L’AQUILA – “Dai dati si evince chiaramente che chi abita al piano terra negli alloggi del progetto C.a.s.e. paga il riscaldamento anche ai piani superiori. La cosa più equa è pagare in base ai metri quadrati, come si faceva un tempo nei condomini”.
Spiegando le novità ad AbruzzoWeb, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, va dritto per la strada del nuovo metodo per il calcolo delle bollette del maxi insediamento da 4.500 alloggi di proprietà comunali, lo stesso metodo inserito nel comma 8 quinquies dell’emendamento al decreto Sblocca Italia, che consentirebbe “ai Comuni di ripartire i consumi rilevati per ogni edificio, anche per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria, secondo le superfici lorde coperte degli alloggi”.
Una disposizione al centro di feroci attacchi da parte dell’opposizione: in un evento ieri pomeriggio i senatori del Movimento 5 stelle Enza Blundo e Gianluca Castaldi e la senatrice Paola Pelino di Forza Italia hanno parlato di provvedimento “vergognoso”, così come il consigliere comunale di Forza Italia Guido Quintino Liris che le ha definite “misure contro gli aquilani”, in un’inedita alleanza a tre anche con l’altra senatrice abruzzese Federica Chiavaroli del Nuovo centro destra.
Sulla questione ‘bollette pazze’ è intervenuto anche il difensore civico regionale, l’avvocato Nicola Sisti, che ha stangato il Comune dell’Aquila chiedendo di rettificarle, “adeguandole ai reali consumi delle singole famiglie”.
Ma l’amministrazione va avanti, e il primo cittadino ha reso note sul suo profilo Facebook alcune tabelle con i costi medi del gas da riscaldamento suddivisi per i vari progetti Ca.s.e., e poi anche per ogni piano delle piastre antisismiche, costruite per fronteggiare l’emergenza abitativa post sisma.
I valori spiegano, secondo quanto illustrato dal sindaco, che si paga di più al piano terra rispetto al primo piano, ‘riscaldato’ da chi gli sta sotto. Anche all’interno dello stessa ‘new town’, ci sono edifici in cui si brucia di più per riscaldare, rispetto ad altri.
Proprio “per ovviare a queste disparità dobbiamo pensare a un criterio oggettivo, l’unico è dividere il consumo per i metri quadrati”, aggiunge Lelio De Santis, l’assessore comunale con delega alla Gestione del progetto C.a.s.e., voluto dopo il sisma dal governo Berlusconi per fronteggiare l’emergenza abitativa di 15 mila aquilani, costato 1 miliardo di euro e con difetti di costruzione e manutenzione che stanno venendo alla luce attraverso inchieste giudiziarie successive a fenomeni di crolli e pericoli.
A chi obietta che anche dividendo consumo per metri quadrati ci sarebbero iniquità, chi vive di meno la casa pagherà lo stesso di chi è sempre con il riscaldamento acceso, replica che “è vero che ognuno deve pagare il giusto, ma è anche vero che il ‘giusto’ oggi è problematico. Adesso serve un minimo principio di solidarietà – sostiene l’assessore – perché l’unica alternativa al nuovo metodo sarebbe riparare tutti i contabilizzatori (che registrano il consumo energetico, ndr) e sostituire quelli rotti per una spesa di 500 mila euro”.
Dopo le maxi bollette dei consumi dal 2010 al 2013, agli inquilini delle ‘new town’ arrivate quelle riferite al periodo che va dal 1° aprile 2013 al 30 giugno 2014, che in assenza di letture di consumo individuali, prendono in considerazione l’importo totale delle fatture, la superficie totale degli alloggi e il coefficiente storico, derivante da quanto già emesso nella precedente bolletta.
“Stiamo chiedendo l’acconto al 75%, che saranno oggetto di conguaglio una volta che avremo determinato gli effettivi consumi di ciascun alloggio”, conclude De Santis.






