BOMBA – “Dopo l’annuncio della bocciatura del pozzo Ombrina Mare da parte degli uffici ministeriali, la cittadinanza della Valle del Sangro attende impaziente una simile decisione da parte della commissione VIA regionale per i pozzi di idrocarburi previsti per Bomba”.

Ad affermarlo sono Maria Rita D’Orsogna di “Emergenza ambiente Abruzzo” e Massimo Colonna, del “Comitato per la gestione partecipata del territorio” in riferimento al progetto presentato dalla società statunitense Forest Oil Corporation per sfruttare un giacimento di idrocarburi nella zona di Bomba (Chieti) in prossimitità di due zone SIC (Siti di Interesse Comunitario) “ai piedi – spiegano – di una fragile diga, in un territorio geologicamente instabile e sismico, nelle strette vicinanze del centro abitato di Bomba e con forti emissioni di sostanze inquinanti, dannose per la salute umana”.

Come per Ombrina Mare, sostengono gli oppositori al progetto, molti sono stati i portatori di interesse a manifestare la propria contrarietà al progetto della Forest Oil: singoli cittadini, associazioni e comitati di cittadini, scienziati, medici, associazioni di categoria, commercianti ed operatori turistici, la Comunità Montana, e molti comuni della zona, fra cui Atessa, Bomba, Colledimezzo, Montebello Sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, Pennadomo, Perano, Pietraferrazzana, Roccascalegna, Tornareccio, Torricella Peligna.

Le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale della Forest Oil sono state inoltrate agli uffici regionali nei tempi utili e secondo quanto previsto dal trattato di Aarhus che obbliga chi prende le decisioni sul territorio a tener conto in maniera vincolante del parere dei residenti.

“Da una attenta lettura delle motivazioni del rigetto di Ombrina – affermano – siamo giunti alla conclusione che tutte le ragioni del diniego per Ombrina possano essere applicate anche al caso Bomba-Forest Oil. A nostro parere, sarebbe del tutto inutile preservare Rocca San Giovanni se poi si scavano pozzi e si costruiscono raffinerie a Bomba o qualsiasi altra località dell’entroterra abruzzese”.

D’Orsogna e Colonna si auspicano, infine, che la classe politica abruzzese si impegni “sul serio e onestamente per promuovere uno sviluppo fondato sulla tutela dell’ambiente e del territorio, sulla green economy, sulla promozione turistica e la valorizzazione delle risorse naturali e tradizionali”.

“L’Abruzzo – conclude – non ha bisogno di sfruttare le sue scarse e scadenti risorse minerarie, come vorrebbe farci credere la propaganda affaristica di Confindustria, ma di una direzione chiara per un futuro migliore, libero dalle trivelle”.