BUSSI SUL TIRINO – Nel momento in cui sembra avviarsi a soluzione la spinosa questione della caratterizzazione delle aree inquinate del Sito di interesse nazionale (Sin) di Bussi sul Tirino (Pescara), propedeutiche alle attività di bonifica clamorosamente in ritardo, emergono nuovi preoccupanti dettagli dalla relazione idrogeologica della mega discarica dei veleni Tre Monti.
Un report che parla di un “miscuglio di inquinanti” tra cui il cloruro di vinile, il gas inodore, insolubile in acqua, tossico e cancerogeno, ritrovato nella cosiddetta Terra dei fuochi e, più di recente, sotto l’ex centrale nucleare di Latina.
Nella Conferenza dei servizi del 30 novembre scorso, Il ministero dell’Ambiente ha dato un ultimatum di 90 giorni, alla Edison, e uno che scade il 10 dicembre, agli altri soggetti privati, e ha approvato i piani di caratterizzazione delle aree di Rfi-Gruppo Ferrovie dello Stato e di Isagro Spa, attività propedeutiche alla bonifica ancora da iniziare a otto anni dalla scoperta della mega discarica.
Intanto, dallo studio commissionato dal commissario straordinario Adriano Goio, scomparso a marzo scorso 2 mesi prima che cessassero le sue funzioni, trapelano “dati e informazioni sulle caratteristiche di contaminazione degli acquiferi al di sotto del sito”.
Analisi condotte dall’Università di Bologna che, come AbruzzoWeb è in grado di anticipare, svelano che l’inquinamento è diffuso anche fuori dalla Tre Monti, certificando la presenza, tra le altre cose, del tetracloroetene, un composto nocivo per inalazione e pericoloso per l’ambiente.
Nuove acquisizioni, è scritto nello studio del giugno 2015, che “hanno permesso di integrare e irrobustire notevolmente il modello concettuale idrochimico del sito, grazie al notevole numero di nuovi sondaggi effettuati, tutti attrezzati a piezometro”.
Le analisi effettuate attraverso l’installazione di una serie di piezometri, gli apparecchi utilizzati per misurare i fluidi sotterranei, hanno permesso di appurare la presenza di Percloroetilene e Cloruro di Vinile, “i principali contaminanti primari ritrovati nel sito”.
“Osservando la distribuzione degli altri componenti principali del miscuglio di inquinanti (Tce, Dce, Cloroformio, Esacloroetano etc.) si osserva una evidente relazione con il Pce e non si osservano evidenti discrepanze, in termini di concentrazione, rispetto alla distribuzione del Pce”, si legge ancora nel report.
“Il cloruro di vinile – continua – è il principale prodotto di degradazione dei clorurati in ambiente anaerobio acquifero e rappresenta sia le evidenze di attenuazione del carico primario sia la eventuale presenza di altre fonti di contaminazione”.
Sempre secondo le analisi, inoltre, “la contaminazione da Pce è elevata e concentrata al di sotto della porzione orientale della discarica, in corrispondenza delle aree dove erano state smaltite le peci clorurate. In tale area sono localizzate le sorgenti di contaminazione (peci clorurate)”.
Sotto un certo aspetto, al contrario, la relazione appare prudente: “La contaminazione non sembra estendersi verso valle in maniera evidente – rileva – Questo può essere dovuto alla scarsa continuità laterale del complesso macroclastico superiore ma, soprattutto, al fatto che la contaminazione, sia come fase pura sia come fase disciolta, in corrispondenza del lato est della discarica è affondata verso il basso nel complesso travertinico sottostante”.
Le sorgenti di contaminazione sono, però, anche “al di fuori del limite orientale della discarica”. “Una volta arrivata al travertino la concentrazione maggiore si ha fino a circa 20 metri di profondità; al di sotto si ha un effetto di diluizione non trascurabile”, è scritto nello studio idrogeologico.
Secondo la relazione, dunque, la “accurata caratterizzazione della discarica I Tre Monti ha messo in evidenza che nella metà orientale della discarica sono state smaltite peci clorurate con solventi che sono infiltrati, anche in fase pura, fino ai travertini sottostanti”, che “i complessi macroclastico superiore e travertinico sono contaminati da plume in uscita dalla discarica e che vengono progressivamente attenuati/diluiti lungo le gole di Popoli”.
“I contaminanti ritrovati negli anni al campo pozzi di Colle Sant’Angelo sono del tutto compatibili, come dimostrato anche dall’analisi isotopica, con quello che veniva smaltito alla discarica I Tre Monti. Le concentrazioni vi sono arrivate attenuate, se pur significative ed anche in concentrazioni superiori agli allora limiti di legge, per il forte effetto diluitivo delle Gole di Popoli”.





