A quasi due anni dal terremoto, il progetto C.a.s.e. è ormai una realtà urbana e sociale giocoforza accettata dagli aquilani.

Nelle 19 aree sono stati realizzati 185 edifici, per un totale di circa 4.500 appartamenti che a oggi ospitano circa 14 mila persone.

Alcuni abitano alloggi vicini alle loro case di un tempo, quelle che hanno perso, altri hanno cambiato completamente zona della città o addirittura paese.

Disagi e comfort si dividono quasi equamente, mentre le famiglie del capoluogo cercano di abituarsi a passare la vita in queste abitazioni.

Come si abita oggi nel progetto C.a.s.e.? Per avere il quadro della situazione e vagliare sentiti dire positivi e negativi, AbruzzoWeb avvia una nuova rubrica che periodicamente porterà i lettori dentro le piastre e gli alloggi.

Tra problemi, speranze, disagi e comodità. Buona lettura.

C.A.S.E. PAGANICA 2 – LA SCHEDA
Palazzine:  25
Appartamenti:  590
Persone a oggi:  1.870
Cosa va: Cosa non va:
1. Aree verdi, campi e giochi per bambini 1. Mezzi di trasporto carenti
2. Appartamenti caldi 2. Non ci sono luoghi d’aggregazione
3. Alloggi vicini al paese 3. Raccolta differenziata poco alimentata

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di Elisa Marulli

L’AQUILA – Circa 2.000 persone, quasi 600 famiglie sistemate negli alloggi realizzati nelle 25 piastre antisismiche.

Sono questi i numeri del progetto C.a.s.e. di Paganica 2 (che si distingue da Paganica Sud, situata verso la frazione di Tempera) la più grande fra le “new town” costruite nell’emergenza post-terremoto.

Sono davvero tanti gli edifici antisismici che sorgono qui, così tanti da creare non poche difficoltà di orientamento a chi ha poca familiarità con la zona.

Verde, giallo e arancione sono i colori delle facciate di queste strutture in cui da più di un anno sono ospitati i tanti aquilani che, nella notte del 6 aprile 2009, hanno perso la propria casa o quelli un po’ più fortunati che non l’hanno vista crollare ma comunque non possono rientrarci perché inagibile.

Colori accesi che contrastano però con le emozioni di chi lì dentro ci vive con la consapevolezza che forse non sarà solo una breve parentesi. “Mio marito spesso fa una battuta – dice Giuliana Mazzotta, che ha una bimba di 7 anni – che in fondo tanto battuta non è: sarà da questa casa che nostra figlia uscirà il giorno in cui si sposerà”.

Ed è proprio pensando a una permanenza a lungo termine che, dopo aver ringraziato per aver ricevuto un tetto sotto il quale dormire, ora la gente vuole qualcosa di più.

Iniziando dai mezzi di trasporto, assolutamente carenti.  Per chi non ha a disposizione una macchina e per spostarsi deve prendere i mezzi pubblici, infatti, non ci sono fermate dell’Ama all’interno del progetto C.a.s.e.

“Per prendere l’autobus devo arrivare fino a via Onna – racconta Eliana Volpe, che vive nella piastra numero 8 dal 17 dicembre 2009 – che non è vicina al quartiere: facendo la strada normale impiego circa 30 minuti per arrivarci. C’è un autobus alle 7 di mattina e dovrei uscire alle 6.30 da casa, quando fuori è ancora praticamente notte. Per fortuna ho scoperto una scorciatoia che taglia in mezzo ai campi, che mi porta su via Onna in meno tempo. Però si tratta di passare in mezzo ai prati infangati, quindi sono costretta a portarmi dietro le scarpe di ricambio che poi indosso una volta preso l’autobus”.

Una situazione di forte disagio che vivono in tanti (“sono moltissime le persone che come me passano per i campi per arrivare alla fermata”, dice Eliana) e a cui sembra non si possa porre rimedio.

“Tempo fa – racconta Eliana – abbiamo anche intrapreso una raccolta firme per chiedere all’Ama di far passare gli autobus nel progetto C.a.s.e., ma ci hanno risposto che questo non è possibile perché, una volta entrati nelle vie del quartiere, i mezzi non hanno abbastanza spazio per fare manovra e riuscire”.

Non ha nulla per cui lamentarsi, invece, Antonello Golia, che vive con la sua famiglia in un appartamento di questa “new town”. “Fortunatamente non abbiamo nessun problema per spostarci. Siamo in tre e possediamo tre macchine. Anche nel palazzo non abbiamo avuto problemi con nessuno, anche perché siamo abituati a vivere in condominio”.

Un disagio che vive la maggior parte delle persone è invece quello della mancanza di luoghi di aggregazione, denunciato un po’ da tutti, soprattutto dagli anziani.

“Non sappiamo dove andare – spiega Gina, una pensionata che vive nella piastra numero 6 da un anno e un mese – per andare a comprare un pezzo di pane devo aspettare che qualcuno mi accompagni fino al paese, a Paganica. Potrebbero mettere qui almeno un’edicola o un bar, così noi anziani avremmo la scusa per uscire a fare due passi, e magari scambiare due chiacchiere con qualcuno”.

L’unica “salvezza” per chi come la signora Gina non ha la macchina è il furgoncino della frutta e della verdura che passa due volte a settimana. “Potrebbero fare anche qui un mercato settimanale come quello del venerdì di Paganica” propone suo marito, Tonino.

Tentativi di creare qualche svago ci sono anche stati, ma non sono andati a buon fine. Come il progetto, realizzato in collaborazione con l’Ente Parco relativo agli “Orti urbani”, pezzettini di terreno da coltivare messi a disposizione degli abitanti.

Dopo un primo periodo positivo, questi orti ora versano in uno stato di totale abbandono: recinzioni rotte e casse contenenti gli attrezzi per il lavoro nei campi “svuotate”. “Sono recintati ma si può facilmente accedervi – prosegue Tonino – quindi chiunque potrebbe entrare e rubare quello che uno ha coltivato. E poi manca l’acqua per irrigarli”.

Per i bambini invece ci sono molte aree verdi attrezzate con campi da calcio e giochi dove poter passare il tempo. Anche se si poteva anche in questo caso pensare di fare di più. “In estate – dicono alcune mamme – si muore dal caldo e i parchi giochi sono tutti senza copertura. I nostri bimbi sono costretti a uscire al tramonto per giocare”.

Mentre fuori dalle quattro mura domestiche ci sono problemi importanti che riguardano la socialità, all’interno delle case si vive qualche piccolo disagio.

“Abbiamo avuto qualche problema con le tubature del bagno” spiega la signora Lorenza, che nella piastra antisismica vive al piano terra, il piano più disagevole di tutti perché ha le finestre che danno sul terrazzo comune a tutto il condominio.

“A me non dà fastidio che la gente mi passi davanti la finestra – dice – non sono una persona diffidente. L’unica cosa che mi manca è poter lasciare le finestre aperte e andarmi a fare una passeggiata, solo questo”. 

E come si trovano con la tecnologia applicata in queste nuove case, come per esempio il piano cottura elettrico? “Per carità! – esclama Daniela, anche lei abitante del progetto C.a.s.e. da dicembre 2009 – Si può cucinare usando una sola piastra elettrica alla volta perché altrimenti perdono di potenza e non si cuoce nulla. Non si può friggere, a carnevale abbiamo dovuto rinunciare ai tradizionali fritti. A parte queste piccole seccature, non ci lamentiamo. La casa è calda e poi siamo stati fortunati a rimanere vicini a Paganica, il nostro paese”.

Un altro problema è quello relativo alla raccolta differenziata, i cui secchi sono sempre stracolmi. “Vengono due volte a settimana a raccoglierli – afferma la signora Marta mentre getta una busta piena di plastica differenziata nell’apposito contenitore – ma dovrebbero venire più spesso. Soprattutto il secchio dell’umido è quasi sempre strapieno”.