L’AQUILA – “Ci volevate le cubiste, accanto alla Bolla del Perdono, per attirare l’attenzione?”.
Non potendo contestarle nel merito, liquida con una battuta, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, le perplessità evidenziate da AbruzzoWeb sulla presenza all’Expo di Milano oltremodo anonima della Bolla del Perdono di Papa Celesitino V.
L’antichissimo documento, datato 1294, istituisce il primo Giubileo della storia, ed è il simbolo della Perdonanza aquilana, che ieri sera ha preso il via con l’arrivo del sacro fuoco del Morrone alla Basilica di San Bernardino da Siena.
La Bolla è esposta, infatti, tra le 200 opere selezionate dal critico d’arte Vittorio Sgarbi nella mostra “Il tesoro d’Italia”, nel padiglione dedicato a Eataly dell’esposizione universale milanese.
Non essendo corredata da alcuna spiegazione, peraltro come le altre opere, rischia di apparire al visitatore come un mero panno bianco, con indecifrabili scritte sbiadite, di cui è arduo cogliere il significato e l’importanza storica.
Ma per il sindaco queste sono “polemiche sciocche”, da parte di chi “forse rimpiange passate edizioni della Perdonanza, quando alla Villa comunale, in contemporanea con la messa, c’erano le cubiste, non sapendo che ora i tempi sono cambiati”.
Critiche, incalza il sindaco, incalza figlie di una “certa aquilanità”, quella del “non va bene niente”. Che probabilmente fa da contraltare alla sua, quella del “va tutto bene”.
“La Bolla – argomenta Cialente – è inserita tra i cento tesori dell’Italia (sono 200, il sindaco è poco informato, ndr) selezionati da Sgarbi: tesori capaci di raccontare la grandeur del nostro Paese, la sua presenza nella storia, che cosa sarebbe il mondo senza l’Italia”.
La visibilità della Bolla, dunque è garantita dal suo semplice essere presente in questa selezione, secondo il primo cittadino.
“Non è che a corredo gli altri quadri – prosegue Cialente – ci sia chissà quale spiegazione: la Bolla è solo uno dei pezzi che dicono che l’Italia è un Paese speciale, tesori da vedere in un quadro d’insieme”. Anche questo è stato già evidenziato da questo giornale, facendo notare, però, che il documento papale avrebbe delle sue specificità.
Agli occhi di un visitatore, soprattutto straniero, un quadro di Tiziano, del Canaletto, di Ligabue e di De Chirico, solo per citare alcune opere d’arte che compongono la mostra, hanno un impatto immediato, comunicano anche senza bisogno di spiegazioni la loro bellezza e valore, cosa che, è lecito supporre, non accade con la Bolla.
Per un tedesco o un giapponese rischia di apparire come un anonimo e misterioso documento sotto vetro a cui prestare non più di qualche secondo di incuriosita attenzione.
Il sindaco, però, è certo che così non sia e rileva che “il professor Moretti, il braccio destro di Sgarbi, mi assicura che invece la Bolla sta generando grande attenzione”.
“La presenza dell’Aquila all’Expo è poi rafforzata nella stanza degli specchi con la proiezione tra le immagini più belle e significative anche della basilica di Collemaggio”, conclude.
Per Cialente, insomma, il ritorno d’immagine e prestigio per L’Aquila e la Perdonanza è garantito. Senza bisogno delle cubiste. Ma anche senza che la parola “Perdonanza” compaia da nessuna parte a Milano. (alb.or. – f.t.)






