BRUXELLES – “Una situazione drammatica con la città bloccata per ore e senza la possibilità di raggiungere al telefono i nostri cari”. 

A raccontare degli attacchi terroristici sferrati dall’Isis è un altro abruzzese, Gianluca Del Boccio, 43enne originario di Trasacco (L’Aquila) che lavora nella sede della multinazionale Procter & Gamble di Bruxelles, dove vive da qualche anno insieme alla moglie Monica e al figlio di tre anni Gabriel.

La città simbolo dell’Ue, ora listata a lutto e sotto shock vive ore di tensione.

Ben 4 le esplosioni che hanno devastato la capitale belga: due del check in di America Airlines all’aereoporto internazionale di Zaventem, lo scalo principale della città distante 15 chilometri dal centro. Altre due deflagrazioni si sono invece verificate nelle stazioni metropolitane di Maalbek e Schumann, a due passi dalla sede dell’Unione europea.

Trentaquattro, secondo l’ultimo drammatico bilancio le vittime, a cui si aggiugono 230 feriti, 3 dei quali italiani.

“Siamo rimasti con le linee telefoniche isolate per ore – racconta Del Boccio ad AbruzzoWeb – e oltre ai mezzi pubblici fermi e al divieto di girare in automobile, ci è stato categoricamente vietato di uscire di casa o da lavoro”.

Al momento degli attacchi Del Boccio si trovava a lavoro, mentre sua moglie era rimasta a casa e suo figlio Gabriel era all’asilo. 

“L’ok per andare a prendere i bambini a scuola non ci è stato dato prima delle 14 – aggiunge – Personalmente, mi preoccupava soprattutto la vicinanza dell’edificio dell’asilo di mio figlio all’università, ma per fortuna qui le scuole sono davvero veloci ed efficienti e, infatti, hanno tenuto costantemente aggiornati i genitori via mail”.

È stata intanto l’unità di crisi a coordinare gli spostamenti in città. 

Con l’allerta al livello 4 e il personale impegnato a gestire il via vai di ambulanze da un quartiere all’altro e ad evacuare gli uffici vicini alle fermate metropolitane di Maalbek e Schumann, entrambi situati a pochi passi dalle sedi delle istituzioni europee .

“Molti miei amici lavorano lì – prosegue Del Boccio – hanno sentito chiaramente l’esplosione e una volta usciti da lavoro non si sono potuti nemmeno spostare a causa del blocco della viabilità. Le linee telefoniche erano poi completamente isolate, quindi avevano difficoltà a anche a comunicare”.

“La paura è stata ed è ancora tanta – aggiunge – Bruxelles è una città piccola, in cui tutto è vicino a tutto. L’aeroporto dista solo 10 minuti da casa mia, mentre passo vicino la stazione di Maalbek praticamente tutti i giorni. Quello che non riusciamo a spiegarci è come sia stato possibile organizzare una cosa del genere in un luogo che, da più di 4 mesi, era sottoposto al controllo serrato di polizia e militari”.

Nel frattempo sono stati individuati i kamikaze che si sono fatti saltare in aria ieri all’aeroporto di Bruxelles si tratta dei fratelli Khalid e Ibrahim El Bakraoui.  

L’identificazione dei due è stata resa nota dalla polizia. 

Il terzo uomo che compare nei fotogrammi dei filmati delle telecamere è attualmente ricercato.

Il covo nella zona di Schaerbeek, dove ieri è stata trovata una bomba con dei chiodi, prodotti chimici e una bandiera dello Stato Islamico, è stato scoperto grazie al tassista che ha portato i tre sospetti all’aeroporto di Zaventem.