantasma di Cadra è stato di recente il consigliere regionale delegato alla Cultura Luciano Monticelli (Partito democratico) che ha chiesto lumi sullo stato dell’arte in un’interrogazione al presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che sarà calendarizzata solo dopo le lunghe vacanze dei consiglieri regionali.

A dare, intanto, già qualche risposta a questo giornale è l’Arit, l’Agenzia regionale per l’informatica e la telematica, per voce dell’attuale direttore, Sandro Di Minco.

“La parte fisica del progetto è bloccata da un contenzioso legale con la società che doveva ristrutturare e adeguare gli spazi dello stabile in località Salvaiezzi nel comune di Chieti – spiega – che doveva ospitare l’enorme mole di documenti della Regione, ovvero la centrale operativa del Cadra. Il contenzioso si è scatenato intorno alle definizione delle opere rispetto al progetto iniziale”.

E cosi, dopo 11 anni dall’avvio del grande progetto Cadra e un processo di catalogazione del patrimonio documentale di oltre 19.600 scatole, che una legge nazionale impone di gestire e inventariare, gli stessi attualmente sono stati collocati dalla Regione Abruzzo presso un centro di documentazione privato a Mosciano Sant’Angelo.

Tra essi anche i documenti del Comitato regionale di controllo, ora sciolto, solo per quelli 7 mila scatole, e ancora i documenti dell’ispettorato dell’Agricoltura a partire dagli Trenta, del Genio civile di Chieti, e molto altro, che potrebbero tornare utili, e non solo agli storici.

Per quanto riguarda la parte infrastrutturale e applicativa, ovvero il sistema informatico necessario a catalogare e rendere reperibili e consultabile l’immensa mole di documenti, Di Minco rivela che “l’hardware e il software sono stati collaudati, e poi anche aggiornati e rinnovati visto il lungo periodo intercorso dall’inizio delle attività del progetto”.

E aggiunge che “riguardo la parte culturale del progetto si prevedeva una fase di inizializzazione dei contenuti tramite la realizzazione di schede relative alla conservazione dell’arte e delle tradizioni abruzzesi e al centro di documentazione sull’emigrazione abruzzese nel mondo, che sono in ogni caso sono messi a disposizione della Regione. Del resto – fa notare – salvo diverse disposizioni l’Arit, come in altri casi analoghi al progetto Cadra, ha avuto il compito di realizzare progetti elaborati e commissionati specificatamente dalla Regione Abruzzo cui spettano poi le scelte relative al miglior uso ed alla gestione di tali progetti”.

In attesa di specifiche disposizioni, al fine di preservare tale patrimonio l’Agenzia ha sviluppato un’azione orientata a integrare le soluzioni sviluppate in ulteriori progetti del medesimo campo di applicazione.

Le schede Cem e Cam però da qualche parte esistono, anche in formato elettronico. Ma online non sono disponibili.

E se si chiedono lumi ai Centri regionali dei Beni Culturali, la risposta è sempre la stessa. “Il database non è ancora funzionale, non può essere messo on line”. Dunque le schede restano inaccessibili.