L’AQUILA – “Non comprendo le critiche, la scelta di Lanciano per la sede Adriatica della nostra banca nasce da una logica prettamente imprenditoriale e logistica e non significa affatto che abbiamo deciso di abbandonare L’Aquila”.

Replica così Tarcisio Fornaciari, responsabile della direzione territoriale L’Aquila della Banca popolare dell’Emilia Romagna, la Bper, alle critiche e alle preoccupazioni espresse in particolare da Marco Fanfani, presidente della fondazione Carispaq, a seguito della decisione della banca emiliana di collocare la sede della nuova direzione territoriale adriatica a Lanciano (Chieti) e non all’Aquila.

La “testa” abruzzese di Bper verrà infatti ospitata in una struttura di un’altra vecchia banca abruzzese ora non più esistente, la Banca di Lanciano e Sulmona (Bls), assorbita nel 2013 proprio come l’aquilana Carispaq.

Un compromesso era stato tentato scegliendo una sede terza, a Pescara, per non fare torto alle due contendenti, con il rischio però di scontentare entrambe. La Bper ci ha così ripensato, anche perché non possiede immobili adeguati di proprietà nella città adriatica, e l’investimento d’acquisto o il canone d’affitto sarebbe stato troppo oneroso.

Ma nel capoluogo di Regione le polemiche fioccano. In particolare Fanfani ha sottolineato che la decisione “rischia di compromettere il ruolo della stessa banca quale attore per la ripresa economica e nel processo di ricostruzione post-sisma, e rischia di vanificare di fatto le ragioni alla base della partecipazione della Fondazione in Bper, laddove le istanze provenienti dal territorio vengano completamente disattese”, una vaga minaccia di disimpegno.

Contraria anche la senatrice Pezzopane che, a margine della presentazione del Premio letterario Laudomia Bonanni, che tra gli sponsor e promotori ha anche la Bper, erede della vocazione a sostegno del tessuto culturale tipica di Carispaq, parla di “un grave danno per L’Aquila, in quanto rischia di perdere un presidio importante”.

La senatrice considera però ancora aperta la partita. “Esistono ancora margini di trattativa – rivela ad AbruzzoWeb – e credo che un ruolo decisivo possa giocarlo proprio la Fondazione Carispaq. Quello che in primis va tutelato è il posto di lavoro e le possibilità di carriera di personale altamente qualificato di stanza qui all’Aquila”.

Giudizi non condivisi da Fornaciari, che non vede più margini di ripensamenti. “ L’Aquila – spiega a questa testata – mantiene un presidio importantissimo. La Direzione adriatica, come dice il nome stesso, nella generale ristrutturazione della nostra banca, è destinata a coprire territori più ampi. La scelta di Lanciano è stata dettata da motivi di carattere industriale, dall’opportunità di carattere logistico. Per le imprese e nostri clienti aquilani, non cambierà nulla, ed è quello che ci sta maggiormente a cuore”.

Contrari alla direzione unica a Lanciano anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che temono ripercussioni sul livello occupazionale, visto che già “l’incorporazione in Bper della Cassa di risparmio dell’Aquila ha portato diverse conseguenze negative sul territorio, in primis la perdita di oltre 60 posti di lavoro, di cui i tre quarti nel solo comune dell’Aquila”.

La triplice rimarca inoltre che” la mancanza di referenti sul territorio aggraverebbe ulteriormente le problematiche indebolendo il rapporto con il sistema imprenditoriale locale nella concessione del credito”.

Ma Fornaciari assicura che “non ci saranno ripercussioni sul personale, nessuno sarà licenziato, come già avvenuto in altre ristrutturazioni”, aggiungendo però che“se ci sarà la necessità di qualche esodo, sarà concordato e pilotato”.

Sulla stessa linea Nerino Di Loreto, ex direttore commerciale della Carispaq, prima della fusione con Bper, e che a breve andrà a ricoprire l’incarico di vice presidente della Direzione adriatica.

“La mia stessa nomina – spiega- è conferma della politica della continuità adottata da Bper, che posso garantire, manterrà una forte relazione con il territorio aquilano, l’importante è saper fare banca e migliorare il servizio. Lanciano e L’Aquila – prosegue Di Loreto – erano con pari dignità sedi delle due Direzioni territoriali abruzzesi. La scelta di Lanciano,nell’ottica della ineludibile riorganizzazione, è stata dettata da ragioni prettamente imprenditoriali, perché più vicina ai flussi economici, più vicina a Pescara che esprime una forte vocazione commerciale. Se sono un operatore di mercato – rimarca e conclude – scelgo la sede dove il mercato esprime la maggiore potenzialità. Non è una scelta istituzionale, non siamo una Regione, un ente pubblico”. Filippo Tronca