L’AQUILA – “Se il vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis il 31 marzo 2009, prima della riunione della Commissione grandi rischi, si fosse astenuto dal fare dichiarazioni tranquillizzanti in tv e se fosse stata accettata la richiesta dello stato di emergenza del sindaco dell’Aquila, il numero delle vittime sarebbe stato molto ridotto se non addirittura nullo”.
Ad affermarlo niente meno che Enzo Boschi, in un articolo a sua firma su Quotidiano.net. Boschi ai tempi del terremoto dell’Aquila era a capo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ed è stato uno dei processati nel procedimento penale contro i sette esperti della Commissione grandi rischi, con l’accusa di aver rassicurato la gente e sottovalutato il rischio sismico che c’era, dopo mesi di scosse. Condannato in primo grado e assolto in Appello e Cassazione. Unico condannato Tranne l’ex numero 2 di Bertolaso, De Bernardinis, in via definitiva a 2 anni di carcere.
Dichiarazioni che scatenano però la rabbia dei familiari delle vittime, ce in quel processo si erano costituiti parte civile. Per Antonietta Centofanti, membro del comitato vittime, si tratta infatti di “affermazioni vergognose. Boschi farebbe meglio a tacere”.
Preferisce non rilasciare per ora dichiarazioni Vincenzo Vittorini, chirurgo e consigliere comunale e che nel terremoto del 6 aprile 2009 ha perso la moglie e la figlia. Che invita però ad andarsi a rileggere quello che ha scritto in una lettera aperta all’indomani dell’assoluzione dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, nell’ambito del cosiddetto processo Grandi rischi bis in cui era accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni, in particolare per aver organizzato una “operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente”, come disse in un’intercettazione, convocando la riunione di esperti del 31 marzo 2009, a 5 giorni dalla scossa distruttiva del 6 aprile seguente.
In quella lettera Vittorini torna a criticare la sentenza di assoluzione di Bertolaso e ancor prima quella in appello e cassazione dei sette della Grandi Rischi.
“Come si fa a credere nella Giustizia quando nel processo di Appello della Commissione grandi rischi si sono arrampicati sugli specchi per dimostrare che quella non era la Commissione grandi rischi e quindi non era tenuta a comunicare nulla e di conseguenza gli imputati tranne uno sono stati assolti?”, scrive in un passaggio Vittorini.
Nel suo articolo Boschi spiega che “nel 2009 a L’Aquila, nel 2012 in Emilia e nel 2016 ad Amatrice i terremoti hanno provocato più di seicento vittime, migliaia di feriti, decine di migliaia di senzatetto con la vita sconvolta e danni valutabili in molti miliardi di euro. Il numero delle vittime e dei feriti poteva essere drasticamente ridotto se si fosse fatto un uso responsabile delle conoscenze della sismicità italiana messe assieme nell’ultima trentina d’anni di attività di ricerca”.
Accusa chi lo ha succeduto alla guida dell’Ingv di non aver diramato In occasione dei terremoti emiliani comunicati ufficiali dopo la prima scossa. Mentre “dopo la seconda scossa, convinsero il presidente del Consiglio dei ministri a dare l’allarme per la ‘significativa probabilità’, di un forte sisma in prossimità di Ferrara che non si è mai verificato”.
Dopo il terremoto del 24 agosto di Amatrice, ricorda poi Boschi, “il giorno dopo il terremoto la Grandi rischi si riunì e dichiarò che ‘i dati disponibili non evidenziano anomalie nella sismicità nelle settimane precedenti che possano essere collegate all’evento principale’. Non è stato specificato quali dati erano disponibili ma, osservando le sequenze sismiche del 1979, 1984, 1988, 1997-98 e 2009, c’era indubbiamente da aspettarsi che si sarebbe attivato il segmento appenninico fino ad allora rimasto tranquillo fra le due zone citate, ma nel lontano passato sede di fortissime scosse”. Che poi si sono verificate domenica 30 ottobre, mettendo in ginocchio ampi territori di Umbria Marche e anche Abruzzo.
Boschi rivendica così che solo in occasione del terremoto dell’Aquila quando lui era alla guida dell’Ingv, “i sismologi allora in carica hanno evidenziato la grande pericolosità della zona ben prima che venisse colpita: due comunicati scritti prima del sisma oltre a dati, mappe e informazioni fornite nella riunione del 31 marzo”.
Boschi ricorda poi la sua assoluzione, e ribadisce quanto detto da Massimo Cialente davanti ai magistrati nel processo di Appello.
“Dalla riunione del 31 marzo – ricorda ex capo dell’Ingv – Cialente disse che ‘uscii affatto tranquillizzato, Boschi si espresse in maniera tutt’altro che rassicurante. Dichiarai lo stato di emergenza e misi in moto la macchina comunale di Protezione civile, non ho partecipato a rassicurare la città”.
Insomma, le uniche “dichiarazioni tranquillizzanti”, come ha acclarato il processo, le fece De Bernardinis, l’unico dei condannati.
Una ricostruzione dei fatti che però provoca l’ira dei familiari delle vittime, per le quali ancora brucia l’esito dei processi sulla Grandi rischi.
“Leggendo queste parole – spiega Centofanti – sono rimasta senza parole. Boschi faceva parte della Commissione grandi rischi. Bertolaso disse nella famosa telefonata all’ex assessore regionale Daniela Stati: ‘ti mando i più bravi di tutti’, e li ha mandati per rassicurare, per fare un’operazione mediatica. Boschi le cose che avrebbe detto in Commissione a Cialente le avrebbe dovute dire anche dopo la riunione, alla cittadinanza, sette anni e mezzo fa, non oggi in un articolo”.
Le sue parole sono un grave gesto di mancanza di sensibilità nei confronti dei familiari delle vittime, vuole solo far risultare di aver avuto un atteggiamento coerente e corretto, di salvatore della patria, giocando allo scaricabarile”.
E Centofanti non condivide neanche le critiche a chi nell’Ingv lo ha sostituito.
“Dopo l’Aquila la modalità di comunicazione dell’Ingv e della Protezione civile è cambiata completamente, ora non si fanno più rassicurazioni disastrose, si fa giusto allarmismo”.
E conclude: “Come familiari delle vittime riteniamo che Boschi e quelli della Commissione, avrebbero dovuto tacere tutti, e del tutto, sia prima del terremoto dell’Aquila, sia oggi, anzi dovrebbero tacere per sempre”.






