L’AQUILA – Il Difensore civico sferra un altro attacco al Comune dell’Aquila sulla questione delle contestatissime bollette del progetto C.a.s.e ., chiedendo di nuovo la “revisione dei criteri di ripartizione dei consumi”.
Dopo aver definito la metodologia di calcolo dei consumi “iniqua e contraria ai principi generali dell’ordinamento giuridico”, Nicola Sisti interviene nuovamente sul caso al centro di numerose polemiche soprattutto in questi giorni.
Il punto è che, ad oggi, per stabilire quanto ogni famiglia debba pagare di luce e gas, l’amministrazione calcola i consumi effettivi. Questo ha portato alle ‘maxi bollette’ relative al triennio 2010-2013 e all’altra stangata, arrivata da poco nelle case di molti cittadini, per il periodo che va da aprile 2013 a giugno 2014.
Un caso che sta sollevando un mare di polemiche soprattutto per il provvedimento contenuto nel decreto “Sblocca Italia” in cui si mette nero su bianco che gli abitanti delle new town non dovranno pagare le utenze secondo i consumi reali, bensì al metro quadrato. Al fianco dei cittadini sono scesi anche le senatrici Enza Blundo (Movimento 5 Stelle) Paola Pelino (Forza Italia) e Federica Chiavaroli (Nuovo centrodestra).
Ieri nel corso di un’infuocata discussione nel corso della riunione della Commissione di Garanzia e controllo, alla presenza del sindaco Massimo Cialente, gli inquilini si sono detti pronti allo “sciopero delle bollette”, ribadendo l’ipotesi del ricorso alla Corte Europea.
Anche il Difensore civico si scaglia contro l’amministrazione, colpevole di non aver risposto nel merito alla precedentemente sollecitazione di rivedere i criteri di calcolo.
“Spiace rilevare che la problematica sollevata dallo scrivente ufficio”, scrive l’autorità, “è stata sostanzialmente elusa, essendosi codesta struttura limitata a comunicare che la metodologia adottata è stata introdotta con la deliberazione della Giunta ‘Comunale n. 281 del 04.07.2014: circostanza, peraltro, già nota”.
Le perplessità e le criticità rilevate, per Sisti, riguardano proprio quella delibera in cui la Giunta ha definito la metodologia da adottare, “basata su criteri affatto empirici ed inattendibili, quale quello dei giorni di occupazione dell’immobile, che non aderiscono all’effettività specifica dei consumi dei singoli nuclei”.
“Non si comprende, peraltro, – aggiunge nella nota – il motivo per il quale non si è proceduto alla lettura dei misuratori esistenti per determinate tipologie di consumi ma si è privilegiato un sistema improprio di ripartizione forfettaria logicamente e giuridicamente inaccettabile, suscettibile di creare disparità di trattamento tra gli utenti”.
Le stesse contestazioni mosse dagli assegnatari delle new town: perché chi vive poco la casa deve pagare lo stesso di chi accende sempre i riscaldamenti?
Sisti cita anche il regolamento condominiale approvato dal Consiglio comunale il 29 dicembre 2011 che “correttamente stabiliva, tra l’altro, che ‘le spese relative ai consumi di acqua potabile, acqua sanitaria e riscaldamento, verranno ripartite in base ai consumi individuali, rilevati dagli appositi misuratori posti di norma all’interno degli appartamenti o nei pianerottoli delle scalinate’”.
A questo punto “a prescindere da sterili recriminazioni di retroguardia sulle responsabilità” il Difesore civico “sommessamente suggerisce una revisione dei criteri di ripartizione dei consumi da assumersi, magari con il concorso delle associazioni rappresentative degli assegnatari, al fine di recuperare la massima quota di condivisione, fatti salvi i casi particolari o straordinari che dovranno essere valutati singolarmente”.
Il tutto, suggerisce l’autorità regionale, anche per “evitare, nell’interesse sia dell’amministrazione che dei cittadini, una pluralità di contenziosi giudiziari che di certo faranno seguito alle richieste di pagamento dei consumi”.





