L’AQUILA – “Negli anni Settanta si pensava che seppellire i rifiuti facesse bene al terreno”.
È un singolare passaggio dell’arringa dell’avvocato Carlo Baccaredda Boy del foro di Milano, difensore di Domenico Angelo Alleva, responsabile tecnico della mega discarica dei veleni di Bussi (Pescara), imputato nel processo in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila sull’impianto della Montedison, che si sta svolgendo a porte chiuse.
Alla sbarra 18 imputati accusati di avvelenamento e disastro ambientale.
Nell’udienza di oggi, dedicata alle difese come quella di ieri, ancora una volta i legali non hanno rilasciato dichiarazioni.
Le difese hanno anche sottolineato che, “poiché non vi era alcuna sensibilità ambientale, ciò che è stato fatto è pienamente lecito”.
“Quelle discariche non sono abusive, anzi non sono discariche”, è stato affermato in alcune arringhe.
Baccaredda Boy ha spiegato che non è vero che i seppellimenti nella mega discarica avvenivano di notte, essendo tutto lecito: a suo dire i seppellimenti erano organizzati e alla luce del sole, non c’era, quindi, nulla da nascondere.
Un po’ in contraddizione, poi il legale ha sottolineato che dal 1972 della discarica si perde la memoria.
“La procura generale ha copiato dalla procura di Pescara e ha sbagliato tutto”, è un altro dei passaggi utilizzati dai difensori degli imputati nell’udienza di oggi per scardinare il castello accusatorio costruito dai procuratori generali Romolo Como e Domenico Castellani che, al termine delle requisitorie per le accuse di disastro ambientale e avvelenamento dell’acqua, per 18 dei 19 imputati hanno chiesto pene che variano da un massimo di 12 anni e 8 mesi a 4 anni.
Silenzio, durante le arringhe, sulla relazione dell’Istituto superiore di sanità, agli atti del processo, che fa un quadro allarmante ambientale e per la salute umana del territorio incriminato.
Tra i legali di difesa anche l’avvocato Nadia Alecci, del foro di Milano, già difensore del re dei paparazzi Fabrizio Corona.
Il processo riprenderà lunedì prossimo: la sentenza è prevista per il 3 febbraio prossimo.
A questa fase del procedimento all’Aquila si è arrivati dopo il pronunciamento dello scorso marzo della Cassazione che ha convertito in appello tutti i ricorsi presentati “per saltum” alla Suprema Corte.
In Corte d’Assise a Chieti, il 19 dicembre 2014, 19 imputati erano stati assolti dall’accusa di aver avvelenato le falde acquifere mentre il reato di disastro ambientale fu derubricato in colposo e quindi prescritto.
L’indagine della procura di Pescara sulla mega discarica dei veleni prese il via nel 2007 con la scoperta da parte del Corpo Forestale dello Stato di circa 185 mila metri cubi di sostanze tossiche e pericolose in un’area di 4 ettari nei pressi del polo chimico.
L’esito della sentenza di primo grado ha provocato alcune inchieste giornalistiche che hanno prodotto indagini da parte della procura di Campobasso nei confronti del giudice Camillo Romandini, presidente del Collegio in Assise, per presunte pressioni sui giudici popolari.
A seguito dell’indagine, il ministero della Giustizia ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del giudice, mentre la procura generale della Cassazione sta svolgendo le indagini del caso.





