L’AQUILA – Le commissioni suggeriscono, o meglio intimano, alla Giunta regionale “di valutare le opportune iniziative nel caso di sforamento superiore al 20% del disavanzo di oltre 30,8 milioni di euro”. E di “fornire indirizzi in ordine necessità di non superare il 70% di tale somma per il 2025 quale disavanzo”.
È questo di fatto il diktat messo nero su bianco dai componenti della maggioranza di centrodestra, nella seduta questa mattina della commissione congiunta Bilancio e Sanità, all’esito dell’audizione del direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila, Ferdinando Romano, prorogato a giugno di un anno per portare avanti il il piano di risanamento del deficit.
La commissione sta proseguendo con l’audizione degli altri tre direttori generali, della Asl provinciale di Chieti, Thomas Shael, della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, confermati ad agosto dell’anno scorso, e della Asl di Pescara, Vero Michitelli nominato sempre ad agosto 2023.
La sottolineatura “valutare le opportune iniziative”, in caso di sforamento dell’obiettivo, fatto scendere da 32 milioni a 30 milioni, può anche di fatto significare la rimozione del manager Romano, e il parere delle commissioni in base ad una norma approvata a giugno è ora “vincolante” per la Giunta.
Il documento è stato firmato da Vincenzo D’Incecco della Lega, presidente della prima commissione Bilancio, che ha voluto questa commissione con l’audizione dei dg, da Paolo Gatti di Fratelli d’Italia, presidente della quinta commissione Sanità, dalla vicepresidente del Consiglio, Marianna Scoccia di Noi moderati, da Emiliano Di Matteo, capogruppo di Forza Italia, da Massimo Verrecchia, capogruppo di Fratelli d’Italia, da Luciano Marinucci, capogruppo di Marsilio presidente.
Nel documento il piano di rientro ha avuto parere favorevole, ma quelle che contano sono le osservazioni, alcune pesanti.
Nel primo punto si legge che “si prende atto favorevolmente della dichiarazione del direttore generale della Asl dell’Aquila sull’assenza di criticità sul conseguimento degli standard sanitari”, ovvero che il piano non inciderà sulla qualità del servizio, concentrandosi nella razionalizzazione della spesa farmaceutica dell’esternalizzazioni delle forniture dei vari servizi.
Però subito dopo si osserva che in base ai dati forniti dal dipartimento Sanità, oggi retto dal vice direttore Ebron D’Aristotile, dopo che il direttore Claudio D’Amario, di fatto sfiduciato da Giunta e Consiglio si è dimesso, che nel piano di razionalizzazione della Asl dell’Aquila “si ritiene sottostimata la previsione disavanzo di 38,8 milioni di euro”.
E ancora si sollecita lo stesso dipartimento “a fornire un esplicita dichiarazione di sostenibilità del piano di razionalizzazione, come previsto del resto dalla legge, e si raccomanda un monitoraggio continuo e costante anche alla luce delle affermate aleatorietà di alcune manovre”.
Di fatto un via libera che però avanza perplessità sulla fattibilità del piano di rientro.
I quattro manager sono stati chiamati a illustrare con dovizia di particolari i loro piani di rientro, e dare garanzie della loro applicazione entro fine anno, per contenere il debito ai 128 milioni, riuscendo a risparmiare i 70 milioni circa ed evitare che il tendenziale arrivi ai 200 milioni. Se ciò sarà, come assicurato da D’Aristotile e dall’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, non saranno necessarie altre dolorosissime manovre correttive a metterci una pezza da parte del Consiglio regionale, come quella da 122 milioni adottata a giugno, perché si potranno utilizzare i fondi ancora disponibili della cassa sanitaria regionale per 37 milioni, e poi ci saranno 70 milioni di entrate proprie della sanità ed altre economie, determinando così una diminuzione del disavanzo ad appena 20 milioni di euro. Cifre a dir poco ottimistiche, per l’opposizione di centro sinistra e M5s, che parla di “baratro” e totale fallimento del centrodestra del riconfermato Marco Marsilio, di Fdi, nel capitolo principale della politica regionale, che copre l’80% del bilancio.
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