L’AQUILA – C’è stato un momento in cui l’Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente ha affermato che lo studio di caratterizzazione commissionato dal commissario Adriano Goio per “mappare” i veleni presenti nella discarica Tre Monti di Bussi sul Tirino (Pescara) fosse valido e attendibile.

Durante la riunione convocata in Regione dal direttore generale Cristina Gerardis, che continua a rappresentare l’Avvocatura dello Stato nel processo sulla mega discarica recentemente approdato in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila, i vertici dell’Arta avrebbero infatti fatto un passo indietro rispetto a quanto dichiarato in sede di Conferenza dei servizi, il 30 novembre a Roma.

A Palazzo Silone all’Aquila la Gerardis nei giorni scorsi ha messo intorno a un tavolo tutti gli attori legati a vario titolo alla vicenda dell’inquinamento, all’indomani della riunione convocata al Ministero dell’Ambiente.

Secondo quanto appreso il direttore tecnico dell’Arta Giovanni Damiani, e quello amministrativo Marco Cacciagrano, hanno affermato che lo studio commissionato da Goio è valido, nonostante dal verbale della Conferenza dei servizi è emerso come l’Agenzia si rifutasse di validarlo.

Alla riunione, insomma, alla quale ha partecipato anche l’ingegnere aquilano Mario Dari Salisburgo, ex braccio destro del commissario e inizialmente Responsabile unico del procedimento (Rup) di gara per la bonifica prima che venisse revocato comportando di fatto una lunga fase di stallo nell’espletamento dell’iter, sembra essersi ricomposta la frattura tra l’Arta e l’ufficio commissariale, il cui lavoro è stato spesso sconfessato in sedi ufficiali.

Basti pensare che la stessa dirigente del Ministero Laura D’Aprile, dall’8 agosto incaricata dal governo di dipanare la ancora complicata matassa sul Sin pure senza poteri commissariali, ha gettato ombre definendo pubblicamente “ermetica” la rendicontazione commissariale.

E che, com’è noto, tra Damiani e Goio ci sono stati contenziosi giudiziari nel corso del decennio di commissariamento. Nonostante tra l’Arta e l’ufficio commissariale ci fosse sempre stata collaborazione, con il secondo che ha affidato numerosi incarichi all’Agenzia regionale, anche pagando i servizi resi contrariamente a quanto si fa solitamente tra soggetti pubblici.

“Arta Abruzzo con note di settembre 2015 e febbraio 2016 ha evidenziato che il sistema di messa in sicurezza messo in atto dal commissario non è funzionale a garantire il confinamento della contaminazione delle acque sotterranee – è scritto nel verbale della Conferenza dei servizi – visti i superamenti per solventi clorurati ed altri parametri rilevati in campioni di acque di piezometri posti a valle della discarica”.

Le indagini di caratterizzazione dell’area, effettuate tra novembre 2013 e marzo/aprile 2014, secondo l’Arta sono state svolte con campionamenti di “terzi incaricati dal commissario stesso”, e l’Agenzia si è “limitata alla sola realizzazione delle analisi”, senza dunque “aver partecipto né assistito alle operazioni di campionamento”.

E che, quindi, i timbri dell’Arta presenti sui verbali di prelievo dei campioni rappresentano una “mera accettazione dei campioni ai fini dell’esecuzione delle analisi”.

La lunga e complessa storia del Sin di Bussi nasce del 2001, quando la Ausimont del Gruppo Montedison attiva le prime procedure di emergenza e bonifica, presentando all’amministrazione comunale un primo piano di caratterizzazione dello stabilimento. L’anno successivo subentra Solvay, e nel 2006 il Comune chiede il riconoscimento di area di crisi.

Nel 2007, la scoperta della discarica di rifiuti chimici sulle sponde del fiume Pescara in corrispondenza del polo industriale, che precede l’individuazione di altri siti inquinati nelle aree a nord del polo industriale.

Nel maggio del 2008 il Ministero dell’Ambiente istituisce e perimetra il Sin, due anni dopo vengono stanziati 50 milioni di euro per avviare i lavori di bonifica, che a distanza di sei anni sono ancora inutilizzati: da quando il commissario Goio ha bandito la gara, nel dicembre 2015, è trascorso un altro anno invano. (m.sig.)