TERAMO – L’assessore alla Sanità della Regione Abruzzo, Lanfranco Venturoni (Pdl), è stato arrestato (ai domiciliari) ieri mattina a Teramo dalla squadra mobile di Pescara, guidata da Nicola Zupo.
Si tratta di un nuovo terremoto politico sull’amministrazione regionale, già sinistrata in passato nel 1992, quando andò in manette l’intera Giunta, e nel 2008, quando è stato arrestato il governatore Ottaviano Del Turco e con lui alcuni assessori.
Un’inchiesta su un affare tra rifiuti e politica che travolge anche i vertici abruzzesi del Popolo della libertà, visto che, oltre allo stesso Venturoni, tra gli indagati c’è il vice coordinatore regionale del partito, Fabrizio Di Stefano, senatore come Paolo Tancredi, altro indagato, e il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi.
Ha lasciato il Pdl da poco, invece, l’ex assessore regionale Daniela Stati, alle prese con una nuova indagine a suo carico dopo quella su Abruzzo Engineering.
Lo scandalo arriva proprio quando il Consiglio regionale deve misurarsi con l’ira dei cittadini aquilani, che giusto ieri in un’invasione dell’Emiciclo avevano chiesto partecipazione dal basso e basta con le “cricche” e ora invece si trovano davanti a un nuovo scandalo.
Scandalo che spiazza anche il Consiglio stesso: la seduta mattutina è saltata per mancanza del numero legale, così come quella del pomeriggio, in cui si doveva parlare di terremoto e ricostruzione.
Infuriati gli esponenti dei comitati che si sono radunati davanti a palazzo dell’Emiciclo, meno bellicosi di ieri sia perché sono di meno sia per la presenza di più forze di polizia.
I CONSIGLI SALTATI E L’IRA DEI COMITATI
L’INCHIESTA
Il provvedimento di ieri, non riguarda l’ambito in cui stava lavorando attualmente Venturoni, quello della sanità, ma è stato emesso dalla procura di Pescara a seguito di un’inchiesta sui rifiuti, scattata già dal 2008.
Con Venturoni, ai domiciliari per corruzione, peculato e abuso d’ufficio, è stato arrestato anche il noto imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio, proprietario della De.co., azienda che si occupa proprio di rifiuti.
Nell’ambito dell’inchiesta sono indagate complessivamente 12 persone, con l’accusa di corruzione e associazione a delinquere.
Le indagini sono state condotte da un pool di tre magistrati della Procura di Pescara, guidata dal procuratore capo, Nicola Trifuoggi, e i pm Gennaro Varone e Annarita Mantini. Il gip che ha concesso le misure cautelari è Guido Campli.
Secondo gli inquirenti si tratta di una delle più grosse indagini mai fatte in materia sul territorio nazionale e certamente la più importante condotta dalla Procura di Pescara in merito ai rifiuti.
In base a quanto scoperto dagli investigatori, gli indagati stavano cercando di realizzare un inceneritore in Abruzzo. Gli arresti di oggi sono parte dell’inchiesta madre dalla quale è stato stralciato il provvedimento che nello scorso agosto mise agli arresti domiciliari l’ex assessore all’Ambiente della regione, Daniela Stati.
CHIODI: ”SOLIDARIETA’ A TANCREDI, DI STEFANO E BRUCCHI”
PESCARA – “Solidarietà e fiducia nella magistratura” sono i sentimenti che il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, ha affidato ad una nota, dopo aver appreso che “anche i senatori Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, nonché il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi risulterebbero indagati”.
“Esprimo la mia solidarietà – ha dichiarato il presidente – nella convinzione che sarà dimostrata la loro estraneità ai fatti. Una convinzione che mi deriva proprio dalla profonda fiducia nell’azione della magistratura”.
BRUCCHI: ”CONGELATA ATTIVITA’ TEAM, SONO TRANQUILLO”
TERAMO – “Sono assolutamente tranquillo e fiducioso. Tranquillo perché, pur non avendo ancora ricevuto l’avviso di garanzia, so di aver avuto, nei confronti della Team Tecnology, un atteggiamento di assoluta trasparenza, avendo deciso, fin dal mio insediamento quale sindaco di Teramo, di congelare le attività della stessa Team, che di fatto non aveva mai operato, per delinearne le strategie successive”.
Sono le parole del sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi.
“Fiducioso perché – ha aggiunto – nel mettermi a completa disposizione dei magistrati, per quanto potrà essere di mia competenza o a mia conoscenza, sono convinto che l’inchiesta accerterà l’assoluta normalità della nostra azione politica e la legittimità della stessa”.
“Voglio anche, in questa fase – ha concluso Brucchi – esprimere la mia personale solidarietà all’assessore regionale Lanfranco Venturoni, nella certezza che potrà dimostrare con i fatti la sua assoluta correttezza di comportamento”.
TANCREDI: ”SPIEGHEREMO TUTTO, DUE MANI SUL FUOCO”
L’AQUILA – Il senatore Paolo Tancredi parla al telefono da Roma, dove è stato avvisato che nelle prossime ore riceverà l’avviso di garanzia per la nuova inchiesta sui rifiuti.
“Metto tutte e due le mie mani sul fuoco – afferma – sull’integrità morale dell’assessore Venturoni; entrambi abbiamo sempre fatto le cose in completa trasparenza, mi sento di poter dire che, a parte perché lo conosco e perché conosco le vicende, non c’è niente che non possa essere tranquillamente spiegato”.
“Sulla mia posizione – ha proseguito il senatore del Pdl – non posso parlare perché non conosco nulla, aspetto le carte. Sono tranquillo e sereno, ovvio sto ricevendo un avviso di garanzia e credo che avrò modo di chiarire”.
“Non ho mai avuto responsabilità amministrative – ha ricordato Tancredi – mi sono sempre occupato di rifiuti, ho una mia posizione ed è quella che, se non mettiamo mano alla questione rifiuti, in questa regione faremo la fine di Napoli e queste indagini non aiutano la soluzione, ma questo non vuol dire che le inchieste non sia giusto farle”.
DI STEFANO: ”SONO TRANQUILLO E SERENO”
L’AQUILA – “Sono stato raggiunto da un avviso di garanzia le cui motivazioni vengo a conoscere dagli organi di stampa. Se siano queste o altre poco mi importa, perché in questa e in qualunque altra vicenda sono assolutamente tranquillo e sereno, non avendo mai in alcun modo compiuto atti che violino le leggi”.
Lo ha detto il senatore Fabrizio Di Stefano, vice coordinatore del Pdl in Abruzzo, parlando del suo coinvolgimento nell’inchiesta sui rifiuti della Procura di Pescara che ha condotto all’arresto dell’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni.
“Chi mi conosce sa della mia dignità e moralità, continuerò pertanto ad andare avanti fiero e a testa alta – ha proseguito Di Stefano – Chiederò di vedere le carte nei tempi più stretti possibili e risponderò punto per punto a ogni eventuale addebito per chiarire l’intera vicenda”.
A Di Stefano ha espresso solidarietà il coordinamento cittadino di Lanciano (Chieti) del Popolo della libertà, con il vice coordinatore Fabrizio Bomba, l’assessore Marco Di Domenico, il presidente del Consiglio comunale Nicola Pasquini e il capogruppo consiliare Umberto Di Francescantonio, oltre che tutto il gruppo dirigente locale con Pasquale Di Nardo, membro del coordinamento regionale.
IL CASTELLO ACCUSATORIO: ”I SOLDI AI POLITICI”
L’AQUILA – Nelle richieste dei Pm di Pescara nell’inchiesta sui rifiuti, spuntano anche soldi ai politici.
I senatori Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (vice coordinatore abruzzese), secondo i Pm avrebbero chiesto e ottenuto dagli imprenditori Di Zio il versamento di alcune decine di migliaia di euro a favore dei candidati sindaci, poi eletti il 6 giugno 2009, di Teramo, Maurizio Brucchi, e Pescara, Luigi Albore Mascia, contributi elettorali versati una decina di giorni prima delle elezioni.
Inoltre, la Deco, proprietaria dei locali della sede regionale del Pdl a Pescara, non avrebbe fatto pagare per un certo periodo l’affitto.
A ciò si aggiunge che Fabrizio Di Stefano avrebbe chiesto e ricevuto da Rodolfo Di Zio “20 mila euro”, con due bonifici distinti “accreditati in Napoli il 29 maggio e il 3 giugno 2009, al candidato al parlamento Europeo Crescenzio Rivellini, che ne girava 5 mila con proprio assegno a Di Stefano”.
Questo assegno risulta incassato da Di Stefano “in Chieti il 4 giugno 2009, su proprio conto corrente”.
RIVELLINI PRECISA: ”NON SONO INDAGATO”
I Di Zio, secondo la Procura, avrebbero anche promesso al senatore Di Stefano “che in tal modo consolidava la propria posizione di potere e prestigio personale nell’ambito del partito, futuro aiuto economico ed elettorale, da specificarsi volta per volta (come è accaduto per i candidati Albore Mascia e Rivellini), per sé e per i candidati a lui legati”.
Stessa cosa i Di Zio hanno promesso all’assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e al senatore Paolo Tancredi, il tutto in un periodo che va dal novembre 2008 al maggio 2009.
Secondo l’accusa. il senatore Di Stefano avrebbe anche esercitato “opportune pressioni sull’assessore all’ambiente Daniela Stati, ponendo Rodolfo Di Zio in rapporto privilegiato con la Stati, affinché si dessero le condizioni normative che il senatore Di Stefano sapeva essere attese dai Di Zio, poiché era stato loro promesso l’affidamento senza gara pubblica dell’appalto per la costruzione e gestione dell’inceneritore”.
La Stati è indagata per favoreggiamento perché, sentita dai Pm come persona informata dei fatti e sulle pressioni ricevute, “eludeva le investigazioni in ordine al delitto di corruzione”.
Ma Di Stefano è finito nel mirino degli investigatori anche per la vicenda dei rifiuti nel Chietino in merito alla discarica di Lanciano.
Per i Pm sarebbe responsabile dell’allontanamento dai vertici del Consorzio Comprensoriale di Lanciano di Riccardo La Morgia, peraltro uomo di area di centrodestra.
La Morgia aveva avviato nel 2009 un’azione per ridurre le tariffe ai comuni e di conseguenza alla popolazione e per realizzare un impianto di biocompostaggio “che avrebbe reso antieconomico” quello dei Di Zio a Casoni (Chieti).
Pertanto – sostengono i Pm – “i Di Zio avevano interesse a sostituire La Morgia con persona disposta a fare i loro interessi anziché quelli della collettività”, e inoltre a modificare una legge regionale che imponeva il 40% di raccolta differenziata che avrebbe reso “impossibile la realizzazione del piano delittuoso”.
In questo caso è coinvolto anche l’assessore Venturoni, che avrebbe esercitato sulla Stati “indebite pressioni”.
Sia Venturoni che Di Stefano e Tancredi avrebbero poi chiesto al senatore marsicano e coordinatore abruzzese del Pdl, Filippo Piccone (non indagato), a sua volta interessato alla costruzione di un inceneritore, di “non intralciare il progetto delittuoso”.
VERTICE DEL PDL IN CORSO ALL’EMICICLO, SI DECIDE SUI CONSIGLI
Il gruppo regionale del Pdl è riunito all’Aquila, a palazzo dell’Emiciclo, per decidere se far svolgere la seduta ordinaria del Consiglio regionale prevista per questa mattina dopo la bufera giudiziaria che ha coinvolto la maggioranza regionale alla luce dall’arresto dell’assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, coinvolto nell’inchiesta sui rifiuti della procura di Pescara.
Molti consiglieri sono rimasti colpiti dal nuovo ciclone giudiziario, che vede coinvolto anche il vice coordinatore regionale del Pdl, il senatore Fabrizio Di Stefano.
La seduta ordinaria del Consiglio regionale, sospesa martedì per la protesta di cittadini e comitati aquilani, che hanno invaso l’aula consiliare, era in programma ieri alle 11.
Nel pomeriggio, alle 15, è invece era prevista quella straordinaria sul terremoto e la ricostruzione, nella quale torneranno a protestare i comitati cittadini, insoddisfatti della gestione del processo di ricostruzione, e sono scesi in piazza per contestare la nomina del nuovo vice commissario per la ricostruzione, Antonio Cicchetti.
IL CASTELLO ACCUSATORIO: VENTURONI FAVORI’ LA DECO
L’AQUILA – L’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, è coinvolto nell’inchiesta in qualità di presidente del Consiglio di amministrazione della Team spa, società a prevalente partecipazione pubblica per la gestione dei servizi ambientali municipali del Comune di Teramo.
Insieme ai fratelli Rodolfo Di Zio (amministratore delegato della Deco Spa) e Ferdinando Di Zio (presidente del Consiglio di amministrazione della Deco), che sono soci e proprietari della Deco spa, Venturoni avrebbe messo in atto un piano di svuotamento della Team spa per favorire la Deco spa e far ottenere a quest’ultima società, senza la gara d’appalto, l’affidamento della costruzione e gestione di un impianto di bioessiccazione dei rifiuti a Teramo.
Senza mandato del consiglio di amministrazione della Team Spa, Venturoni avrebbe deliberato l’acquisto del 60 per cento delle quote della società Tecnogyl srl, costituita il 12 luglio 2007 dai fratelli Di Zio con capitale conferito interamente dalla Deco (poi trasformata in Team tecnologie Ambientali il 19 luglio 2007).
L’obiettivo, per l’accusa, era di attribuire al privato un partenariato in società pubblica, sapendo che di lì a poco sarebbe stata autorizzata a costruire e gestire un impianto di bioessiccazione.
Come corrispettivo per l’acquisto di queste quote societarie, Venturoni si sarebbe appropriato di 30 mila euro, derivanti dal patrimonio della Team spa, e li avrebbe versati alla Deco.
L’unico obiettivo era quello di favorire la Deco nella realizzazione dell’impianto.
Sempre Venturoni si sarebbe appropriato del progetto per la costruzione dell’impianto (presentato dalla Team Spa alla Regione Abruzzo) per attribuirlo alla Deco, dietro pagamento forfettario dei costi di realizzazione del progetto (76 mila euro).
Venturoni si sarebbe occupato dell’aumento di capitale sociale della Team tencologie Ambientali, facendo in modo che la Deco conferisse il progetto dell’impianto avuto proprio da lui e che la Team Ambiente conferisse terreni situati a Terrabianca di Teramo.
La Deco si è vista attribuire l’appalto per la realizzazione e gestione dell’impianto tramite l’affidamento in house, anche se una procedura del genere non sarebbe stata possibile per legge.
Nel progetto criminoso sarebbe stata chiamata in causa dagli indagati anche una società di Milano, la Ecodeco srl, alla quale è stato proposto da Venturoni e dai fratelli Di Zio di concedere alla Deco spa il know how necessario alla realizzazione dell’impianto.
Venturoni si sarebbe fatto garante, sempre secondo l’accusa, dell’affidamento diretto dell’appalto ai Di Zio e alla Ecodeco per realizzare l’inceneritore, facendosi forte della sua “posizione” all’interno della Regione Abruzzo, essendo assessore alla Sanità.
Inoltre, stando alle ricostruzioni dell’accusa, Venturoni avrebbe fatto in modo che i Di Zio versassero 15 mila euro al progettista che aveva redatto il progetto per la realizzazione dell’inceneritore per la Team spa.
TRA GLI INDAGATI ANCHE BRUCCHI E LA STATI
Sull’inchiesta rifiuti si è appreso che tra gli indagati per corruzione figurano anche l’attuale sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi (Pdl), successore di Chiodi, e, per favoreggiamento, il consigliere regionale ed ex assessore all’Ambiente, ai Rifiuti e alla Protezione civile, Daniela Stati, che si è dimessa dopo il suo coinvolgimento in un’altra inchiesta della Procura dell’Aquila, e di recente passata al gruppo misto in polemica con il suo ex patito.
PRESIDENTE CHIODI: “SOLIDARIETA’ A VENTURONI”
Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ha espresso “solidarietà all’assessore Venturoni”, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti.
“Aspetto di conoscere motivazioni e atti dell’inchiesta – ha detto – per ora posso esprimere la più forte e piena solidarietà a Lanfranco”.
In questo momento Chiodi è nella sua casa teramana, nella quale sta tenendo una riunione con i suoi più stretti collaboratori.
Secondo quanto si è appreso, in giornata è previsto un vertice politico del Pdl che si terrà o all’Aquila, dove è in programma il Consiglio regionale, o a Pescara.
INDAGATI SENATORI TANCREDI E DI STEFANO, EX ASSESSORE DANIELA STATI E SINDACO TERAMO BRUCCHI
Gli indagati sono in tutto 12.
Tra i destinatari di avviso di garanzia ci sono i senatori del Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, che è anche vice coordinatore regionale del partito, il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi (ai tre viene contestata la corruzione) e l’ex assessore regionale Daniela Stati, che deve rispondere di favoreggiamento.
Tra le accuse ipotizzate a vario titolo dalla Procura c’è anche l’istigazione alla corruzione. Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, non è indagato.
I NOMI DEGLI ALTRI INDAGATI
Gli altri indagati sono Ettore Ferdinando Di Zio, nato a Civitella Casanova (Pescara), residente a Spoltore; Vittorio Cardarella, nato a Vasto, residente a Roma; Giovani Faggiano, nato e residente Brindisi; Sergio Saccomandi, nato e residente a Teramo; Ottavio Panzone, nato a Pescara e residente a Pianella (Pescara) e Paolo Bellamio, nato a Padova e residente a Venezia.
ARRESTI NON MODIFICANO AGENDA POLITICA: OGGI DUE SEDUTE DI CONSIGLIO REGIONALE
Il nuovo terremoto giudiziario che da poche ore ha scosso la Regione Abruzzo con l’arresto dell’assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, almeno per il momento non ha provocato cambiamenti nell’agenda politica odierna, caratterizzata da una giornata molto intensa.
L’appuntamento più importante è la seduta ordinaria del Consiglio regionale previsto alle 11 e poi quella straordinaria sul terremoto e la ricostruzione fissata per le 15.
Si tratta di riunioni che si annunciano molto calde, visto che sono la continuazione della seduta sospesa ieri sera a causa della durissima protesta di cittadini e comitati aquilani che hanno invaso palazzo dell’Emiciclo, occupando l’aula consiliare, dove si è svolta un’assemblea cittadina.
Il presidente Gianni Chiodi, che pare abbia appreso la notizia dai mass media, ha confermato la sua agenda che prevede impegni a Pescara e nel pomeriggio la partecipazione all’Aquila alla seduta straordinaria.





