L’AQUILA – “Il direttore Grimaldi gode della nostra fiducia, e non c’è nessuno scontro in atto tra burocrazia e politica, ma solo una normalissima dialettica, ciascuno nell’autonomia dei suoi ruoli”. E ancora, “basta tirare fuori numeri a caso, il risanamento del deficit della sanità sta dando i suoi frutti, e non risponde al vero la visione catastrofica secondo la quale non ci saranno adeguate risorse per il prossimo bilancio di previsione”.
A sorpresa irrompe nel dibattito, contattato da Abruzzoweb, il capogruppo di Fratelli d’Italia, l’avvocato ed ex parlamentare Massimo Verrecchia, difendendo il direttore del dipartimento Sanità Emanuela Grimaldi, da giorni sulla graticola dopo che il presidente della FRegione, Marco Marsilio, di Fdi, e l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, ne hanno deciso il destino: il primo con l’invito al suo assessore Roberto Santangelo a contattare Grimaldi per offrire il pari posto alla Cultura e al Sociale e la seconda non citando il suo capo dipartimento nella nota seguita all’articolo di Abruzzoweb. Ora Verrecchia, non uno qualunque, smentisce i due big. E rimette in gioco Grimaldi a conferma del clima di confusione sui conti e sulla gestione.
Inoltre Verrecchia entra nel merito della questione del deficit della sanità abruzzese che continua ad infiammare, anche nella pausa estiva e con buona parte degli inquilini dell’Emiciclo in vacanza, il dibattito politico, e ribatte punto per punto ai durissimi attacchi del capogruppo del Partito democratico, Silvio Paolucci, (qui il link)
Grimaldi, in precedenza direttore del Dipartimento di presidenza ad un anno dalla nomina al vertice del dipartimento Sanità è più volte entrata in conflitto con l’esecutivo regionale, nei vari difficili passaggi che da un anno a questa parte si susseguono per poter far fronte al deficit sanitario.
Per Verrecchia però trattasi di “normale dialettica interna che avviene in tutti i dipartimenti come avviene anche nelle migliori famiglie. Può accadere che da parte di un dirigente, che gode di autonomia, ma ha un potere potere non assoluto, perché lo deve esercitare tenendo anche conto degli indirizzi politici, ci siano letture che non coincidono appunto con la maggioranza e la giunta di governo, ma da questo non si può certo affermare, come stato fatto, che ci sia una guerra in corso, e che è in atto una manovra addirittura per rimuoverla, tenuto conto che ha anche in contratto che non può essere certo stracciato”.
Tornando dunque al caso Grimaldi: “non c’è nessuno scontro tra la politica e la parte dirigenziale, ho già avuto modo di dichiarare che il direttore Grimaldi gode della fiducia di questa amministrazione, tanto che è stata già direttore della Presidenza”.
Per quello che riguarda poi l’ipotesi del trasferimento di Grimaldi alla direzione del dipartimento Sociale e Cultura, per prendere il posto di Paolo Costanzi diventato direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila, Verrecchia spiega che “ci sarà ovviamente la necessità di fare un bando, per scegliere la migliore figura possibile, ma non posso certo sapere se Grimaldi intenda partecipare o meno, sicuramente se lo farà nessuno l’avrà obbligata. E proprio per rispetto della sua autonomia, non aggiungo altro nel merito”.
Taglia dunque corto Verrecchia: “viviamo una situazione paradossale dove la sinistra difende una persona che già nutre già della nostra fiducia”.
Veniamo dunque alla replica a Paolucci, ex assessore alla Sanità e Bilancio, con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, che ha lanciato l’allarme, nel suo lungo intervento senza repliche nel merito nella seduta di consiglio del 5 agosto, sul fatto che sarà molto difficile chiudere il prossimo bilancio di previsione, visto che buona parte dei soldi utilizzati negli anni precedenti dell’extragettito Irpef – con l’ultimo aumento saliti a 175 milioni di euro l’anno -, 104 milioni dovranno andare a coprire il buco della sanità, 40 milioni circa andranno girati allo Stato centrale per far fronte al deficit nazionale e mancheranno all’appello 87 milioni di euro.
“I calcoli esibiti da Paolucci si riferiscono ad un bilancio di previsione che ancora si deve fare, siamo ancora a bocce ferme. Gli consiglierei di aspettare la certificazione del Mef sui conti della sanità, per verificare la possibilità, attraverso delle variazioni, di rimpinguare alcuni capitoli che doverosamente hanno avuto da parte degli uffici essere rimodulati, per andare incontro a quelle che erano le esigenze del momento. Ma abbiamo preso l’impegno di ripristinarli, anche quelli per la cultura”.
Alla domanda insomma, “sarà un bilancio di previsione paragonabile ad un pranzo con i fichi secchi?”, Verrecchia risponde: “Questa è la narrazione dell’opposizione, che viene ripetuta da sei anni a questa parte, in modo strumentale. Gli suggerisco di non buttarsi avanti, per essere ancora una volta smentita dai fatti. Ricordo che negli anni precedenti c’era la narrazione dei 200 milioni di buco, che si è rivelata un falso allarme, smentito dai dati ufficiali del Ministero”
Altro capitolo della disfida riguarda poi i risparmi da ottenere nel triennio direttamente nel bilancio sanitario, per oltre 150 milioni, e Paolucci mette in discussione la fattibilità di questo obiettivo, in particolare quello che impone alle quattro Asl di tagliare il 2% della spesa storica, per un totale di 56,5 milioni.
“Non so in base a cosa Paolucci affermi questo: da quello che ci risulta il tendenziale per quest’anno è molto inferiore rispetto a quello che si prevedeva, di 128 milioni, che aveva confermato in base ai dati precedenti, correttamente, il direttore Grimaldi in commissione consiliare a fine luglio, e siamo scesi già a 90 milioni, segno evidente che le aziende sanitarie stanno operando per dare seguito alle indicazione che gli sono state date del taglio del 2% su alcune spese, che non devono riguardare il personale, e a parità di servizio”.
Ma soprattutto, tiene a sottolineare Verrecchia, “il debito è cresciuto, per fattore endogeni, vedi costi dei farmaci e di gestione, in tutta Italia, e perché l’amministrazione Marsilio ha fatto investimenti, ha assunto personale, ha rinnovato i contratti. Noi abbiamo deciso di non chiudere nessuno dei presidi sanitari territoriali, che ovviamente hanno un costo, ma li riteniamo servizi essenziali. Il deficit si è prodotto perché ci sono stati investimenti che prima non erano stati effettuati, c’è stato da parte della Regione un cofinanziamento per ottenere le risorse del fondo nazionale sull’edilizia sanitaria, per i nuovi ospedali: sono arrivati 400 milioni per anni fermi, e la Regione ha dovuto però contribuire con 70 milioni di euro”.
E ancora sul punto, “a differenza di quello che professa a parole la sinistra, a proposito di dignità del lavoro, noi siamo stati in grado di stabilizzare un enorme precariato all’interno delle Asl, che avevamo ereditato. In più abbiamo svolto circa 50 concorsi da primario, perché quando ci sono i facenti funzioni, la programmazione non può essere efficace come quella in presenza di un titolare, cioè il primario”.
Conclude Verrecchia: “volevate un bilancio della sanità in pareggio? Nulla di più facile, bastava ridurre il personale, bloccare le assunzioni, mandare a casa tutti i precari, chiudere un buon numero di presidi sanitari, non acquistare macchinari di ultima generazione, rinunciare a investire nell’edilizia sanitaria. Noi invece abbiamo fatto una scelta diversa, e sono convinto che con una buona razionalizzazione della spesa, i conti riusciremo a farli quadrare lo stesso”. (f.t.)






