BUSSI SUL TIRINO – “Una orrenda vicenda che rischia di trasformare questo posto in un deserto dei Tartari dal quale tutti scappano”.

Le parole del sindaco di Bussi sul Tirino (Pescara), Salvatore Lagatta (Rifondazione comunista), immortalano la guerra fratricida messa in piedi dal Partito democratico, insieme al resto del centrosinistra rimasto fuori dall’amministrazione comunale dopo la frattura alle ultime elezioni amministrative, per spostare sotto la gestione della Regione Abruzzo i 50 milioni di euro destinati alla bonifica e reindustrializzazione del noto sito industriale oggetto di decenni di inquinamento e procedimenti giudiziari.

Una mossa per la quale il primo cittadino chiama in causa il governatore, Luciano D’Alfonso, ma anche il vice presidente della Giunta, Giovanni Lolli, richiamandoli alle loro responsabilità.

Nella guerra sotterranea nessun abruzzese si è esposto, tanto che, sia al Senato che alla Camera, è stato presentato da parlamentari di altre regioni l’emendamento alla legge di stabilità che prevede che i fondi vengano gestiti da palazzo Silone, sottraendoli alle competenze del commissario di governo, Adriano Goio, che cesserebbe dalle funzioni, facendo svanire ogni ipotesi di rilancio dell’insediamento.

Solo a Montecitorio, dopo il primo firmatario che è la deputata lombarda Chiara Braga, tra i sottoscrittori c’è il nome di Antonio Castricone (Pd).

Il piatto è ricco e i 50 milioni destinati alla bonifica dell’insediamento oggi della Solvay fanno gola. Soprattutto alla Regione.

L’accordo di programma, che si sarebbe dovuto sottoscrivere già a fine ottobre, prevede che la Filippi, holding chimico-farmaceutica, acquisisca il sito riassorbendo i circa 200 dipendenti. All’appuntamento decisivo si sono presentati tutti gli attori della vicenda, Solvay, Filippi, Comune di Bussi, Provincia di Pescara e commissario Goio, tranne la Regione e il ministero dell’Ambiente.

L’allungarsi dei tempi rischia ora di far saltare il banco: il nuovo acquirente, infatti, deve firmare un contratto con una multinazionale della chimica portando a Bussi la produzione delle commesse.

“La Solvay, che ha sempre dichiarato di non essere interessata al sito di Bussi e che questo non rientrava nella sua strategia industriale – spiega Lagatta ad AbruzzoWeb – ha sollecitato più volte la conclusione dell’accordo, minacciando di lasciare Bussi senza firmarlo. Questo significherebbe che il sito non sarebbe nelle condizioni di essere utilizzato dal nuovo acquirente”.

“Sembrava inspiegabile l’assenza della Regione alla conferenza dei servizi del 30 ottobre, ma ora l’emendamento di Castricone è chiarificatore: è evidente che si vogliono utilizzare queste risorse per altro, senza preoccuparsi del futuro del sito”, accusa.

“Si sta inventando di tutto, anche che dico bugie – aggiunge il sindaco, rivolto al deputato popolese, un fedelissimo di D’Alfonso – ma sto solo chiedendo di ritirare l’emendamento e di firmare l’accordo nel giro di pochi giorni”.

E anche il vice presidente Lolli, che è stato al fianco del Comune nella redazione dell’accordo e nella predisposizione delle modifiche richieste dal ministero, è stato costretto a fare un passo indietro, probabilmente per assecondare la volontà del governatore.

“Secondo l’emendamento – spiega infatti Lagatta – le somme passano alla Regione, che fa un accordo di programma solo con il ministero e sparisce la reindustrializzazione, essenziale per il futuro del sito e del paese”.

“Nessuno crede che D’Alfonso e Lolli e gli altri parlamentari abruzzesi non sappiano nulla, nonostante alcuni di questi ultimi ci abbiano chiamato per chiedere lumi”, conclude il sindaco polemicamente.