PESCARA – A Bussi i veleni di una delle megadiscariche più grandi d’Europa da anni restano seppelliti in riva al fiume. A scorrere, a fiumi, sono anche le polemiche, che scandiscono le mancate bonifiche, i commissariamenti e le vicende giudiziarie.
Ultima occasione di durissimo confronto, il progetto di bonifica e reindustrializzazione del commissario straordinario Adriano Goio, delle cosiddette ‘aree a monte’, tra il nucleo industriale e il paese, e anche all’interno dell’ex-stabilimento Medavox, che verrà a costare complessivamente circa 60 milioni di euro, due terzi dei quali saranno versati dal commissario e il resto dalla Solvay, l’azienda obbligata dalla Procura di Pescara di bonificare, prima di andare via, le aree dove ha operato per anni.
Non interessata dunque l’area della discarica Tremonti, montagna di veleni da 200 mila tonnellate e 250 mila metri cubi a pochi metri dalle sponde del fiume Pescara, su chi interverrà in un imprecisato futuro.
Il Ministero dell’Ambiente ha convocato lunedì scorso a Roma una conferenza di servizi sul progetto, ma subito l’assessore regionale all’Ambiente Mario Mazzocca ha usato parole durissime sia sul’iter di questo progetto sia nel merito.
“Siamo stati chiamati a Roma ad esprimerci su uno studio di fattibilità, di fatto, inesistente – tuona Mazzocca – l’idea progettuale, come è stata definita e proposta, resta ancora a livello di quattro cartelle dattiloscritte che indicano in maniera approssimativa chi fa cosa. Una vicenda che ha dell’incredibile per cui deve essere la Regione, a questo punto, a proporsi in un ruolo di coordinamento dell’intero processo”.
Parole che suonano come un ennesimo atto di sfiducia nei confronti del commissario Goio, già “attenzionato” da una lettera del presidente Luciano D’Alfonso in cui si sollecitava, o meglio intimavano le direzioni regionali a “riordinare e lavorare tutti gli elementi per avere a disposizione un quadro completo sul disastro di Bussi” entro poche settimane, e in cui, in un passaggio al vetriolo, si annunciava che la Regione insieme al Genio Civile avrebbe minuziosamente ricostruito “la quantità e qualità degli interventi eseguiti da solerti appaltatori di natura commissariale che vogliamo sperare abbiano concorso a risolvere i problemi e non a generarli”.
Le parole dell’assessore Mazzocca non fanno che confermare questa impostazione.
“Ci troviamo ancora di fronte a una situazione di grande confusione e incertezza – ha affermato infatti l’assessore – per questo vogliamo un coordinamento più stretto e la possibilità di essere puntualmente informati sul programma di interventi, in modo da contribuire a porre basi concrete per la riqualificazione economica e produttiva dell’area in tempi brevi. Serve, indubbiamente, una diversa gestione operativa. Siamo pronti a fare ciò che in passato non si è fatto”.
Contrario all’intervento e alle sue modalità anche il Forum abruzzese dei movimenti per l’Acqua che ha provveduto subito ad inviare una diffida al Ministero, e per conoscenza anche alla Procura della Repubblica di Pescara, in quanto l’’iter non è sarebbe stato attivato “nelle forme e nelle modalità previste dalle leggi che tutelano la trasparenza e il diritto alla partecipazione dei cittadini ai procedimenti amministrativi, in particolar modo di quelli ambientali”.
Sul fronte opposto il sindaco di Bussi Salvatore LaGatta che rassicura sulla bontà ed efficacia di un intervento che prevede la rimozione e inertizzazione dei sottoservizi degli stabilimenti, e la copertura on una soletta di calcestruzzo per metterli a disposizione di futuri investitori. Sarà potenziato l’impianto per il trattamento delle acque della falda. Per i terreni esterni inquinati da decenni di produzione chimica è previsto l’allontanamento in un sito esterno dei rifiuti pericolosi, mentre quelli non pericolosi saranno messi in zona controllata o saranno avviati a discarica esterna autorizzata.
Le associazioni ambientaliste riunite nel coordinamento Bussicirigurarda lanciano però bordate.
“Non è più possibile – affermano in una durissima nota – che in un momento fondamentale per il futuro dell’intera vallata, Bussi compresa, che non ci sia un tavolo pubblico condiviso di dati,di progetti e di responsabilità trasparenti, e si continui a decidere in stanze separate e private!”
“Il passaggio che ci fa drizzare i capelli sottolineano con forza – è che le indagini conoscitive e di rilievo saranno eseguite dai tecnici della struttura commissariale e dai tecnici Solvay”.
Un’operazione così delicata, argomentano gli ambientalisti, non può essere fatta senza controlli terzi, e affidati invece a chi è parte in causa come la Solvay, e anche al commissario Goio, “un architetto – affermano – che intende fare il bis dopo quanto praticato per la discarica Tre Monti, i cui risultati analitici di qualche mese fa sono derivati da prelievi fatti direttamente dall’ufficio commissariale, senza alcun controllo su come e su dove, solo successivamente portati all’Arta e pubblicizzati come positivi dall’ingegnere che ha realizzato i lavori di parziale messa in sicurezza”.
“ Un signore, Goio – vanno giù duro gli ambientalisti – che, arrivato come commissario per la messa in sicurezza della discarica Tre Monti, è del tutto inadempiente dopo ben sei anni di commissariamento, licenziato dalla spendig review di Mario Monti, richiamato in Abruzzo dall’ex presidente di Regione Gianni Chiodi e il capo della protezione civile Franco Gabrielli, continua ad aggirarsi come un extraterrestre in Valpescara”.





