BUSSI SUL TIRINO – Lo stop all’idea del presidente della Regione Luciano D’Alfonso di revocare la concessione per l’utilizzo dell’acqua per la produzione di energia elettrica alla Solvay arriva dallo stesso partito del governatore.
In una nota dai toni sibillini il circolo del Pd di Bussi sul Tirino (Pescara) mette in guardia: “Alla situazione a cui siamo purtroppo arrivati e non per colpa nostra, si deve evitare di rispondere, ancora una volta, con atti che, se non ben ponderati, rischierebbero di compromettere in maniera definitiva il rilancio del sito industriale. Ci riferiamo alla proposta di rivedere le concessioni delle acque del fiume per la produzione di energia”.
Il segretario Luigi Moscone, ex assessore comunale, ad AbruzzoWeb si dice poi “favorevolissimo all’insediamento di entrambe le aziende, se ce ne fossero altre 18 andrebbero bene anche loro”, dopo che alla Unichimica di Alberto Filippi, individuato dall’amministrazione con un avviso per manifestazione d’interesse, si è aggiunto il gruppo bresciano che fa capo a Donato Todisco, con il quale Solvay ha svelato di essere in trattativa avanzata.
Nella nota, il Pd va poi al fulcro del problema: “Solvay dovrà interrompere a Bussi la produzione di cloro e questo avverrà a breve. Sappiamo anche che il Pap, il cloro soda, Silysiamont e Isagro marciano e producono grazie all’apporto della centrale elettrica, così come sappiamo che la centrale turbogas ha bisogno anch’essa di quell’acqua. Parliamo di circa 130 persone occupate tra diretti ed indiretti”.
“In virtù della scadenza dell’accordo sottoscritto nel 2013 con la Ineos, che per la produzione del cloro ha acquisito tutti gli stabilimenti italiani di Solvay tranne quello di Bussi – spiega a questo giornale Giovanni D’Addario della Filctem Cgil – l’azienda ci ha prospettato due soluzioni: o la chiusura o la vendita”.
Il sindacalista, che ricorda come le organizzazioni dei lavoratori non siano mai state rese partecipi nelle scelte sul destino del polo chimico, spiega come ora il colosso belga è ormai fuori, o quasi, dal mercato del cloro dicendosi “fortemente preoccupato perché questo percorso iniziato da Solvay non ci ha coinvolti e siamo all’oscuro di tutto e siccome in passato siamo stati anche abbastanza pressanti nei confronti delle istituzioni chiedendo il piano industriale a Filippi anche in questo caso vogliamo che venga svelato un piano industriale”.
Non è possibile, insomma, che “stiamo discutendo con una multinazionale belga con 40mila occupati nel mondo e non sappiamo a chi lascia in mano il sito di Bussi”.
“Non possiamo perdere Filippi che ha dichiarato 300 posti di lavoro – aggiunge D’Addario – ma va anche chiarito il destino delle aree, perciò abbiamo chiesto a Solvay di rendere disponibili quelle di sua proprietà agli investitori, una parte di quelle esterne sono subito utilizzabili mentre un’altra parte è quella da bonificare”.
Dei circa 130 attualmente occupati al polo di Bussi, 70 unità sono dipendenti Solvay, 15 Isagro Spa, 13 Sylisiamont, 15 della centrale idroelettrica, i restanti tra meccanici, elettrici e facchinaggio di ditte appaltatrici.
Moscone alza poi la voce: “Non siamo fuori dal coro, noi siamo la sezione del Pd che dal congresso risulta in carica ad oggi, se D’Alfonso si consultasse prima col circolo del suo partito forse ci sarebbero meno incomprensioni”.
Se l’accordo di programma ancora non si è firmato, secondo il segretario dem, è perché “non c’era unitarietà tra gli attori” e l’accordo “non era fatto bene”, tanto che “Solvay ha mandato 15 pagine di osservazioni”.
Moscone difende poi il deputato Antonio Castricone, autore dell’emendamento alla legge di stabilità, poi ritirato, che prevedeva la cessazione del regime commissariale e che la gestione della ricca torta da 50 milioni di euro destinati alla bonifica passasse sotto la gestione del Ministero dell’Ambiente.
“Ha lavorato anche per risolvere e non per ostacolare – dice – si è sempre detto che le aree 2A e 2B non si potevano bonificare senza accordo invece si è dimostrato che non era vero, Adriano Goio (commissario scomparso il 31 marzo, ndr) poteva fare prima”.
“Il Piano di caratterizzazione tanto sbandierato dal sindaco – conclude – è solo stato approvato definitvamente nel 2015, ma il lavoro propedeutico era stato fatto già prima, non è che gli altri dormivano. L’Arta a febbraio 2015 ha validato i documenti e quindi è stato possibile approvarlo”.
Il Pd chiede di “sollecitare Solvay affinché si renda disponibile a mettere a disposizione le aree esterne, una volta bonificate, ed a trovare una soluzione per quelle interne ex Medavox, per i nuovi insediamenti industriali, privilegiare forme contrattuali di stretta appartenenza territoriale, stabilendo tempi certi per possibili reinserimenti e nuove assunzioni di personale, mettere a disposizione strumenti di rilancio economico, nelle forme previste, per l’accesso a fondi per le aree di crisi e del cratere sismico, ricordando che Bussi è inserito in questo contesto”.






