L’AQUILA – A giudizio della Corte dei conti dell’Unione Europea, “il progetto C.a.s.e, che forniva una sistemazione alloggiativa duratura e sostenibile, non ha rispettato gli obiettivi del Fondo di solidarietà dell’Unione Europea”.

Lo si legge nel rapporto di 50 pagine diffuso oggi dall’organo di magistratura contabile comunitario, che ha spulciato modi, tempi e risultati della realizzazione dei 19 nuclei di 4.450 appartamenti per 13 mila persone, contestando alcuni aspetti.

La sintesi iniziale del rapporto spiega immediatamente la bocciatura.

“La strategia prescelta dalle autorità italiane per costruire gli appartamenti del progetto C.a.s.e. era facile da comprendere – si legge – ma il progetto non è riuscito a fornire alloggio a tutta la popolazione sfollata prima dell’inverno”.

Inoltre, “gli appartamenti C.a.s.e. si sono rivelati immotivatamente costosi e hanno alloggiato troppe poche persone; vi erano carenze nella pianificazione del progetto e nell’assicurare l’economicità dell’attuazione dello stesso”.

L’audit si è sviluppato nel periodo novembre 2011-febbraio 2012, e ha riguardato un campione di cinque procedure d’appalto e 12 contratti per la costruzione di edifici e la fornitura di arredi, calcestruzzo, pilastri e isolatori sismici.

Su questi ultimi c’è anche un’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila.

LA BOCCIATURA: TROPPO COSTOSI E PER POCHE PERSONE

I QUESITI

L’audit della Corte dei conti europea doveva rispondere a tre quesiti specifici: 1) Gli interventi previsti nell’accordo di attuazione rispettavano il regolamento istitutivo del Fondo di solidarietà dell’Unione Europea? 2) Il progetto C.a.s.e. è stato ben pianificato e progettato? 3) Il progetto C.a.s.e. è stato eseguito tenendo in debita considerazione i criteri di economicità?

“IL FONDO COPRE EMERGENZA, NON RICOSTRUZIONE”

“L’importo che finanzia gli interventi di emergenza” scrivono i giudici “non deve, di norma, coprire il costo della ricostruzione integrale” e mentre vengono accettati gli altri interventi fatti alla popolazione, l’assistenza nella prima emergenza e i Map, “lo stesso non può dirsi del progetto C.a.s.e.”.

“SONO MEGLIO DELLE CASE CHE C’ERANO”

“Invece di fornire alloggi temporanei, come previsto dal regolamento Fsue, il progetto ha comportato la costruzione di nuove strutture permanenti adatte a ospitare la gente durante gli anni necessari per la ricostruzione, il che ha creato un impatto duraturo sul paesaggio e sul patrimonio abitativo del comune de L’Aquila”, evidenzia il rapporto.

Anche perché, “con la loro elevata efficienza energetica ed il loro isolamento sismico, molto meglio equipaggiati delle case provvisorie tradizionali e di molti degli edifici preesistenti”.

“QUEGLI ALLOGGI GENERERANNO DELLE ENTRATE”

“Dopo aver completato tutti gli appartamenti del progetto C.a.s.e., il dipartimento della protezione civile li ha consegnati al comune dell’Aquila, che attualmente li gestisce. Il Comune progetta di vendere in futuro alcuni degli appartamenti costruiti col progetto C.a.s.e. sul libero mercato” e qui si cita la decisione del Comune del 29.12.2011, verbale n. 172.

“Altri verranno usati per ovviare ai bisogni di alloggi sociali e per affittarli agli studenti universitari e ad altri. Pertanto, ci si attende che gli appartamenti generino delle entrate. Diversamente da quanto avviene con i regolamenti dei Fondi strutturali, però, il regolamento Fsue non disciplina tali eventualità”.

“TROPPO IN FRETTA MA TROPPO TARDI”

“Le effettive necessità abitative sono state finalmente identificate sulla base di un censimento svolto all’inizio di agosto 2009, cioè quattro mesi dopo il sisma e più di due mesi dopo che i contratti per la costruzione degli alloggi C.a.s.e. erano stati aggiudicati”.

Tanto che questo “ha portato alla successiva costruzione di 19 edifici per appartamenti aggiuntivi” e alla fine “le richieste per un appartamento del progetto C.a.s.e. non hanno potuto essere soddisfatte per 4.294 famiglie, ossia circa 8.800 persone”.

Inoltre, “l’obiettivo di alloggiare la popolazione in appartamento prima dell’inverno non è stato completamente raggiunto – prosegue la Eca – solo 6.300 circa delle 15.000 persone previste nell’accordo di attuazione hanno potuto ricevere un alloggio prima della fine del mese di novembre”.

Altre critiche arrivano sulla gestione dei contratti e l’affidamento “espresso”, visti i tempi, degli appalti pubblici, nonché sull’uso della trattativa privata in molti lavori aggiuntivi.