L’AQUILA – Non le serve l’abito da sera. C’è nata, con l’abito da sera.

Adesso è stracciato, qualcuno l’ha violentata una notte di quasi cinque anni fa. E allora, tutti insieme a cercare di ricomporre quella bellezza da lasciarti senza fiato.

Tanti, tantissimi aquilani (e non) si sono riversati in centro storico per festeggiare la vigilia di Natale con un lunghissimo aperitivo. Qualche sbruffoncello che spisciolinava qua e là, sì, c’era, ma il resto, anche se a tempo, era lì con il rispetto dovuto.

Sarebbe lunga da spiegare, da parlare, da precisare. L’Aquila, questa versione di palazzi e monumenti che rinascono in mezzo ad altri non ancora così fortunati, bisogna tenersela stretta.

Non soltanto a Natale, non soltanto quando il rumore della gente copre il brutto lasciato in eredità dal sisma.

Ma è difficilissimo. Svegliarsi dall’illusione che nulla sia in fondo cambiato dal 6 aprile 2009, è difficilissimo.

Cerchino di capirlo gli uomini e le donne delle istituzioni. Loro più di tutti. Nessuna fiducia senza senso, soltanto un obbligato realismo.

La città ha mantenuto bellezza e quieto vivere nelle foto d’epoca e nell’esperienza di chi se l’è spupazzata per anni. Ed è dagli occhi di queste persone che si deve ricostruire tutto, senza più sbagliare neanche mezzo metro di strada.

Sognare non costa nulla. Vivere in un incubo per gli anni a venire, invece, ha un costo. Troppo elevato.

Buon Natale, L’Aquila bella me’. (r.s.)