L’AQUILA – “In 26 anni la Regione Abruzzo non si è ancora dotata del Piano Regionale amianto, i censimenti oltre a essere datati sono basati su dati assolutamente non attendibili”.

Una condanna senza appello quella di un imprenditore abruzzese che opera con la sua società proprio nel settore dello smaltimento dell’amianto su tutto il territorio nazionale,  che preferisce restare anonimo e che anticipa ad Abruzzoweb i temi del dibattito che saranno al centro di un convegno di venerdi 29 giugno a Pescara, in cui il sottosegretario con delega all’Ambiente Mario Mazzocca illustrerà i contenuti dell’atteso Piano regionale amianto, approvato in “bozza” dalla Giunta Regionale nel dicembre  2014, dopo anni di disinteresse, ed ora finalmente sottoposto, ma dopo quattro anni, a Valutazione ambientale strategica (Vas), nella speranza che possa essere approvato entro la legislatura.

Intanto però la questione amianto è stata riportata alla ribalta delle cronache dal rapporto di Legambiente, secondo cui In Abruzzo continuano a rappresentare una minaccia oltre 221 mila metri quadrati contaminati dal pericoloso materiale. I dati però non sono aggiornati, e risalgono al 2015, come pure quelli relativi alle opere di bonifica. Secondo i quali in Abruzzo ci sono 614 siti industriali, 4.369 edifici pubblici, 5.544 edifici privati, contaminati da amianto, per un totale di 221 mila metri quadri censiti.

Una cosa non da poco, a 26 anni dalla legge 257 del 1992, che ha previsto la cessazione dell’impiego dell’amianto sull’intero territorio nazionale, e visto che stando agli ultimi dati diffusi dall’Inail ancora oggi nel nostro Paese muoiono 4 mila persone colpite dal cancro provocato dall’esposizione delle polveri di amianto.

”Questo ritardo nasce da un vizio di origine – spiega l’imprenditore – la Regione Abruzzo a differenza di molte altre regioni non si dotata per tempo del Piano Regionale Amianto, ovvero di una normativa organica che agevolerebbe non di poco, non solo il censimento delle aree e strutture contaminate, ma anche le modalità di intervento e la disciplina di dettaglio del settore”.

L’amianto poi potrebbe essere presente in quantità ben maggiore rispetto ai dati riportati dal rapporto di Legambiente.

“L’impressione, che nasce dalla mia esperienza diretta è che il censimento, parlando solo di metri quadri, non prende in considerazione tantissimo materiale che sfugge alle rilevazioni aeree, ad esempio le tettoie in amianto confinate con un’altra copertura applicata sopra, quelle coperte da vegetazione,  e soprattutto quello all’interno degli edifici, canne fumarie, tubazioni di scarico e aerazione, serbatoi idrici,  pavimenti in vinil-amianto (linoleum), coibentazioni di tubi, guarnizioni di caldaie,
istallati prima del 1992 e spesso molto più pericoloso delle note coperture in ‘eternit’. Ci sono poi tantissime reti idriche di acqua potabile realizzate con tubazioni in eternit che sono ancora in esercizio”.

“Servirebbe un censimento approfondito, assoldando tecnici qualificati che battano palmo palmo la regione per sapere quanto amianto c’è effettivamente, valutando lo stato di conservazione, e fissando le priorità di intervento. La norma nazionale prevede fra l’altro che prima di qualsiasi intervento di demolizione o ristrutturazione, venga effettuato obbligatoriamente  un censimento dell’amianto nell’edificio”, aggiunge l’esperto.

Una ragione in più per approvare finalmente il Piano regionale rifiuti. L’Abruzzo, e questa è una nota di merito, ha approvato dopo anni di ritardi, una normativa specifica e aggiornata nel febbraio del 2013, sulle “Procedure per la corretta gestione del rischio amianto -Linee guida”. In questa norma è previsto che tutti i proprietari di immobili in cui vi siano strutture realizzate con materiali contenenti amianto, sono obbligati a verificarne lo stato di conservazione e conseguentemente, devono disporre le misure di adeguata gestione “Purtroppo però mancano controlli efficaci che ne consentano l’applicazione ed il rispetto”, aggiunge l’imprenditore.

Resta poi il nodo del finanziamento delle rimozioni. Per una superficie da 20 metri quadrati si arriva a 1.200 euro.
Per superfici superiori ai mille metri quadri, il costo va dalle 10 alle 12 euro al metro quadrato.

L’amianto compatto poi viene smaltito e messo in sicurezza principalmente nella discarica di Ortona, la Sigma 90, unica in centro Italia, mentre l’amianto friabile a Barricalla in Piemonte, e soprattutto all’estero.

“Sul piano amianto vero e proprio –  spiega l’esperto –  la Regione resta latitante  dal 1992. Lavoro in varie regioni: Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna,  Puglia, che hanno il Piano, anche revisionato man mano, e la differenza si vede. Il Piano dovrebbe disciplinare tantissimi aspetti, e garantire anche risorse adeguate per la rimozione. Gli unici fondi che sono stati assegnati sono per piccoli quantitativi, massimo 540 chili di amianto da smaltire, con massimo di 1.800 euro, cifra di cui la regione cui copre il 75 per cento. Agli inizi maggio la Regione ha pubblicato la graduatoria degli ammessi a questa misura, ma dopo un anno e mezzo dalla presentazione della domanda. Il rischio è ora che i soldi arriveranno tra molto tempo, e qualcuno ha anticipato già di tasca sua l’intero importo”.

E ancora fa osservare l’imprenditore, “la Regione ha finanziato la rimozione dell’amianto negli edifici scolastici stabilendo una quota a carico dei Comuni, il problema però è che molti  di essi non hanno i fondi per il cofinanziamento e rinunciano”.