L’AQUILA – Sono arrivati a centinaia i ricorsi in autotutela presentati da cittadini che abitano negli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. contro il provvedimento del Comune dell’Aquila per far pagare i consumi arretrati di gas, acqua e luce.
Il Comune ha infatti effettuato una stima non sulle effettive letture dei consumi, ma una previsione di acconto in base a metri quadrati e giorni di occupazione: ne è venuta fuori una procedura ingarbugliata, che inevitabilmente ha esposto l’amministrazione cittadina alla valanga dei ricorsi.
Numerosissimi aquilani in questi giorni, causa anche il forte tam-tam, stanno infatti sommergendo l’Ufficio protocollo con richieste di riesame, dove si contesta anzitutto la modalità prevista dalla delibera di Consiglio comunale che disciplina il regolamento condominiale del progetto C.a.s.e..
I ricorrenti lamentano poi la mancata comunicazione all’atto di assegnazione dell’alloggio, la mancanza di periodicità delle fatturazioni, la indeterminatezza della stima dei consumi individuali, la mancanza dei parametri per le spese comuni.
Altro punto controverso, la ripartizione per le parti comuni nelle piastre dove ci sono alloggi non assegnati, da quanto si apprende oltre un centinaio: per i ricorrenti, in tal caso, la quota parti comuni va posta a carico dell’amministrazione.
Per tutte le richieste di autotutela, la strategia difensiva di comitati e associazioni consumatori è quella dunque di pagare solo una parte del dovuto, “che comunque non deve essere considerato come atto di accettazione della cifra totale”, scrive un avvocato in un ricorso.
I disagi lamentati al numero verde del comune e allo sportello del Comune sono i più disparati, anche in considerazione di particolari situazioni di disagio sociale.
La soglia per avere diritto a una maggior dilazione delle rate di pagamento è stata fissata, da recente delibera di Giunta, in 8.500 euro di reddito Isee: una cifra ritenuta troppo bassa: “È un vergogna – afferma A.B. – io ho un mutuo e famiglia monoreddito, non ce la faccio a pagare. A mia figlia, che è disoccupata, hanno detto che comunque deve attendere la comunicazioni dei consumi per avere una maggiore dilazione delle rate”.
Centinaia di cittadini poi non hanno ricevuto le comunicazioni, che si stanno ora ritirando presso gli sportelli comunali. “Non solo tartassati – sbotta L.R. – ora mi tocca pure uscire del lavoro per ritirare la comunicazione della bolletta: non è tollerabile”.
Molti casi di disservizio sono poi davvero curiosi, come il fatto successo ad A.B. “Mi hanno mandato una doppia comunicazione a mia moglie è preso un colpo”, spiega. Oppure il caso di bollette intestate a defunti. Disguidi cui gli uffici comunali stanno cercando di porre rimedio aggiornando la banca dati dell’emergenza.
Nel frattempo il Comune ha incaricato la Asm di procedere alla lettura dei contatori, con l’obiettivo di inviare nei prossimi mesi agli assegnatari del progetto C.a.s.e. le effettive letture dei contatori.
Senza contare che si avvicina la prossima emissione di bollette, la ulteriore “stangata di Pasqua”, riferite al primo trimestre 2013.
Complicazioni per effettuare conguagli vi saranno specie per coloro che nel frattempo hanno lasciato l’alloggio su piastra; per molti di loro parrebbe non essere state fatte puntualmente le lettura dei consumi al momento dell’uscita dall’alloggio, dunque il dato del consumo effettivo non sarebbe riscontrabile.
Una patata bollente rischia di trasformare questa vicenda in una storia infinita di ricorsi e contenzioso tra amministrazione e cittadini.
Va ricordato infatti che sono circa 4.500 gli alloggi progetto Case, occupati alla loro massima espansione da circa 13 mila persone; il sindaco aveva annunciato la costituzione di una struttura di uffici ad hoc, si parlava addirittura di una nuova azienda municipalizzata, per la gestione patrimoniale delle C.a.s.e.: ma a oggi di questa nuova società non c’è traccia in Comune. (red)



