L’AQUILA – “Una società locale, la Toto, aveva proposto alle amministrazioni pubbliche di intervenire lei sui siti, da lì si è instaurato un tavolo, cui partecipavano la Toto, il commissario e l’Avvocatura dello Stato, che si è protratto per due anni e mezzo, ma non si è concluso nulla. Alla fine, ho dovuto tagliare il nodo gordiano e ho scritto una lettera dove pretendevo di sapere che intenzioni avessero costoro, perché ogni volta che si faceva un passo in avanti, se ne facevano due indietro. Adesso la situazione si è congelata e la società Toto torna in gioco, perché ha fatto avance anche su questa seconda fase di interventi: potrebbe essere la società che vince la gara”.

Le parole del commissario Adriano Goio, nel maggio scorso davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, potrebbero contenere la risposta alla guerra fratricida aperta dal Pd contro il sindaco di Bussi sul Tirino (Pescara) Salvatore Lagatta di Rifondazione comunista, a guida di una giunta dalla quale alle ultime amministrative il resto del centrosinistra è rimasto fuori dai giochi.

Carlo Toto è l’imprenditore dal quale il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, all’epoca sindaco di Pescara, fu accusato di ricevere tangenti e favori finendo sotto processo. Accuse dalle quali fu poi assolto.

In ballo c’è ora la bonifica e reindustrializzazione dell’ex polo chimico, un ricco piatto da 50 milioni di euro sul quale la Regione guidata dai democratici vorrebbe mettere le mani, facendo gestire le risorse al ministero dell’Ambiente e facendo cessare dall’incarico Goio.

In questa direzione va l’emendamento alla legge di stabilità presentato alla Camera dal deputato del Pd Antonio Castricone.

Più cauto il vice presidente Giovanni Lolli, che rivendicando la paternità di quelle risorse, sottratte ai fondi del terremoto quando lui era parlamentare, ad AbruzzoWeb si è limitato a ribadire l’urgenza di spendere i fondi presto e bene con particolare attenzione all’aspetto della reindustrializzazione.

Tra Lagatta e Castricone c’è stato un feroce botta e risposta, con il sindaco che ha accusato il parlamentare di voler estromettere la comunità locale dalle scelte e quest’ultimo che ha replicato paventando l’ipotesi che non ci sia alcun acquirente pronto a insediarsi al posto della Solvay.

Il sindaco ha intanto convocato a Bussi parlamentari, consiglieri e assessori regionali in un’assemblea per richiamare l’attenzione sul problema e scongiurare che salti l’accordo di programma che prevede la cessione di Solvay alla Unichimica Filippi con contestuale bonifica delle parti inquinate.

A prendere le difese di Lagatta c’è poi la senatrice del Nuovo centro destra Federica Chiavaroli, relatrice della legge, che nel passaggio a palazzo Madama ha chiesto e ottenuto di stralciare lo stesso emendamento che Castricone insieme ad altri ha riproposto a Montecitorio.

Una posizione sicuramente non dettata dalla politica, vista la multiforme posizione della Chiavaroli: alleata con il Pd a Roma, formalmente all’opposizione in Regione ma con ottimi rapporti personali con il presidente Luciano D’Alfonso.

Goio aggiunse anche dell’altro, nell’audizione di maggio: “La gara che ho intenzione di mettere in piedi, ho già una bozza di gara europea, è una sorta di gara ‘militarizzata’. La difficoltà di avere la garanzia su queste materie, è quella di evitare infiltrazioni mafiose o camorristiche all’interno delle gare stesse. Evidentemente, forse sarà un appalto a misura, perché non è possibile immaginare prima quanto materiale verrà fuori. Si indicherà, quindi, un certo prezzo per i materiali pericolosi a misura, un altro prezzo per i materiali non pericolosi e uno per gli inerti”.

L’assemblea indetta da Lagatta per ieri è intanto stata rinviata ad oggi pomeriggio. Marco Signori